Gioco
Altri 650 no alle lettere a pagamento
La petizione partita dalla Venezia arriva in consiglio comunale
LIVORNO. La petizione è partita da via degli Ammazzatoi, nel cuore della Venezia, e si è allargata al resto del centro (Borgo Cappuccini, Corso Amedeo, via Ernesto Rossi) fino a raggiungere in pochi giorni più di 650 firme. Per l’esattezza 656: un mare di “no” alla decisione del Comune di mettere a pagamento, anche per i residenti, il tagliando per circolare e parcheggiare nelle Ztl e nelle Zsc. La classica “lettera” (in città oggi ce ne sono circa 25.000) che da giugno sarà riemessa con la tecnologia Rfid e costerà 60 euro per la prima auto del nucleo familiare, 100 per la seconda e 150 per la terza, con tariffe dimezzate il primo anno.
A lanciare la petizione è stato Sergio Sturla, 65 anni, residente in Venezia. «Siamo totalmente contrari al contrassegno a pagamento – spiega – io sono un livornese come tutti gli altri e non accetto questa gabella, con cifre esorbitanti che vanno dai 60 ai 150 euro. Tanto più in una città come Livorno, dove non esiste un vero centro storico». «Qualche mese fa – riprende – fui piacevolmente sorpreso quando il sindaco disse che i livornesi non devono essere il bancomat dell’Aamps, che tra l’altro è una municipaliozzata. Ecco, oggi noi gli diciamo che non vogliamo essere il bancomat dell’amministrazione comunale. Perché non si può far cassa solo su alcuni cittadini perché vivono in certe zone. Allora facciamo pagare 5 o 10 euro a tutti i livornesi che hanno un’auto o che entrano in centro...».
Queste firme vanno ad aggiungersi alle 800 che si stanno accumulando online con la petizione lanciata su change.org da un’altra livornese, Laura Puglia.
Giovedì Sturla le ha consegnate all’ex presidente del consiglio comunale, Giovanna Cepparello, con l’obiettivo di ottenere un confronto sul tema in consiglio comunale. «Ho avuto un primo faccia a faccia con il nuovo assessore – fa sapere infine il residente – mi è sembrato disponibile a parlarne, ma non a tornare indietro. Noi, se necessario, siamo pronti ad andare dal giudice di pace o a rivolgerci al Tar».
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