Gioco
«Si sono arricchiti, possono farlo ancora»
Ecco le motivazioni dell’ordinanza firmata dal giudice per le indagini preliminari Antonio Del Forno
LIVORNO. Riccardo Luschi, Carlo Alesandrini e Paolo Paoli, arrestati ieri dalla Finanza e ristretti ai domiciliari, sino sono arricchiti con il loro sistema criminale di connessioni di società e potrebbero provarci ancora, visto che continuano tutti a svolgere attività economiche nel campo dell’edilizia.
È questo il senso delle motivazioni contenute al termine delle 58 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmate dal giudice per le indagini preliminari Antonio Del Forno. Secondo il gip, infatti, c’è il concreto pericolo che essi possano compiere altri delitti della stessa specie per i quali si procede. Il pericolo - per il giudice - è agevolmente desumibile delle medesime modalità con cui gli indagati hanno realizzato i fatti che vengono loro contestati.
Anche perché in questi anni d’intesa tra loro hanno «programmato, costituito e mantenuto in attività», nel corso di un consistente periodo temporale una serie di società, alcune delle quali in forma di cooperativa, che essendo impegnate nella realizzazione di importanti opere edilizie, sono state condotte a un irreversibile stato di dissesto a causa di continuative attività di distrazione oppure dissipazione del patrimonio aziendale, allo scopo di arricchirsi personalmente.
Per farlo - i tre - hanno sfruttato la comunanza di gestione ed il collegamento tra le società anche mediante non trasparenti operazioni infragruppo, «attività - specifica il gip - di distrazione e dissipazione che hanno occultato tramite una caotica e confusa modalità di tenuta e conservazione della contabilità, inconcepibile - va avanti - per società, anche cooperative impegnate in rilevanti interventi edilizi con conseguente volume di affari e di spese».
Il risultato di una gestione che si può definire scellerata, usando un eufemismo, ha portato «ad accumulare una pesantissima esposizione debitoria nei confronti dei numerosi creditori , tra cui l’erario, e di non essere in grado di terminare molte delle opere intraprese, con gravissimo e conseguente danno agli acquirenti degli immobili in costruzione».
(f.l.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
