Il Tirreno

Livorno

La Canaviglia 2016 a Frida Misul perché la città ricordi

di Enrico Paradisi
La Canaviglia 2016 a Frida Misul perché la città ricordi

Il figlio della cantante livornese sopravvissuta ad Auschwitz ha consegnato il diario della madre alla comunità ebraica

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LIVORNO. «La democrazia va vissuta e esercitata così come la memoria, che non deve essere soltanto un esercizio occasionale, ma va esercitata, ogni giorno. E’ per questo che abbiamo deciso di dare la Canaviglia 2016 a Frida Misul». E’ stato il sindaco Filippo Nogarin ad aprire ieri la cerimonia di consegna dell’onorificenza nelle mani del figlio di Frida, Roberto Rugiadi, ricordando la figura di una donna tenace e coraggiosa, sopravvissuta all’orrore di Auschwitz, la cui testimonianza ha dato voce a tutti coloro che subirono la persecuzione, le umiliazioni e gli stenti della deportazione, e soprattutto ai tanti che lì hanno perso la vita.

Frida era una ragazza livornese di famiglia ebrea che studiava per diventare cantante soprano, e fu proprio la sua insegnate di canto a denunciarla e a farla arrestare nell’aprile del ’44. Sopravvissuta ai campi di sterminio già nel ’46 cominciò a andare nelle scuole a raccontare ai giovani la sua esperienza e spiegare cos’è l’intolleranza, perché quell’orrore non si ripetesse.

«Da quell’esperienza drammatica Frida ha avuto la fortuna di uscirne viva - ha raccontato il figlio Roberto - dopo un anno di sofferenze e privazioni, dove la vita media era di tre mesi. Una ragazza del ’19 che quando fu liberata era pelle e ossa, pesava 35 chili. Da quel momento si è dedicata ai bambini».

Dall’esperienza di Frida nei campi di sterminio ne è nato un prezioso diario, scritto a penna, matita, con ogni mezzo, che Rugiadi ieri ha donato alla Comunità Ebraica di Livorno: «Non aveva più senso tenerlo chiuso in un cassetto e vorrei diventi patrimonio della città. Ora va al museo di via Micali, ma spero che venga poi trasferito al Museo della Città come testimonianza di ciò che è stato il passato e di come mia mamma ha voluto fosse il futuro. Un futuro che speriamo sia migliore per le persone che, nell’esempio di ciò che è successo agli ebrei in passato, vengono oggi alla ricerca di un posto per vivere fuggendo da guerre e massacri». Le cantanti della compagnia corale voci di Frida hanno eseguito alcuni brani struggenti tratti dal diario. Poi è intervenuta per l’Anpi Laura Bandini tornando a parlare dell’esperienza nelle scuole a far conoscere il manoscritto di Frida. «Prendere in mano quel diario mi ha sempre trasmesso un rispetto fatto di dolore - ha detto - mi sembrava di vederla patire accanto a me. Sono felice che Roberto abbia deciso di privarsene per permettere a tutti di conoscerlo».

«Nel diario Frida rivendica l’orgoglio di una che non si sente vittima, ma si sente assassinata». Dopo un breve intervento del rabbino di Livorno, Yair Didi, anche Vittorio Mosseri, presidente della comunità ebraica, ringraziando Nogarin per aver onorato una grande livornese, ha ribadito dell’importanza della memoria: «Frida è stata tra i primi sopravvissuti a testimoniare l’orrore dei campi di sterminio nelle scuole perché quello che aveva vissuto non si ripetesse. Lei che si fidava di tutti è stata tradita una volta, non dobbiamo tradirla ancora: dimenticare è una colpa».

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