Gioco
Uccide il coniquilino, i vicini: «Pensavamo che quell’uomo vivesse solo...»
Livorno, viaggio nel palazzo teatro dell’omicidio di corso Amedeo: «Ho sempre visto solo una persona uscire ed entrare da quel fondo»
LIVORNO. «Ma chi hanno ucciso? Quel signore alto con gli occhiali? Ah no? Perché in quell’appartamento abitavano in due? Pensavo ci vivesse solo l’uomo che da qualche mese vedevo entrare e uscire dallo stabile, tra l’altro mi sembrava pure educato: “Buongiorno, buonasera”. Le solite cose che si dicono per gentilezza tra vicini...». Il viaggio dentro al palazzo del delitto inizia lasciandosi alle spalle il buio di un corridoio troppo stretto per non inciampare e le ultime tracce di sangue rimaste sul pianerottolo al piano terra dopo i rilievi della polizia scientifica durati tutta la notte.
Poi è necessario salire scale via via più ripide e soffitti che si abbassano piano dopo piano per vedere qualche porta aprirsi. Dietro gli spioncini ci sono gli occhi dello stupore e mani che hanno appena finito di preparare il pranzo della domenica. L’inquilina che abita al secondo piano del palazzo al numero 170 di corso Amedeo prima di farci entrare in casa chiude il cane che le fa compagnia in camera da letto.
«È stato lui - dice indicando la porta dietro la quale si sente abbaiare - che l’altra sera mi ha fatto capire che era successo qualcosa. Sarà stata mezzanotte, io per non disturbare i vicini con l’audio della televisione mi metto le cuffie. A un certo punto il cane, che di solito sta buono buono su una poltroncina a dormire, ha iniziato a saltare da una parte all’altra della stanza e ad abbaiare, ma io non ci ho fatto caso».
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In strada le sirene dell’ambulanza e quelle della polizia. Così a distanza di trentaquattro giorni, corso Amedeo si è trasformata in un’altra via Roma: due strade centrali dove la criminalità sembrava lontana e dove invece è diventata vicina da morire. «L’ho raccontato anche agli agenti - va avanti - credo di non aver mai visto nessun altro in quella casa. Prima ci stava una signora elegante, il nuovo inquilino è arrivato alla fine dell’anno».
La coppia che vive all’ultimo piano, domenica notte è tornata a casa intorno alle quattro del mattino. «Eravamo a un concerto al The Cage - raccontano - avevamo lasciato per una sera il bimbo dai nonni. Ma quando siamo arrivati abbiamo visto tutte quelle luci. All’inizio non abbiamo capito cosa fosse successo». Dirimpetto alla coppia abitano padre, nonna e figlia adolescente. «Sono tornata poco dopo mezzanotte - spiega la ragazza - qualche minuto prima e mi sarei trovata di fronte quell’orrore. Appena sono entrata a casa ho svegliato mia nonna per raccontarle cosa era successo».
Anche gli inquilini dell’ultimo piano della vittima non hanno ricordi. «Qualche volta - dicono - abbiamo incontrato quest’uomo sulle scale. Noi abbiamo un cane sa. E ogni volta faceva qualche festa all’animale. Mi sembra di sentirlo: “Bello”, diceva. Cose così, ma non mi sembra di aver mai visto nessun altro». Del fondo diventato l’appartamento dov’è avvenuto il delitto tutti sanno la storia a menadito. «È stato trasformato in una casa una decina di anni fa, forse di più. Ma all’inizio la regola era che chi ci abitava dovesse passare dalla porta esterna perché non c’era l’accesso dal palazzo».
Ora invece tutto è cambiato e chi ci abita passa dal palazzo. Fuori, al numero 172, sulla cassetta delle lettere resta il nome scritto a penna di Massimo Spagnoli e sotto quello dell’inquilina che lo aveva preceduto.
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