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Rsa, il piano per giugno 2017 «Ipotesi concessione ai privati»

Andrea Scutellà
Rsa, il piano per giugno 2017 «Ipotesi concessione ai privati»

L’idea per gli istituti Villa Serena e Pascoli. Passaponti e Boccaccio invece torneranno alla Asl La dirigente del Comune Senia Bacci Graziani: «Manterremo comunque un controllo pubblico»

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LIVORNO. AAA cercasi modello alternativo di gestione delle Residenze sanitarie assistite (Rsa). È uno dei capitoli di spesa più gravosi per il bilancio delle politiche sociali: si parla di una cifra tra gli 11 e i 12 milioni di euro. Ed è un costo che il Comune sta pensando di cancellare dai libri dei conti pubblici.

Passaponti e Boccaccio. Le strutture in questione sono 4 per un totale di 326 posti. «Per quanto riguarda le residenze Passaponti e Boccaccio - spiega Senia Bacci Graziani, dirigente dei servizi sociali -, il 1° gennaio 2017 torneranno alla Asl, che si occuperà di rinnovare le concessione». Il Comune sta pensando di non partecipare al nuovo bando indetto dall’azienda sanitaria. «D’altronde siamo una realtà anomala - spiega ancora Bacci Graziani - nel resto della Toscana le Rsa vengono gestite diversamente e non mi sembra che sia un tragedia». È un’eventualità per cui alla Asl non si strapperebbero certo i capelli. «Se il comune decidesse di non ripresentarsi prenderemo atto della decisione - spiega Maria Teresa De Laurentis, direttore generale dell’Asl 6 -: non è una cosa inusuale, tra l'altro è già successo. Visioneremo per bene i progetti che verranno presentati per mantenere i servizi e i livelli occupazionali».

Villa Serena e Pascoli. Il discorso è più complesso per quanto riguarda le residenze Villa Serena e Pascoli, entrambe di proprietà del Comune (con garanzia di copertura della quota sanitaria da parte della Asl). «A giugno 2017 - spiega ancora Bacci Graziani - valuteremo se proseguire ancora nella gestione diretta oppure no. Il modello a cui stiamo pensando, però, è quello della concessione ai privati, che a differenza di forme più radicali di esternalizzazione prevede una modalità di governo da parte dell’ente. Al privato toccherebbe la riscossione delle rette, al Comune un canone concessorio e resterebbe comunque la possibilità del controllo di qualità che già esercitiamo oggi. Per quanto riguarda i livelli occupazionali non cambierebbe nulla, anzi chi dovrà i gestire i servizi per fare un’offerta migliorativa potrebbe ampliarli». Così sarebbe raggiunto l’obiettivo principale: i costi delle Rsa - e le entrate garantite dalle rette degli utenti, recentemente aumentate - non transiterebbero più per il bilancio del Comune, ma per quello dei privati. Sarebbe un altro passo, poi, verso «il principio di libera scelta» invocato dalla delibera dell’aprile 2015 della Regione Toscana, da attuare attraverso dei voucher (buoni) che l’amministrazione fornisce per accedere alla struttura accreditata che l’anziano o il disabile preferisce.

Il modello alternativo. «Bisogna pensare a strutture alternative alle Rsa, che oggi fagocitano gran parte delle risorse del sistema sanitario regionale». Marco Bruciati, consigliere di Buongiorno Livorno, crede che sia necessario un cambio di paradigma. Il suo modello non viene da un paese esotico: ma da un comune toscano, come Lastra a Signa. «Non è una Rsa, ma un centro sociale residenziale diretto dal professor Gavino Maciocco dell’università di Firenze. Non lo gestiscono degli operatori sanitari, ma dei dipendenti comunali. È interamente pubblico ed è pensato per persone che per difficoltà di reddito non riescono ad accedere alle classiche Rsa. Ha un costo irrisorio: 11 euro al giorno, lontano dalla speculazione che di solito si fa sulle residenze». Oltre al lato economico, il centro diretto dal professor Maciocco ha un preciso intento terapeutico. «Naturalmente è pensato per quella larga fetta di utenti delle Rsa che ha più autonomia, ma all’interno del contesto sbagliato degenera più in fretta. Il centro è inserito all’interno di una comunità: è nella stessa struttura di un asilo e di una scuola di pittura, è in un contesto urbano, non è in collina. Spesso in Rsa entrano anziani che hanno ancora 10-15 anni di vita davanti, così potrebbero viverli con dignità».

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