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Livorno

La paura e la rabbia in via Bengasi: «Potevamo morire»

La paura e la rabbia in via Bengasi: «Potevamo morire»

Il racconto dei vicini di casa dopo l’incendio nel palazzo «È un uomo pericoloso, così ci fanno diventare razzisti»

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LIVORNO. Giacomo è in pigiama e pantofole. È dovuto uscire di casa in fretta, perché non si era accorto di nulla fino a quando non sono iniziate le urla per le scale. A quel punto però erano già in azione i vigili del fuoco che gli hanno ordinato di abbandonare subito l’edificio. «All’ultimo piano abita una donna anziana che è sorda - dice una volta raggiunto il cortile - Non avrà sentito niente: andate a salvarla». I condomini del 76 di via Bengasi si conoscono tutti e quando i pompieri li riuniscono nella corte si guardano attorno, cercando di capire se manca qualcuno all’appello. Una donna porta via la figlia tenendola ben stretta in collo, un’altra cerca di consolare l’anziana madre. «Poteva ucciderci tutti. Tutti!» dice la signora. «Gente così ci fa diventare razzista» dice Sergio, un uomo sulla sessantina tra i più infuriati. «Se quel pazzo avesse appiccato l’incendio di notte ci avrebbe ucciso tutti».

Una volontaria della Svs, accompagnata dai carabinieri, richiama l’attenzione: «se qualcuno ha bisogno di cure mi segua» dice indicando il vicino parcheggio dove è stato allestito un campo soccorso. Nessuno però la segue: le cinque persone rimaste lievemente intossicate sono già state prese in cura e chi è nella corte non vuole muoversi di lì.

«Guardi, noi l’avevamo detto alla polizia che questa persona era pericolosa - dice uno dei condomini - Quando la sua ex compagna è andata a stare dai suoi, abbiamo tolto le bombole del gas, ma lui dopo l’ultima irruzione se l’è riprese. Sa cosa significa? Sa cosa accadeva se accendeva il fuoco in cucina?»

La maggior parte della gente in via Bengasi non ha alcuna voglia di parlare. Negli occhi traspare ancora la paura per un incendio improvviso, mentre altri sguardi sono rosso fuoco di una rabbia che ha cercato di farsi giustizia da sola quando è stato individuato al bar il 30enne tunisino. «Quel mostro» riprende la donna anziana.

Qua tutti conoscono Khemiri Belgacem: sia perché per anni ha vissuto in quell’appartamento al pian terreno, crescendo due figli insieme all’ex compagna, sia perché una volta finita la loro relazione ha iniziato a dare in escandescenza, arrivando prima alle minacce e poi a ieri.

«È incredibile che fosse ancora in libertà - dice un residente - Lo aveva detto chiaramente: “ti brucerò la casa” e così ha fatto senza che nessuno lo abbia fermato».

Intorno alle 17 le venticinque famiglie evacuate avranno l’autorizzazione a rientrare nelle loro rispettive case. «Sa qual è la mia paura? Di vederlo di nuovo» dice l’anziana.

Per ora, comunque, Khemiri resterà al carcere delle Sughere per un po’.(al.f.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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