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La denuncia del sindacato dei penitenziari: «Poco personale alle Sughere»

di Alfredo Faetti
La denuncia del sindacato dei penitenziari: «Poco personale alle Sughere»

L’allarme del Cosp: nel carcere il lavoro va avanti sotto organico e mancano gli straordinari

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LIVORNO. Neanche due settimane fa, il carcere Le Sughere è tornato agli onori delle cronache prima attraverso le dichiarazioni di Marco Solimano, garante delle Persone private della libertà personale del Comune di Livorno, e poi con Francesco Grazzetti, consigliere regionale Pd, entrambi intenzionati a rimarcare l’emergenza dovuta al sovraffollamento. Ora anche la Cosp, il coordinamento sindacale penitenziario, vuole dire la sua, spostando però l’attenzione su tutti coloro che nel carcere livornese ci lavorano. «Su chi, in quei luoghi, produce sicurezza» dice il segretario generale del sindacato, Domenico Mastrulli.

Il suo intervento mira a portare alla luce una situazione lavorativa «in sotto organico e turni programmati oltre le sei ore giornaliere, con ingente impiego di lavoro straordinario nei recenti mesi non completamente retribuito se non in parte».

Un malcontento espresso dal sindacato degli agenti penitenziari legato anche a delle aspettative prima garantite e poi disattese. Anzi, quasi beffate. Tutto inizia con il decreto ministeriale del 2001, in cui venivano fissate i numeri per la pianta organica del personale di polizia penitenziaria relativa all’istituto di Livorno in trecento cinque unità.

Un organico che doveva essere scandito, secondo quel decreto, in ventinove ispettori, altrettanti sovrintendenti e duecento quarantasette agenti-assistenti per far fronte alla vigilanza di una popolazione detenuta di circa duecento sessanta ristretti.

Il decreto ha trovato la sua attuazione pratica in quello del 2014, che ha però completamente ridisegnato le quantità di questo organico, ridotto a duecento trenta due unità complessive, divise in tre commissari, dodici ispettori, tredici sovrintendenti e duecento quattro agenti-assistenti.

«Non si è tenuto così minimamente tenuto conto che da lì a poco un nuovo padiglione detentivo avrebbe dovuto aprire i battenti ospitando circa 100 detenuti appartenenti al circuito di alta sicurezza - continua il sindacato».

Un tasto dolente per la Cosp, su cui insiste: «Probabilmente chi ha avallato l’apertura di un nuovo Padiglione non ha valutato correttamente i limiti strutturali che evidentemente creano non solo disagi lavorativi, ma anche problemi di sicurezza per il personale e non solo, nell’ordinario e che, a maggior ragione, creeranno ulteriori “scompensi” proporzionalmente al lievitare degli utenti».

Una situazione allarmante per il personale penitenziario, quindi. Ed è proprio da qui, il messaggio lanciato a chiare lettere dalla Cosp: «chiediamo non solo di rimediare a simili disattenzioni purché non aggravarti, ma auspichiamo che i nuovi vertici dell’amministrazione che nel frattempo si sono succeduti a Roma e Firenze prendano a cuore la “situazione livornese” per ridare stimoli al personale da troppo tempo dimenticato» conclude il segretario generale del sindacato Mastrulli, sperando in una risposta.

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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