Il Tirreno

Livorno

«Il nostro progetto in 3 mosse per rivoluzionare la sanità»

di Giorgio Carlini
«Il nostro progetto in 3 mosse per rivoluzionare la sanità»

Il responsabile di ematologia mette al centro delle strategie di cambiamento l’assistenza domiciliare e una nuova organizzazione della rete dei servizi

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LIVORNO. Mentre si infiammano i dibattiti sul futuro dell'ospedale livornese (tra ipotesi di costruzione di un nuovo presidio o ristrutturazione di viale Alfieri) e sulla riforma regionale (tra chi ne sottolinea gli aspetti positivi e chi le possibili ricadute negative), c'è anche chi decide di dedicarsi in concreto ai contenuti della sanità che verrà. Sono alcuni professionisti dell'ospedale livornese che non aspettano di vedere come andranno le cose, ma elaborano piuttosto loro stessi un progetto efficace che, se approvato, potrebbe valere non solo per l'utenza locale, ma per tutto il territorio dell'Asl NordOvest.

Il "capofila" dell'iniziativa è il dottor Enrico Capochiani, responsabile di Ematologia, branca della medicina al centro del progetto e eccellenza livornese, come testimoniato dal numero di casi trattati e dai riconoscimenti ottenuti anche a livello nazionale.

Il destino della sanità. «Come medici di questo ospedale – spiega Capochiani – da tempo abbiamo cominciato a chiederci quale può essere il destino della sanità livornese all'interno della riorganizzazione regionale, anche con un po' di preoccupazione:si va verso una dimensione non più cittadina, con una struttura inadeguata e con deficit di programmazione. C'è quindi il rischio di ritrovarci in seconda fila nella nuova dimensione sanitaria rispetto ad altre realtà ospedaliere».

Già a fine 2015 un gruppo di medici prese carta e penna, scrivendo una lettera con doppio destinatario: ai cittadini era chiesto un atto di fiducia per una sanità locale che fornisce pur sempre un buon livello qualitativo, alle forze politiche un atto di coraggio nel superare la dimensione cittadina nel dibattito sull'ospedale. Che, sottolinea Capochiani, «non è più l'ospedale di Livorno ma “a Livorno”, e dovrà collocarsi in una dimensione più ampia al di là che sia vecchio, nuovo o restaurato». Ora il reparto di Ematologia va oltre le parole, proponendo il progetto per una “mini-rivoluzione” tra l'assistenza domiciliare e una nuova organizzazione territoriale, in cui Livorno può giocare un ruolo da protagonista.

Assistenza ematologica diffusa. Il modello studiato e proposto all'Asl dai medici livornesi si basa su tre punti chiave. Il primo è una nuova distribuzione dell'assistenza sanitaria ematologica, più capillare, con un servizio capace di andare incontro al paziente già nelle altre strutture toscane. «Si tratta - spiega Capochiani - di promuovere attività ambulatoriali a Cecina e a Piombino ma anche negli altri ospedali della nuova Asl come Pontedera e Volterra, per costruire una assistenza diffusa. Se da un lato è impossibile far trovare un servizio completo sotto casa a ciascun paziente, dall'altro non è neanche plausibile che ci si debba recare a Livorno per ogni aspetto che riguarda l'ematologia. È necessario garantire un percorso assistenziale che si dipani a partire da tutte le altre strutture del territorio. Così un paziente a Piombino non troverà un reparto, ma almeno l'inizio di un servizio sì». Un'organizzazione simile consentirebbe di intercettare con anticipo i casi di malattie del sangue, valutando se gestirli in loco o tramite una degenza presso l'ospedale livornese. In ogni caso il vantaggio sarebbe un risparmio di tempo prezioso: per alcune forme di leucemia, ad esempio, le possibilità di guarigione si giocano tra le 24 e le 36 ore successive al momento in cui si ha il sospetto della malattia.

Lo sviluppo dell'assistenza domiciliare. Il secondo punto chiave del progetto di Ematologia è lo sviluppo dell'assistenza domiciliare. «L'idea è quella dell'ospedale che si trasferisce a casa», precisa Capochiani: «Ci sono moltissimi pazienti che potrebbero evitare di recarsi in reparto se garantissimo loro un tipo di attività a domicilio di livello appena un po' più alto di quella di tipo infermieristico».

Una soluzione simile potrebbe riguardare la metà dei pazienti che a vario titolo hanno bisogno dell'assistenza dell'unità di Ematologia, almeno per determinati periodi della loro malattia. «Oggi – fa notare il medico – gran parte dei malati ematologici va a guarigione o vede la malattia cronicizzata. In moltissimi casi non c'è, per fortuna, il problema di una terminalità del paziente, per cui gli accessi in ospedale potrebbero essere ridotti e sostituiti con l'assistenza domiciliare».

Il costo del servizio potrebbe essere un problema? "In realtà – fa presente Capochiani – una volta a regime il sistema si autofinanzia: gli investimenti iniziali sarebbero recuperati con risparmi successivi, grazie alla riduzione dei giorni di degenza e degli accessi in day hospital. È una questione di ottimizzazione delle risorse».

Livorno protagonista dell'area vasta. Il terzo aspetto del progetto è piuttosto un'opportunità: dare a Livorno un ruolo centrale nella nuova organizzazione che, come detto, sarebbe un modello valido per tutta l'Asl. Un ruolo da protagonista che l'unità di viale Alfieri si merita, per la storia e i dati significativi di Ematologia. Per comprendere i numeri di questa realtà, basti pensare che in media, solo nella provincia di Livorno, ogni anno si fanno 500 diagnosi di malattie oncoematologiche. Centinaia di nuovi casi che vanno ad aumentare un bacino di pazienti sempre crescente: chi non guarisce completamente spesso vede comunque la malattia cronicizzata, con un'aspettativa di vita molto più lunga rispetto al passato. Ciò si traduce di fatto in un “accumulo” dell'utenza di Ematologia ed implica uno sforzo organizzativo enorme. «E con questo progetto – conclude Capochiani – Livorno può giocare un ruolo fondamentale in questa partita, in rapporto di complementarietà con Pisa e le sue eccellenze nei trapianti».

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