Il Tirreno

Livorno

Due notti davanti al Municipio la protesta di quattro disoccupati

di Andrea Scutellà
Due notti davanti al Municipio la protesta di quattro disoccupati

Si sono incatenati a un palo della luce giovedì scorso e hanno dormito per terra sotto un gazebo «Ho 38 anni e sono senza lavoro da due, ma so di non essere solo: tutti oggi hanno le mie difficoltà»

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LIVORNO. Perdi il lavoro, perdi la casa, poi sei fortunato se mantieni almeno la testa sul collo. Quattro disoccupati hanno passato tre giorni e due notti incatenati davanti al Palazzo comunale per denunciare non solo la loro condizione, ma quella di migliaia di cittadini livornesi, toscani, italiani. Appoggiati dal sindacato Asia Usb, che ha raggiunto i manifestanti giovedì scorso (la protesta si è sciolta ieri mattina intorno alle 12) e dal Comitato livornese disoccupati e precari.

«In realtà io ho iniziato a protestare da tempo (il primo marzo, ndr) - spiega Angelo De Vitis, 38enne livornese - con Alfred eravamo saliti sul tetto del Comune. Lo abbiamo detto subito: ci rivolgiamo a tutte le forze politiche e lo facciamo per tutti i poveracci come noi. Non scendiamo di qui finché la Regione non ci incontra». Detto, fatto: i due sono rimasti su quel tetto per ben 7 ore, fino a che la Regione non si è detta disponibile a riceverli. «Allora siamo scesi da lì - continua il disoccupato - e siamo partiti per Firenze. Abbiamo spiegato alla Regione la situazione di Livorno: gli sfratti, la mancanza di lavoro, la questione del reddito e la necessità di spostare la cabina di regia per l’accordo di programma da Firenze alla nostra città, perché è una cosa che riguarda il nostro territorio. Ma abbiamo capito che per molti di questi problemi la soluzione è a Roma. Allora oggi vogliamo rivolgerci a tutte le forze politiche: ascoltateci».

Così Angelo ha deciso di mettere in atto un’altra protesta - meno pericolosa, ma più logorante -: si è incatenato di fronte al Palazzo comunale e ha dormito due notti in piazza con altri quattro disoccupati. Antonio, Gregorio, Maurizio e Roberto si sono accampati insieme a lui (anche se l’ultimo, per via di un malore, ha dovuto dare forfait dopo la prima notte). «Abbiamo ricevuto la solidarietà di tutta la cittadinanza e di molte forze politiche - spiega -. Ci hanno portato la pizza, l’acqua, addirittura alcuni ragazzi volevano offrirmi dei pacchetti di sigarette, anche se io non fumo», si affretta a precisare l’uomo. «Vedi - prosegue - io ho 38 anni, sono senza lavoro dal 26 settembre del 2014, ho un mutuo da sostenere e una figlia con una patologia grave, che ha un rene policistico. Ma so di non essere solo in questa battaglia: le mie difficoltà sono le difficoltà di tutti».

Il gazebo montato dai disoccupati in piazza del Municipio, alla fine, è diventato un crocevia diurno e notturno per cittadini e forze politiche: dal consigliere dei 5 Stelle Daniele Esposito fino a quelli di Buongiorno Livorno Andrea Raspanti e Marco Bruciati. «Fin dalla mattina abbiamo portato solidarietà e sostegno - spiega Bruciati – abbiamo cercato di tranquillizzarli e invitarli a non mettere in atto uno sciopero della fame. Poi li abbiamo ascoltati: il loro obiettivo principale era sensibilizzare l’opinione pubblica. Sono tutti i disoccupati che hanno perso il lavoro a vari livelli: piccoli artigiani, ex camionisti, italiani e stranieri». Perdi il lavoro, perdi la casa e finisci per perdere anche la dignità: entri a piè pari nel calderone dell’insicurezza lavorativa e abitativa. «In molti - prosegue Bruciati - hanno un’età anagrafica che non gli permette di reinventarsi. Un giovane può: un cinquantenne non più. Per questo sarebbe necessaria una misura di sostegno al reddito più sistemica e accessibile». Sono rivendicazioni che i disoccupati portano avanti insieme al sindacato Asia Usb e in particolare a Giovanni Ceraolo, che ha accompagnato Alfred e Angelo a Firenze. «Sono persone al limite della disperazione - sottolinea Ceraolo -. Per questo alla Regione e al Comune abbiamo chiesto una misura di sostegno al reddito più inclusiva di quella che c’è oggi. Alla riunione di Firenze, ad esempio, si è parlato di lavori socialmente utili. In qualche modo però bisogna aiutare chi perde il posto e non rientra tra gli ammortizzatori sociali classici». E poi l’altra grande questione: quella dello spostamento della cabina di regia regionale dell’accordo di programma da Firenze a Livorno .

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