Il Tirreno

Livorno

Telefonate hot dall’Autorità Portuale di Livorno, il centralinista dovrà risarcire

di Federico Lazzotti
Telefonate hot dall’Autorità Portuale di Livorno, il centralinista dovrà risarcire

Il dipendente condannato dalla Corte dei Conti a pagare oltre 60mila euro. Nell’estate del 1999 fece spendere all’Ente 65 milioni di lire di bollette

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LIVORNO. Per il centralinista dell’Autorità Portuale l’estate del 1999 fu caldissima, talmente bollente da effettuare chiamate hard mentre si trovava sul posto di lavoro per milioni di vecchie lire, poco meno di 65 tra giugno e settembre, hanno poi accertato i conteggi effettuati da Telecom.

Ora distanza di diciassette anni dalle folli spese a carico dell’Authority, la Corte dei Conti ha condannato Giuseppe Rimpatriato, 52 anni, a risarcire l’ente pubblico «per il danno diretto e il danno d’immagine» per un cifra complessiva di 63.443,17 euro.

A far scattare le indagini e poi la denuncia penale - siamo nell’ottobre del 1999 - la segnalazione dell’allora segretario generale dell’Autorità Portuale attraverso una relazione inviata alla Polmare nella quale veniva spiegato come «negli ultimi mesi le spese per le bollette telefoniche fossero visibilmente aumentate». Nella stessa denuncia veniva anche precisato come l’Authority disponesse, oltre che della sede storica, anche di una sede distaccata nella quale lavorava un solo centralinista.

È dagli accertamenti effettuati attraverso i tabulati telefonici che gli investigatori hanno scoperto come l’enorme lievitazione dei costi dipendesse «da numerose telefonate a linee 166 (hot e cartomanti), prevalentemente effettuate dalla postazione del centralinista ma anche da altre postazioni del medesimo ufficio, a cui il dipendente aveva comunque accesso». È stato poi un altro particolare ad indirizzare le indagini verso l’allora trentacinquenne. Infatti dagli accertamenti è emerso che «tutte le telefonate erano state fatte sempre in giorni e orari in cui il centralinista era in servizio e mai quando, invece, era assente».

A dire il vero, la cifra che poi l’Autorità Portuale ha dovuto spendere per pagare le bollette gonfiate da chiamate a numeri hard, è stata sensibilmente più alta rispetto a quella che poi è stato possibile contestare al centralinista. Si parla di un totale - solo in quella bollente estate - di 155 milioni di lire, di cui 63 milioni spesi per chiamate partite dall’interno dell’indagato.

A seguito della denuncia della stessa Authority la Procura della Repubblica ha aperto un procedimento penale a carico del centralinista con l’accusa di peculato, perché - si legge nel capo d’imputazione - «nella sua qualità di centralinista incaricato di pubblico servizio, dipendente addetto alla sicurezza dell’Autorità Portuale si appropriava in via temporanea dei telefoni e delle relative linee di servizio, attivando le chiamate a numeri di telefono contraddistinti dal prefisso 166».

Il 17 giugno 2009 il dipendente è stato condannato in primo grado a due anni otto mesi di reclusione nonché al risarcimento dei danni patrimoniali. Due anni dopo ecco la conferma della sentenza in corte d’Appello, poi divenuto irrevocabile. Adesso l’ultima tappa di una storia cominciata nel secolo scorso, quando ancora una telefonata allungava la vita e non solo il costo della bolletta.

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