Il Tirreno

Livorno

inchiesta "Ginepraio"

Il commercialista arrestato torna libero, ma non deve fare impresa

di Federico Lazzotti
Il commercialista arrestato torna libero, ma non deve fare impresa

Paolo Paoli, in manette il 15 marzo scorso, può lasciare i domiciliari. Decisivo l’interrogatorio di garanzia: «Non ho nessuna carica nelle società»

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LIVORNO. Il commercialista Paolo Paoli trascorrerà la Pasqua da uomo libero. A distanza di undici giorni dall’arresto con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati fallimentari nell’ambito della maxi inchiesta della Finanza ribattezzata “Ginepraio”, sabato 26 marzo il giudice per le indagini preliminari ha revocato per il professionista gli arresti domiciliari come richiesto dal suo legale, l’avvocato Marco Talini e nonostante il parere del pubblico ministero.

Dunque Paoli torna libero ma da ora in avanti non potrà esercitare «alcuna attività imprenditoriale». È questo l’unico limite impostogli dal giudice. Una decisione legata a doppio filo al rischio di commettere nuovi reati finanziari che aveva portato il magistrato, il 9 marzo scorso, a firmare l’ordinanza di custodia cautelare per lo stesso Paoli e per gli imprenditori Riccardo Luschi, 70 anni, e Carlo Alessandrini, 67, considerati il primo il promotore, il secondo il co-promotore del sodalizio criminale.

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I motivi della decisione. «Siamo molto soddisfatti della decisione del giudice - spiega l’avvocato Marco Talini - anche in considerazione dei documenti presentati e delle dichiarazioni che il mio cliente ha fatto in sede di interrogatorio. In quel contesto ha ripetuto che in tutte queste operazioni lui non ci ha guadagnato un euro». Il giudice, nell’ordinanza aveva giustificato la necessità degli arresti domiciliari poiché Paoli ricoprirebbe a tutt’oggi la carica di amministratore e liquidatore della Pool Computer System, che si occupa di tenere le scritture contabili della società del gruppo Luschi e Alessandrini. Paoli nell’interrogatorio ha spiegato, al contrario, come la società si trovi in liquidazione dall’agosto 2011 e che dunque non è operativa. Inoltre ha ripetuto al giudice che non riveste alcuna carica amministrativa e sindacale in altre società. Infine, per quello che riguarda le altre contestazioni, il commercialista ha tenuto a precisare che in passato ha tenuto i conti soltanto per due società: La Collina di Montenero e la Uil Casa Livorno.

L’indagine. Detto questo, secondo gli investigatori, coordinati dal pubblico ministero Daniele Rosa, i tre imprenditori a partire dal 2005 avrebbero portato al collasso diverse cooperative edili, tra cui alcune che hanno costruito nel Borgo di Magrignano, e attraverso una società che fungeva da schermo, la Gsi di cui Paoli era amministratore unico e contabile, hanno permesso ai familiari di Luschi e Alessandrini di vivere in lussuose ville a Montenero, senza sborsare un euro e danneggiando così i creditori della Gsi.

È emerso anche uno stato di insolvenza, verso principalmente banche ed Erario, per circa 26 milioni di euro, e una serie di operazioni di depauperamento del patrimonio attraverso la fitta rete di cooperative. Secondo i finanzieri le società venivano gestite in totale assenza di trasparenza verso i soci, senza depositare e predisporre, in molti casi i bilanci, con una contabilità confusa che rendeva difficile ricostruire patrimonio e volume di affari. In questo contesto sono state riscontrate anche distrazioni di denaro per circa quattro milioni di euro. A seguito della richiesta del pm inoltre, due società e tre cooperative del gruppo sono state dichiarate fallite dal tribunale di Livorno, consentendo alla curatela fallimentare di far accedere alla procedura 43 unità immobiliari, per un valore complessivo di 7 milioni di euro. Oltre ai tre imprenditori, sono indagate altre quattro persone Marilisa Volpe, 62 anni, Marco Alessandrini, 35 anni, rispettivamente moglie e figlio di Carlo Alessandrini, Alberto Luschi, 36, figlio di Riccardo, e Cinzia Nardi, 59 anni, compagna ed ex convivente di Roberto Tognotti, scomparso nell’agosto di tre anni fa.

A far scattare le indagini degli investigatori del nucleo tributario della guardia di finanza gli esposti presentati in Procura a partire dal 2015 da parte di alcuni cittadini.

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