Gioco
Quel grido dalle famiglie «Tutti truffati»
Per 9 è finita a rischio la casa già pagata altre 13 hanno versato 40.000 euro in più
LIVORNO. È passato poco più di un mese. Il calendario segna il 5 febbraio, Riccardo Luschi sale le scale del Tirreno: jeans, maglione scuro, occhiali sul naso. Capelli che si sono fatti più bianchi da quando, nel luglio del 2003, la finanza bussò per la prima volta alla sua porta nell'ambito dell'inchiesta sul Borgo di Magrignano (che allora lo vide subito prosciolto). Questa volta il costruttore/presidente dice subito che «se ho una responsabilità oggettiva per la situazione che si è venuta a creare è perché non ho vigilato abbastanza, ho mancato di fare il buon cane da pastore». Dice proprio così: il buon cane da pastore.
La «situazione» a cui Luschi si riferiva quel venerdì pomeriggio davanti al cronista è quella di decine di famiglie che hanno dovuto versare migliaia di euro in più o che ora rischiano di perdere la loro casa. Famiglie che si sono fidate di un gruppo di coop. Che negli anni hanno versato anche più di 200-250.000 euro. Che con i sacrifici di una vita hanno pagato quasi fino all’ultimo centesimo appartamenti o villette in costruzione, soprattutto a Salviano 2. Ma che alla fine non sono riuscite a diventarne proprietarie perché le coop sono fallite prima che potessero firmare il rogito.
È il caso, drammatico, di tre famiglie che a gennaio si sono rivolte al Tirreno. Michele e la moglie Rossella, Massimiliano e la moglie Francesca, così come i vicini, tra il 2009 e il 2010 si sono rivolti a un’immobiliare e hanno comprato casa su costruzione in via Romiti, un appartamento in una palazzina di quattro unità. La coop di riferimento era la Uil Casa, di Luschi. «Le condizioni – hanno raccontato al Tirreno – sembravano buone: tra i 360.000 e i 380.000 euro, su tre livelli, terrazze e giardino. Per la costruzione erano previsti due anni. Ma il travaglio è iniziato quasi subito, dopo che abbiamo versato il primo 20%». Perché «anche se gli accordi erano di un acconto all’inizio e il saldo alla consegna, abbiamo continuato a versare per mandare avanti i lavori. Purtroppo in questi casi entri in un meccanismo in cui, per non perdere tutto, cerchi di pagare il più in fretta possibile...». E così sono arrivate a dare quasi tra i 200.000 e i 300.000 euro a testa.
Storia simile a quella di altre sei famiglie che a inizio febbraio, una volta aperto il vaso di Pandora, hanno lanciato l’allarme da via Natali, sempre nel cuore di Salviano 2. Luciano, Daniela, Silvana, Giancarlo, Federico, Veronica, chi in pensione da pochi anni, chi poco più che trentenne. Anche loro hanno comprato in un palazzo di sei appartamenti costruito da una coop guidata da Luschi, la Carducci. Alcuni, dal 2010, hanno spiegato di avere versato 100.000 euro, altri sono arrivati a 212.000, in pratica l’intero valore della casa, escluso il garage. Ma ancora oggi vivono con le bombole del gas, manca l’autoclave, non c’è l’ascensore. «Abbiamo dovuto ricomprare anche il portone – hanno raccontato – perché un giorno la ditta, non pagata dalla coop che noi stavamo pagando, se l’è venuto a riprendere...».
In questi angoli di via Romiti e via Natali le storie si assomigliano tutte: le famiglie hanno dato gran parte di quanto dovuto, i lavori a un certo punto hanno iniziato ad andare a rilento (intrecciandosi con il caos di Magrignano), li hanno finiti a loro spese, sono entrate in casa comunque perché di fatto senza scelta, hanno preso la residenza nonostante non ci fosse (e non ci sia ancora) l’abitabilità. Ma alla fine non hanno firmato il pezzo di carta che dice che la casa in cui vivono già dal 2011 è loro. Prima che firmassero, in autunno, sia la Carducci che Uil Casa sono fallite su input della procura e sono stati nominati i curatori fallimentari.Le famiglie si sono viste bussare alla porta per fare le perizie, si sono sentite chiedere se «i mobili sono vostri o della coop». Con il rischio di dover rimettere mano al portafogli o che vada tutto all’asta.
Ma perché non hanno firmato prima il rogito? «Abbiamo scoperto che sul palazzo c’era un mutuo ipotecario di oltre un milione – hanno raccontato al Tirreno – e per fare il rogito le banche hanno chiesto anche 40-50.000 euro in più».
Ma non è finita qui. Se queste famiglie sono nel dramma, ce ne sono almeno altre 13, tra Coteto e Salviano 2, che quasi quasi dovrebbero sentirsi “fortunate”. Perché l’atto di compravendita l’hanno firmato, ma hanno pagato 40.000 euro in più rispetto al prezzo pattuito: ora è tutto in mano agli avvocati, perché da contratto la coop (Uil Casa) avrebbe dovuto restituirli entro 24 mesi, ma quei soldi non si sono mai visti.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
