Gioco
In piazza Dante serve un presidio di prima assistenza
LIVORNO. «Dobbiamo presenziare la stazione. La Caritas coltiva da anni il sogno di un centro di primo soccorso in piazza Dante, sembra che oggi anche il Comune voglia raccogliere l’idea». Incontriamo...
LIVORNO. «Dobbiamo presenziare la stazione. La Caritas coltiva da anni il sogno di un centro di primo soccorso in piazza Dante, sembra che oggi anche il Comune voglia raccogliere l’idea». Incontriamo suor Raffaella Spiezio, presidente di Caritas Livorno, in un momento in cui il vescovo ha dichiarato che il 2016 sarà l’anno della “Cittadella della carità”, un tentativo di risposta all’aumento delle povertà.
Cosa prova quando passa alla stazione?
«Nell'ultimo mese e mezzo ho visto un aumento delle persone che ci dormono. Dobbiamo capire che occuparci di chi è nel bisogno significa rendere bella la città. La stazione oggi è totalmente disabitata: non c'è più nemmeno il bar, c'è solo l’edicola che tra l’altro chiude presto. Ci vuole un presidio, cercheremo di attivarci almeno con un’unità mobile».
Come si spezza il circolo della povertà?
«È una situazione complessa:la povertà non è un blocco monolitico. Non tutte le persone hanno lo stesso vissuto. Dentro quella parola ci sono dipendenze, rotture di relazioni, problemi di genere. La povertà non è uno stato generale ma individuale. Non dobbiamo limitarci al pasto o alla doccia, ci vuole un processo di accompagnamento. Bisogna fare rete, ci vuole coesione. Oggi però è tutto molto improvvisato, è una continua risposta all'emergenza, non possiamo essere solo assistenzialisti, dobbiamo puntare sulla prevenzione».
Cosa fa Caritas oltre l’assistenza?
«Abbiamo un progetto di “welfare generativo” che stiamo portando avanti con la Scuola Sant’Anna e la Fondazione Zancan. L'ottica è quella dell’accompagnamento: noi ti siamo accanto, ma tu metti a disposizione i tuoi talenti. Hai la macchina ferma? Ti aiutiamo a ripararla, ma se sei un bravo imbianchino ti metti a disposizione. C’è poi il “welfare di comunità”: si riuniscono associazioni e privati cittadini e mettono a disposizione le loro risorse».
Cosa dovrebbero fare le istituzioni per migliorare la situazione?
«Serve una cabina di regia degli attori che operano nel settore. In realtà non so neanche cosa stiano facendo le istituzioni in questo momento: ci sono famiglie intere fuori casa, la stazione è la cartina di tornasole».
(a.s.)
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