Il Tirreno

Livorno

Gli allevatori con le valigie: qui non conviene più

Andrea Rocchi
Cavalli ai box al Caprilli
◗
Cavalli ai box al Caprilli

In molti emigrano in Francia e Spagna. In Italia nati solo 450 puledri

2 MINUTI DI LETTURA





Gli allevatori di cavalli da corsa? Vanno all’estero. In Francia, ma anche in Spagna. Perchè l’ippica nel nostro Paese non rende più. Anzi, penalizza chi vuole investire o semplicemente lavorare senza problemi. E’ il caso di Andrea Picchi, allenatore ed allevatore che è anche il presidente dell’Agri (Associazione Gentleman Riders d’Italia). «Vengo da Grosseto ma lavoro a Livorno, al Caprilli, dove ho 12 cavalli. Di quelli rimasti in Italia. Il fatto è che oggi il mondo ippico è penalizzato dai continui tagli che arrivano dal Ministero ma anche da una riforma del gioco che non tiene in considerazione il settore».
La crisi investe l’intera filiera: l’allevatore, l’allenatore, fantini e driver, società che gestiscono gli ippodromi ed il numeroso indotto. Si calcola che l’ippica oggi in Italia dia lavoro a circa 30.000 persone. Il nostro Paese era una terra di allevatori che sfornavano campioni da esibire sulle piste e sui campi ostacoli di tutto il mondo. Ora nascono così pochi cavalli da mettere in forse anche le gare dei pochi ippodromi rimasti attivi. Lo conferma Picchi: «Sono nati appena 450 puledri quando, fino a pochi anni fa, erano più di duemila». Senza contare che i purosangue, un tempo vere e proprie miniere d’oro, non rendono più. E la fabbrica di campioni di una volta è una chimera. Insomma, prima di rivedere un Ribot nel galoppo o un Varenne nel trotto, ci sarà da aspettare. E senza investire o quantomeno credere nell’ippica, sarà difficilissimo fabbricare nuove leggende.
Gli allevatori, dicevamo, se ne vanno. Oltralpe, perlo più. «Per forza - dice Picchi - qui il settore non è più competitivo. E poi per avere i soldi che ti spettano devi attendere mesi. Io, per esempio, da giugno devo avere i soldi per le fatture emesse». Picchi aveva cinque stalloni in Italia, quest’anno ne ha uno che ha affidato a Siena. Il resto dei cavalli l’ha portato in Normandia. «In Francia le cose funzionano diversamente. Intanto France Galoppe dopo appena 10 giorni ti salda i premi. E poi qui si crede nell’ippica. Da noi non percepiamo neppure i diritti per il segnale Tv, tanto per capirsi».
Si ritiene che dal 2010 a oggi il 35% degli allevamenti abbia chiuso le sue scuderie, mandando a casa almeno 2000 addetti. E il ministero, tra l’altro, ha cancellato i soldi destinati agli allevatori per partecipare a fiere o manifestazioni di promozione del cavallo. Insomma allevare un cavallo ma anche esserne semplicemente un proprietario nel nostro Paese non è più un affare. Fra tasse, Iva, corrispettivi versati in ritardo e finanziamenti che si sono ridotti nel tempo. Ed allora non resta che fare le valige.<QM>(a.r.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web