Gioco
Authority, toto-nomine con i maxi-bandi a metà
Il rebus dei tempi della riforma dipende da una partita che si gioca tutta altrove eppure è qui che la città mette in ballo la chance per sperare di uscire dalla crisi
LIVORNO. Sul “fornello” dell'Authority ci sono tre menù in cottura: l'uno è il bando kolossal con cui si apre a investitori privati per realizzare l'espansione a mare della Darsena Europa; l'altro è relativo alla privatizzazione della Porto di Livorno 2000, la società che ha in pugno il porto passeggeri fra crociere e traghetti; il terzo riguarda l'affidamento dei bacini (ed è davvero difficile credere che sia l'ultimo per importanza o per complessità). Senza contare che potremmo infilare nell'elenco anche l’“affaire” porto turistico fra Mediceo e Darsena Nuova, dato che martedì 22 nell'ultimissima riunione del comitato portuale in carica è stato dato semaforo verde alla delibera che ne mette la realizzazione nelle mani di Azimut Benetti (respingendo al mittente la proposta dei circoli come se sostanzialmente non fosse mai stata formalizzata in modo adeguato).
Eppure proprio quando sarebbe necessario avere nella “cucina” di Palazzo Rosciano, sede dell'istituzione portuale, il migliore degli chef, ecco che sul fronte del porto c'è un ingorgo di date, scelte e bandi.
La scadenza più ravvicinata è quella del comitato portuale: l'ultima riunione di quello attuale era in cartellone il martedì prima di Pasqua. E' scaduto il 7 marzo scorso e, in virtù della legge Bassanini anti-proroghe senza fine, il 21 aprile uscirà di scena definitivamente. L'Authority ha bussato alle organizzazioni di categoria e ai sindacati perché indichino i nomi del nuovo comitato entro il 12: stando a quanto viene riferito, finora nessuno l'ha fatto. Ma c'è un "ma": si tratta di nomine con un punto interrogativo al posto della data di scadenza, in quanto il governo ha messo nero su bianco con il decreto Madia il nuovo assetto del governo della portualità che fa sparire i rappresentanti di imprese e sindacati dai "parlamentini" delle Autorità portuali. Risultato: difficile trovare qualcuno che sia disposto semplicemente a tenere in caldo la sedia per poche settimane o più di un anno, a meno che non si pensi di limitarsi ad arrivare a una sorta di proroga ma attraverso la conferma di ciascun singolo nome.
Bisogna farlo anche abbastanza rapidamente. Se fonti romane interpellate avanzano l'ipotesi che non sia una eventualità così fuori dal mondo il fatto che il commissario alla guida dell'Authority non abbia al proprio fianco un comitato portuale, sta di fatto che Palazzo Rosciano evidentemente la pensa in modo diverso: alle organizzazioni imprenditoriali e a quelle dei lavoratori ha detto chiaro e tondo che è indispensabile avere un nuovo comitato in tempo perché entro fine aprile va approvato il bilancio consuntivo.
Ma non è soltanto il comitato portuale a essere in questione: i vertici dell'Authority sono in teoria in scadenza a metà maggio (il commissario Giuliano Gallanti) o poche settimane più tardi (il segretario generale Massimo Provinciali). Nomine di "provenienza" differente: legate la prima alla firma del ministro (eventualmente dopo l'intesa con il governatore nel caso non si tratti più di un commissario bensì d'un presidente) e l'altra all'approvazione del comitato portuale su proposta del commissario o presidente.
Dunque, fino a metà maggio resta l’attuale assetto di vertice dell’Authority livornese. Ma proprio da qui all’estate è in ballo tutto quel “menu” di cui dicevamo: basti dire che le quattro cordate in lizza per aggiudicarsi la Porto 2000 devono presentare la propria offerta entro il 29 aprile. Con una decisione destinata ad avere ripercussioni anche negli equilibri di potere fra gli operatori livornesi, e non solo per l’arrivo di grandi colossi internazionali: alla gara partecipano anche tre gruppi labronici (Ltm, portuali e Fremura) ma in un pool ciascuno differente dall’altro.
L’ESPANSIONE PIÙ GRANDE
Non è tutto: chi ha messo gli occhi sulla Darsena Europa – la più grossa espansione del porto (verso mare) dopo quella realizzata ottant’anni fa (verso terra) – ha tempo fino a fine giugno per farsi avanti.
Di più: è sostanzialmente nel freezer il bando riguardante i bacini che pure colloca l’Authority (e la città) di fronte al bivio fra due modelli di sviluppo economico differenti. E lo fa con le due principali istituzioni, Comune e Authority, che non fanno mistero di tirare in due direzioni diverse. Come se non bastasse: su tutto grava l’incognita dei tempi, visto che il bacino galleggiante ha uno squarcio nella struttura, è pesantemente danneggiato e sotto la campana di vetro della magistratura che l’ha sequestrato nell'agosto scorso per via dell'infortunio mortale sul lavoro che costò la vita a un operaio.
A ciò si aggiungano i tempi e i modi del trapasso fra la vecchia Authority e la nuova Autorità di Sistema. Già messa nel conto, visto che nel decreto di nomina si precisa che l’incarico può cessare in anticipo se il ministero nominerà un nuovo presidente. Tradotto: è una vicenda in cui Livorno ha messo in gioco buona parte del proprio futuro eppure a far girare le carte per un verso o per un altro rischiano di essere dinamiche lontanissime da qui.
IL MATCH SI GIOCA ALTROVE
Ad esempio, i tempi e i criteri di nomina dei nuovi timonieri delle nuove Autorità di Sistema. Si confermeranno gli attuali “timonieri” per una fase di traghettamento? Ci si affiderà a una squadra di dirigenti ministeriali per rompere comunque col passato e far partire le nuove nomine da zero? Si punterà sulla rottamazione come segnale politico?
Per dirne una: in un decreto sulle nomine nelle pubbliche amministrazioni era stato dato l’altolà a chi è in pensione. Ma nel passaggio di decreto in decreto una minima modifica ha fatto sì che, secondo una interpretazione che rimbalza nei corridoi dello stesso ministero della semplificazione, lo sbarramento della pensione si applichi ai soli lavoratori dipendenti. Dunque, non varrebbe per Gallanti che è avvocato e da lavoratore autonomo fa riferimento alla Cassa forense.
Quanto ai tempi, fra i banchi parlamentari c’è chi giura che il ministro ha tutta l’intenzione di chiudere il match «entro luglio». Ma il rebus potrebbe essere un po’ più comprensibile dopo il round di oggi in Conferenza Stato-Regioni. Resta da capire se, forti della sentenza della Corte Costituzionale, le Regioni torneranno alla carica a cannonate o si metteranno a trattare. Dipende se immaginano che in autunno sulla riforma costituzionale salti tutto. Anche lì è questione di tempi: le Regioni, come spiegava sul Tirreno il costituzionalista Emanuele Rossi, hanno il coltello dalla parte del manico nel breve periodo ma devono ottenere frutti alla svelta perché la riforma costituzionale toglie i porti dalle materie in cui Roma deve trovare l’intesa con le singole Regioni. E a Palazzo Chigi non sembra vero: centralizzare tutto, soldi e potere. Nelle città solo un direttore locale come il responsabile dell’ufficio tasse.
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