Il Tirreno

Livorno

Un’altra rapina con la pistola al discount

di Alfredo Faetti
Un’altra rapina con la pistola al discount

Due uomini a volto coperto nel market di via Lulli hanno minacciato i presenti per poi fuggire: già due i precedenti nel 2015

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LIVORNO. «È la seconda volta che mi puntano contro una pistola». Esperienze che non tutti posso vantare e parole che si addicono più al cinema che non alla cassiera di un discount. Ma se lavori al Tuodì di via Lulli capita di dover sopportare anche le rapine mano armata, senza per questo abituarcisi. È accaduto nel gennaio 2015, si è ripetuto il luglio successivo e infine ieri pomeriggio, quando due uomini a volto coperto sono entrati puntando le pistole contro le cassiere e i clienti. Attimi di terrore che sembrano durati un’eternità, ma che invece si sono consumati in un paio di minuti: giusto il tempo di svuotare il cassetto dei registrati di cassa, mettere insieme un bottino da circa tremila euro e poi darsela a gambe senza lasciare tracce di sé. O questo almeno è quello che sperano i criminali, visto che la polizia - scientifica compresa - hanno dato il via alle indagini per risalire agli autori del colpo, tra possibili impronte e immagini della video sorveglianza.

Le indagini comunque vengono portate avanti insieme alle forze dell’ordine pisane, perché ieri mattina è stata messa a segno un’altra rapina sempre ad un punto vendita Tuodì: quello lungo la Tosco Romagnola di Pontedera. Anche qui due uomini a volto coperto, le pistole e un forte accento meridionale, hanno portato via circa duemila euro. Se si tratti della stessa banda oppure di un’incredibile coincidenza starà agli investigatori stabilirlo. In via Lulli, invece, nonostante la paura, le casse hanno ripreso a passare saponi e formaggi da subito, benché una delle dipendenti, dopo la rapina, sia stata trasferita al pronto soccorso per un lieve malore.

Erano circa le 14.15 quando i due uomini dalla chiara parlata italiana (anche se non è detto che siano meridionali come nel caso di Pontedera) sono entrati coperti da un passamontagna. Qualcuno dei lavoratori ha pensato anche si potesse trattare di uno scherzo, visti i precedenti, ma quando i due hanno iniziato ad urlare contro cassiere e clienti, minacciandoli, è stato subito chiaro che il pericolo era reale.

I banditi hanno giocato dunque sull’effetto sorpresa, quello che prende e paralizza tutte le persone quando si vedono la canna di un’arma puntata contro: sfruttando il terrore diffuso, hanno fatto aprire dalle cassiere il cassetto dei registratori di cassa e hanno infilato in una borsa tutto il contante che conteneva: circa tremila euro. Poi hanno chiusi tutto, hanno minacciato di nuovo i presenti perché a nessuno venisse in mente di seguirli e subito dopo sono fuggiti a bordo della Fiat Panda con cui erano arrivati. Le uniche cose certe che si sono lasciati dietro sono le immagini catturate dalle videocamere e la paura che ha portato una dipendente ad accusare un piccolo malore.

La polizia sta indagando proprio su questi elementi, cercandone anche altri che possano risultare utili, ma non è un compito facile. Basta dire che gli autori delle precedenti rapine non sono mai stati individuati.

Un anno fa, nel primo colpo, i banditi sono riusciti a portare via non più di mille euro; meglio gli è andata a luglio, quando il bottino ha raggiunto i trentamila euro. La refurtiva è spesso affidata al caso che non alla preparazione del colpo, che mira soltanto a rubare il più possibile nel minor tempo utile, perché se da una parte il Tuodì di via Lulli è ben nascosto (quindi vulnerabile) tra i capannoni che lo circondano, dall’altra porta il rischio di rimanere chiusi da un possibile arrivo delle forze dell’ordine.

Rischio comunque che ancora non ha scoraggiato i rapinatori.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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