Gioco
Gli allevatori con le valigie: qui non conviene più
In molti emigrano in Francia e Spagna. In Italia nati solo 450 puledri
Gli allevatori di cavalli da corsa? Vanno all’estero. In Francia, ma anche in Spagna. Perchè l’ippica nel nostro Paese non rende più. Anzi, penalizza chi vuole investire o semplicemente lavorare senza problemi. E’ il caso di Andrea Picchi, allenatore ed allevatore che è anche il presidente dell’Agri (Associazione Gentleman Riders d’Italia). «Vengo da Grosseto ma lavoro a Livorno, al Caprilli, dove ho 12 cavalli. Di quelli rimasti in Italia. Il fatto è che oggi il mondo ippico è penalizzato dai continui tagli che arrivano dal Ministero ma anche da una riforma del gioco che non tiene in considerazione il settore».
La crisi investe l’intera filiera: l’allevatore, l’allenatore, fantini e driver, società che gestiscono gli ippodromi ed il numeroso indotto. Si calcola che l’ippica oggi in Italia dia lavoro a circa 30.000 persone. Il nostro Paese era una terra di allevatori che sfornavano campioni da esibire sulle piste e sui campi ostacoli di tutto il mondo. Ora nascono così pochi cavalli da mettere in forse anche le gare dei pochi ippodromi rimasti attivi. Lo conferma Picchi: «Sono nati appena 450 puledri quando, fino a pochi anni fa, erano più di duemila». Senza contare che i purosangue, un tempo vere e proprie miniere d’oro, non rendono più. E la fabbrica di campioni di una volta è una chimera. Insomma, prima di rivedere un Ribot nel galoppo o un Varenne nel trotto, ci sarà da aspettare. E senza investire o quantomeno credere nell’ippica, sarà difficilissimo fabbricare nuove leggende.
Gli allevatori, dicevamo, se ne vanno. Oltralpe, perlo più. «Per forza - dice Picchi - qui il settore non è più competitivo. E poi per avere i soldi che ti spettano devi attendere mesi. Io, per esempio, da giugno devo avere i soldi per le fatture emesse». Picchi aveva cinque stalloni in Italia, quest’anno ne ha uno che ha affidato a Siena. Il resto dei cavalli l’ha portato in Normandia. «In Francia le cose funzionano diversamente. Intanto France Galoppe dopo appena 10 giorni ti salda i premi. E poi qui si crede nell’ippica. Da noi non percepiamo neppure i diritti per il segnale Tv, tanto per capirsi».
Si ritiene che dal 2010 a oggi il 35% degli allevamenti abbia chiuso le sue scuderie, mandando a casa almeno 2000 addetti. E il ministero, tra l’altro, ha cancellato i soldi destinati agli allevatori per partecipare a fiere o manifestazioni di promozione del cavallo. Insomma allevare un cavallo ma anche esserne semplicemente un proprietario nel nostro Paese non è più un affare. Fra tasse, Iva, corrispettivi versati in ritardo e finanziamenti che si sono ridotti nel tempo. Ed allora non resta che fare le valige.<QM>(a.r.)
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