Toscana
«È stata una vera storia d’amore Poi lui è cambiato»
La vittima racconta i quattro anni trascorsi assieme all’ex compagno Una relazione nata alle “cantine” e finita con il rogo dell’abitazione
LIVORNO. Quattro anni fa, alle “cantine”, una serata come tante, musica, qualche drink, gente che chiacchiera. È da qui che iniziano a girare le pagine del romanzo a due facce, prima rosa e poi horror, di Khemiri e della sua compagna. Lui tunisino, belloccio. Lei livornese, bionda, carina, jeans e maglietta. Non hanno neppure trent’anni (lei sta per compierli), tutti e due da poco separati. Si vedono, si parlano, si piacciono. «Sono stata io ad avvicinarlo per prima. Lui è un tipo schivo, se parla con una donna tiene gli occhi bassi...»
Inizia la storia d’amore. «Sì, amore. Un amore grande, e non ho problemi ad ammetterlo. Per quasi quattro anni, fino a quando, negli ultimi mesi, lui è come impazzito...». Impazzito al punto di far rischiare la vita a un intero condominio dando fuoco alla casa dove avevano vissuto insieme da gennaio fino a un paio di settimane fa. Quando lei ha deciso di lasciarlo definitivamente e tornare con i bambini a casa dei suoi genitori perché di Khemiri aveva paura, terrorizzata dagli scatti d’ira che non hanno risparmiato neppure la polizia colpevole di avergli sequestrato l’auto non assicurata e ritirato la patente non in regola. Kheniri non ha accettato questa separazione: «È venuto a casa dei miei, ha detto che avrebbe ucciso me e i bambini visto che tanto ci stava perdendo comunque, era fuori di sé, poi è andato in quella che era stata la nostra casa in via Bengasi a covare la vendetta».
«È STATO UNO CHOC...»
E vendetta è stata. «Dentro quella casa c’erano tutte le mie cose, io avevo preso pochi oggetti, avevo lasciato persino il seggiolone, e poi le foto, i ricordi di una vita. Uno choc».
E quasi un fulmine a ciel sereno. «Perché Khemiri è cambiato in questi ultimi mesi, si è trasformato. Non pregava più, non andava più in moschea. Io sono convinta che assumesse stupefacenti e pensare che prima nemmeno beveva alcolici perché la sua fede lo vieta».
Quindi in tutti questi anni mai uno screzio, magari per motivi legati alle diverse culture, alla religione appunto? «Abbiamo sempre trovato il modo di conciliare le nostre diversità. Io non ho mai forzato la mano. A lui non piaceva che uscissi ma io comunque me ne stavo volentieri in casa, non mi interessava neppure scendere in cortile a far due chiacchiere con le vicine. Io non sono religiosa ma rispettavo la sua fede musulmana. Ai bambini non davo carne di maiale, ho accettato di far circoncidere il bambino perché so che per loro è importante. Ma per il resto non c’erano problemi, del resto anche la sua ex moglie è livornese, lui è in Italia già da parecchi anni».
Avete vissuto per tre anni in casa con i suoi genitori, una convivenza facile? «Una convivenza normale, certo ogni tanto qualche discussione ma con i miei genitori si è sempre comportato bene, era un lavoratore, ha fatto il badante, mi aiutava quando dovevo andare a fare le scale che questo è il mio lavoro, un ragazzo serio ecco. Mamma e babbo erano contenti, adorano i nipotini, insomma eravamo una famiglia come tante». Cosa prova ora per quest’uomo che le ha incenerito la vita? «Tanta rabbia anche e quando si è amato tanto una persona non è facile imparare a odiarla. Ma lui ha fatto una cosa troppo grave, io non voglio vederlo mai più e voglio che venga allontanato dall’Italia, punito per i reati che ha commesso». E i bambini? «In questo momento sto pensando solo a loro e a come proteggerli da questa situazione. Vorrei che non li vedesse mai più ma mi affiderò a persone competenti, che mi consiglino il percorso migliore. Non voglio vendicarmi usando loro, voglio giustizia, quello sì».
«IL RAZZISMO NON C’ENTRA»
Si fidanzerebbe di nuovo con un immigrato extracomunitario, con un uomo di cultura araba? «Io non sono razzista, i miei figli hanno il doppio passaporto, anche quello tunisino e del resto se fossi stata razzista non mi sarei messa con lui. Nella manifestazione di ieri e in quella che faremo giovedì chiediamo l’espulsione di Kheniri, non di tutti i tunisini, marocchini, algerini. Ovviamente se era italiano non potevamo chiedere nessuna espulsione ma solo una condanna esemplare. Certo, bisogna capire la rabbia di chi vive in questo condominio ed ha rischiato di morire per colpa di quest’uomo. Ma il razzismo in questa storia non c’entra niente...».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
