Gioco
A passeggio nell’orto del Sert «Qui coltiviamo la dignità»
LIVORNO. Le duecento piante di pomodori seminate nell’orto di viale Marconi 59, tra poco, cominceranno a crescere. Così come le fave e i ceci già piantati. È un campo particolare: fa parte del Centro...
LIVORNO. Le duecento piante di pomodori seminate nell’orto di viale Marconi 59, tra poco, cominceranno a crescere. Così come le fave e i ceci già piantati.
È un campo particolare: fa parte del Centro intermedio polifunzionale (Cip) di Livorno – un servizio del Sert gestito dalla cooperativa sociale Arnera – a cui accedono persone con problemi di dipendenza da droghe o alcool, a Isee zero. Il principio è semplice: chi lavora un appezzamento di terreno, prende in mano la zappa, partecipa alla semina, a fine settimana porta a casa la sua parte di raccolto. O, in alternativa, un buono per riempire il carrello al supermercato.
«Questo è un servizio di prima accoglienza, un centro diurno – sottolinea Leonardo Apolloni responsabile del Cip – dove c’è la possibilità di fare una doccia, di guardare la televisione, di passare un po’ di tempo lontano dalla strada. Molti di quanti vengono qui, la sera dormono in stazione. Chi vuole può accedere all’orto e mangiare a fine settimana qualcosa che ha fatto crescere con le sue mani. Si barra così un’opzione che non c’è nei soliti casellari della regione, che si chiama “riacquisizione della dignità”. Tra l’altro parte del raccolto viene anche donato ad associazioni che si occupano di alta marginalità. Siamo lontani dallo stereotipo del tossicodipendente che ruba la borsa alla vecchietta e le rompe il femore».
L’adesione al progetto agricolo è su base del tutto volontaria e non comporta alcun obbligo. A differenza della comunità tradizionale, dove per entrare l’alcolista deve aver smesso di bere e il tossicodipendente di drogarsi, al Cip possono accedere anche persone che fanno ancora uso delle sostanze. E possono uscire dal servizio quando vogliono. «Ovviamente quando vengono qui riducono il consumo, – spiega ancora Apolloni – perché non si può zappare la terra da ubriachi o drogati. Siamo nell’ottica dell’uso controllato della sostanza che ormai viene invocato da più parti».
Il servizio offerto al Cip è un servizio di confine. «Seguiamo quelle persone che si barcamenano tra luce e non luce, – dice ancora Apolloni – tra casa e non casa, a cui basta un passo falso per ritrovarsi alla stazione. Quelli che sono messi meglio, qui, sono assegnatari di un alloggio popolare ma sono morosi con il canone o non riescono a pagare le bollette».
È un servizio che, insomma, cerca di rimuovere le cause sociali delle dipendenze, a partire dalla vita di strada. È lontano anni luce da un’ottica puramente assistenziale. «Noi alle persone a cui diamo un’opportunità chiediamo qualcosa in cambio: il lavoro. Lo scorso anno abbiamo distribuito 3mila euro in “card” della spesa, di cui circa 2mila raccolti dall’orto». (and.s.)
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