Lutto
Un clic e ti compri operai e camerieri, ma ora il governo frena
Usati senza limiti e senza controlli, verso la tracciabilità dei vouchers lavoro
Basta un clic. Non ci sono controlli, né limiti. Così ti compri la prestazione che ti serve: un cameriere, un lavapiatti, un operaio, un muratore, un pony express, un addetto alle pulizie. Basta andare al tabaccaio, o in un ufficio postale: 10 euro, comprensivi di assicurazione e versamento previdenziale. Esentasse. Al lavoratore ne restano 7,50. Si chiama buono lavoro, in mano il datore ha un voucher ed un'infinita possibilità di giostrarsi la prestazione d'opera. Le imprese esultano, nel nome della flessibilità. I sindacati denunciano e parlano di nuova frontiera del precariato. I lavoratori restano l'anello debole della catena. Sempre più giovani, sempre più donne, sempre meno disposti a denunciare violazioni e storture sotto ricatto occupazionale. Ora anche il ministro Poletti invoca regole e parla di “tracciabilità” dei voucher.
NATI PER LE VENDEMMIE
Introdotti nel 2003 dalla legge Biagi per contenere il lavoro nero (vendemmie, lavori domestici, ripetizioni) hanno avuto un primo utilizzo in agricoltura, poi nel 2008 il ministro Sacconi (governo Berlusconi) li ha di fatto liberalizzati, estendendoli ad altri settori, ancorati alla retribuzione oraria col solo il limite di 2.020 euro l'anno come reddito percepibile da ogni singolo committente. Poi, col Jobs Act, il tetto massimo di reddito annuo arriva a 7000 euro nette. Solo che con i voucher non si può accedere alle misure di sostegno al reddito in caso di disoccupazione, malattia, maternità.
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8 MILIONI IN TOSCANA.
Intanto il buono lavoro conosce un primo boom tra il 2008 e il 2009 quando si passa da 500mila a 2,7 milioni di utilizzo. E da qui in poi è una crescita costante. Solo in Toscana si usano nel 2013 2.412.624 voucher, che diventano 4.468.542 nel 2014 e quasi 8 milioni (7.954.250) l'anno scorso segnando un +85,2%. Nel gennaio 2016 siamo già a 624mila. Il canale di acquisto più utilizzato sono i tabaccai (56,8%) poi gli uffici postali (21,2%), le sedi Inps (13,6%), la procedura telematica (3,11%) e le banche (1,98%). Commercio, servizi e turismo i settori dove si utilizzano maggiormente. Il numero medio di voucher riscossi dal 2011 ad oggi è rimasto pressochè lo stesso, oscillando tra i 65 e i 62. Il che significa che il compenso medio percepito è stato sotto i 500 euro l’anno. E l'età media dei lavoratori, che nel 2008 era di 56,6 anni, si è abbassata a 34,5 nel 2014.
SOS SINDACATI: UN ABUSO
«Se lo stesso Boeri dice che c’è il rischio che con i buoni lavoro si alimentino forme di precariato evidentemente il problema c’è», spiega Monica Stelloni, coordinatrice del Dipartimento mercato lavoro di Cgil Toscana, riferendosi al presidentre Inps. E punta l’indice contro quella che si profila come una “legalizzazione” di un salario minimo non contrattualizzato. «Senza dimenticare - dice la sindacalista - che il 10% dei voucher venduti non viene incassato». Oltre all’estensione indiscriminata ad una vasta gamma di settori del buono lavoro, Stelloni denuncia rischio che i buoni diventino forme di pagamento del volontariato. «Le linee guida della riforma del codice degli appalti - dice - prevedono la possibilità che vengano affidati al volontariato servizio tipici del terzo settore senza una gara. Si tratta di un fenomeno diffuso anche in Toscana dove potremo avere pezzi di servizi pubblici erogati da volontari pagati coi voucher».
IN POCHI DENUNCIANO
Gli uffici vertenze dei sindacati cominciano a fare i conti con le storture del lavoro accessorio. Ragazzi pagati coi buoni per uno-due mesi di fila, non per lavori saltuari. «Sono arrivati giovani stagionali ai quali abbiamo chiesto: ma che contratto avete? A voucher ci hanno risposto», spiegano da Cgil Firenze. Perchè è proprio nel lavoro stagionale che emergono i maggiori problemi. La Versilia, l’Isola d’Elba, la Maremma sono aree che i sindacati definiscono “ad alto rischio”. «Purtroppo non mancano casi in cui le imprese pagano due mesi con contratto a tempo determinato, una parte in voucher ed un’altra in nero», dice Pieralba Fraddanni della Filcams Cgil Livorno. Oppure utilizzi il lavoratore più ore di quelle dichiarate. E i controlli? «Quasi impossibili», spiega la Cgil. Nei voucher non si fissa una data della prestazione ma solo un arco di tempo. Gli ispettori? Prendono atto.
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I VOUCHER? UTILISSIMI
Occhio però a non criminalizzare chi li usa, dicono le associazioni di categoria. «I voucher - afferma Massimo De Ferrari, presidente degli albergatori elbani - sono uno strumento utilissimo che ha risolto molti problemi. Pensiamo proprio al periodo pasquale, dove hai bisogno di personale per 3-4 giorni. Certo, occorre colpire chi ne fa un uso improprio e noi su questo collaboriamo». Chi ha un’attività parla di buoni usati per superare i vincoli del lavoro giovanile per pagare - per esempio - il sedicenne che ha lavorato dopo le 22. «Giusto dunque - chiude De Ferrari - parlare di tracciabilità, ma no a nuovi paletti. Non vorrei che si torni a rendere la vita impossibile ad imprese che vogliono assumere aumentando pratiche e burocrazia». La pensa così anche Catia Ciardi, consulente del lavoro e funzionaria di Confesercenti: «La tracciabilità è giusta ma non esageriamo con i vincoli. Ok a segnalare il giorno di lavoro, ma sull’orario, per esempio, garantiamo un po di flessibilità. Prima chi doveva fare un’assunzione stagionale, nel periodo non ancora pieno usava part-time verticali o misti. Oggi i vaucher sono un aiuto».
I LIMITI IN AGRICOLTURA
Chi si lamenta sono proprio gli agricoltori per i quali i voucher erano nati. «Le limitazioni ci sono ma solo per il settore agricolo», dice Corrado Tei di Cia che ricorda i vincoli di utilizzo di personale fra aziende con volumi di affari superiori ed inferiori a 7000 euro, la limitazione alla stagionalità e le difficoltà della registrazione telematica. «Molte imprese non hanno strumenti o personale per farlo», chiosa Tei.
RIFORMA DEI BUONI LAVORO
Per controllare un sistema “senza controllo” sono in arrivo soluzioni del governo. In base ad un nuovo decreto le aziende dovranno comunicare preventivamente, in modalità telematica, il nominativo e il codice fiscale del lavoratore per il quale verranno utilizzati i voucher, insieme con la data e il luogo in cui svolgerà la prestazione lavorativa e la sua durata. Cgil, Cisl e Uil hanno accolto timidamente i correttivi. «Il minimo», dicono. Non basta: lo strumento va limitato ad alcuni settori per pagare esclusivamente lavoro occasionale e accessorio.
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