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Uccide il coinquilino, arrestato pensionato: «Consumava troppa acqua calda»
Livorno, è morto nella notte di domenica il 47enne accoltellato dal coinquilino in corso Amedeo: il pensionato, 70 anni, trasferito nel carcere delle Sughere
LIVORNO. Massimo Spagnoli, 70 anni e una pensione minima da ex artigiano, proprio non sopportava, tra le altre cose, che Ion, 47 anni, origini romene e un lavoro come meccanico, consumasse tutta quell’acqua calda ogni volta che si faceva la doccia. Pare glielo avesse detto altre volte da quando, alla fine dello scorso anno, i due avevano deciso di unire le rispettive difficoltà economiche e andare ad abitare insieme per dividere affitto, spese e responsabilità. Ma lui niente, pare che dall’orecchio della parsimonia non ci volesse proprio sentire. «Poi la bolletta la paghi tu». E l’altro faceva spallucce: che sarà mai per un po’ d’acqua.
È goccia dopo goccia, vendetta dopo litigio dentro a una convivenza obbligata in quarantacinque metri quadrati, che il fondo, diventato abitazione al numero 172 di corso Amedeo, tra sabato e domenica notte si è trasformato nel teatro di un delitto assurdo. Dietro a un’inferriata che nasconde una porta bianca e qualche pianta appoggiata lungo lo scalino, al culmine dell’ennesima litigata sulle rispettive abitudini casalinghe, il settantenne ha preso in mano un coltello da cucina e ha affondato la lama tra l’addome e l’ascella sinistra del rivale andando a centrare il cuore.
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È stato lo stesso pensionato, dopo aver ferito il quarantasettenne, a chiamare la polizia per dare l’allarme e mettere in moto la macchina dei soccorsi nel tentativo di salvare il coinquilino. «Mandate un’ambulanza, è grave», ha detto al telefono prima di scendere in strada ad aspettare.
Ma Ion Neogovici, questo il nome completo della vittima, non ce l’ha fatta: è morto al pronto soccorso intorno all’una di domenica notte, a poco più di un’ora dall’aggressione. È toccato agli agenti della squadra mobile e ai colleghi della scientifica, coordinati dal pubblico ministero Daniele Rosa, ricostruire la dinamica e i futili motivi del delitto, il secondo in città a distanza di appena cinque settimane da quello costato la vita a Zviadi Khurtsidze, georgiano quarantenne che si era nascosto dietro l’identità fasulla di un passaporto lituano.
L’altra notte, per ore, gli investigatori hanno ascoltato l’autore dell’omicidio. Spagnoli ha spiegato agli agenti di aver «perso la testa». E che non era sua intenzione uccidere. Tutt’altro: «Si è scagliato contro di me, ho preso il coltello solo per difendermi», ha ripetuto. «Da quello che abbiamo potuto capire - sottolineano gli inquirenti - si è trattato di un delitto d’impeto scatenato da futili motivi». Dunque la ricostruzione dell’ex artigiano sarebbe compatibile. Al termine dell’interrogatorio-confessione, il settantenne è stato arrestato con l’accusa di omicidio e trasferito nel carcere delle Sughere in attesa dell’udienza di convalida che si svolgerà tra lunedì 14 marzo e martedì 15 davanti al giudice.
Al momento ancora non è chiaro quale sia la contestazione precisa da parte del pm tra l’omicidio volontario e quello preterintenzionale, una scelta decisiva per quello che riguarda soprattutto la storia processuale del caso e il futuro penale del settantenne. Nel frattempo il magistrato ha disposto l’autopsia sul corpo della vittima per chiarire alcuni aspetti dell’omicidio. Al termine degli esami la salma sarà a riconsegnata alla famiglia della vittima che era Italia da alcuni anni.
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