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Batosta Ztl e Zsc, i medici contro il sindaco Nogarin: sui permessi ripensaci
Livorno, il costo sale da 20 a 150 euro. Mariotti (presidente ordine): estorsione legalizzata. Cognetta (Fimmg): facciamo visite a casa e un servizio sociale, il pass è d’obbligo
LIVORNO. «Questo vuol dire fare cassa con le categorie». Tra i medici scoppia la protesta dopo che il Comune ha deciso di rivedere i costi dei contrassegni auto sia per i residenti che per i professionisti che circolano e sostano nelle Ztl e nelle Zsc. Per i residenti la classica “lettera” diventerà a pagamento. Il costo dei permessi in deroga, invece, lieviterà: varrà per i professionisti (dai magistrati ai giornalisti fino agli agenti marittimi), ma anche per quelle imprese che hanno l’esigenza di muoversi nelle aree regolamentate. Da luglio dovranno pagare tutti 150 euro.
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E nel caso dei medici, che fino a oggi hanno versato 20 euro, la “barra rossa” costerà quasi sette volte di più. Il presidente dell’ordine, Eliano Mariotti, usa parole durissime. «Nel nostro caso – interviene – si tratta di un'estorsione legalizzata. La stragrande maggioranza dei medici ha bisogno del permesso per motivi di lavoro, perché ha lo studio in centro o per fare visite domiciliari. Non può non chiederlo...». Le nuove tariffe sono allegate alla delibera 65 approvata dalla giunta l’8 marzo. Nelle prossime settimane passeranno al vaglio di commissioni e consiglio comunale.
«Il provvedimento – incalza Mariotti – è inatteso, perché non c'è stata alcuna concertazione. È ingiusto, perché i medici non hanno scelta: tra chi ha lo studio in centro e chi fa le visite domiciliari saranno obbligati a fare il contrassegno». Ed è «inappropriato», perché «avremmo capito di più una differenziazione tra categorie, anche interna, considerando ad esempio che la maggior parte dei medici di famiglia lavora a tariffe sociali».
«A Pisa – chiosa il presidente – il pass si paga, 60 euro, però è compreso anche il diritto di parcheggiare senza limiti nelle strisce blu della città».
«Come ordine – incalza poi – chiediamo una tassa annuale di 98 euro che comprende uso della sede, corsi di aggiornamento, Pec gratuita: vuol dire che l’iscrizione professionale per fare il medico costerà meno del contrassegno... Non c’è altro modo di dirlo: questo è fare cassa con le categorie». Il 22 marzo si riunirà il consiglio dell’ordine, che deciderà le eventuali iniziative da intraprendere. Mentre si fa sentire anche Pasquale Cognetta, segretario della sezione livornese della Fimmg. «Per i medici che non svolgono attività di base – dice – posso anche capire, ma per noi medici di famiglia che siamo tenuti per convenzione a fare le visite domiciliari, l’aumento è quantomeno fastidioso». «Anche se siamo liberi professionisti – sottolinea – siamo titolari di un servizio sociale, svolto con tariffe sociali e soprattutto facciamo visite domiciliari, quindi per noi il pass è un obbligo, non un piacere. Ci sentiamo penalizzati: capisco che il Comune abbia l’esigenza di fare cassa, ma si tutelino categorie come la nostra. Passare da 20 a 150 euro non è giusto».
Ma di che numeri stiamo parlando? I medici di base, spiega, sono «260 in tutta la Asl, circa la metà a Livorno e a Colle». Quindi poco più di un centinaio in città. A questi si aggiungono specialisti, dentisti, veterinari...
«È vero – sottolinea Cognetta – la spesa del contrassegno si può detrarre, ma l’ingiustizia dell’atto non cambia».
Parole simili arrivano da Enrico Bianchi, da quarant’anni medico di famiglia, per undici presidente del consiglio comunale (in quota Pd) e da alcuni mesi vicepresidente del comitato di indirizzo e controllo dell’Agenzia regionale di sanità. Bianchi è durissimo: «Aumentare il tagliando dei medici di oltre il 600% è quasi una “rapina” che non è giustificata da niente se non dal voler fare cassa. Ed è singolare che alla votazione della delibera sugli aumenti risultino assenti sia il sindaco che l’assessore al bilancio. Per la serie: “non so se c’ero e se c’ero dormivo”».
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