Il Tirreno

Livorno

«Dammi ventimila euro per truccare la gara», ecco le accuse al manager di Aamps indagato

Federico Lazzotti
«Dammi ventimila euro per truccare la gara», ecco le accuse al manager di Aamps indagato

Livorno, chiesto il processo per l’ex responsabile dei servizi operativi dell’azienda dei rifiuti. L’accusa è tentata induzione a dare utilità. L’avvocato: dimostreremo l’estraneità alle contestazioni

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LIVORNO. «Con 20mila euro posso mettere nel bando qualche clausola vantaggiosa per voi in vista della gara...». È il gennaio 2013 e Andrea Sorrentino, 44 anni, in quel momento è il responsabile per Aamps dell’area servizi operativi nell’ambito della gestione dei rifiuti. Davanti a lui, mentre pronuncia queste parole, c’è un dirigente di Cooplat, la coopertiva di servizi che per anni ha svolto il servizio di spazzamento in città. È da questo episodio che nasce l’ennesimo terremoto giudiziario che fa vacillare ancora la credibilità dell’azienda di via dell’Artigianato, in crisi economica e ormai avviata sulla strada del concordato.

Ad oggi, infatti, sono almeno quattro le inchieste della Procura che si stanno occupando di diversi aspetti economici e gestionali della spa, di proprietà al 100% del Comune di Livorno: dai bilanci approvati dal consiglio di amministrazione tra il 2012 e il 2014 (gestione Pd), fino ai presunti sprechi denunciati da Andrea Marzovilla, il super dirigente nominato dall’attuale sindaco Filippo Nogarin e finito a sua volta indagato con l’accusa di peculato per l’utilizzo improprio dell’auto di servizio.

In questo nuovo caso, ad essere finito nei guai è il dirigente che a partire dal 2009 ha gestito «i lavori dei principali appalti esternalizzati». Ad accendere le luci su Sorrentino, poco dopo aver dato la disponibilità a truccare l’appalto in cambio di denaro, un esposto arrivato in via Falcone e Borsellino. «Il dirigente di Coopalat - spiega chi ha indagato - ha poi confermato l’accusa».

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Ora a distanza di tre anni, il pm Antonio Di Bugno ha chiesto il rinvio a giudizio per il dipendente della municipalizzata. L’accusa nei suoi confronti è la tentata induzione indebita a dare utilità, una forma soft di tentata concussione, che non si è poi concretizzata per il rifiuto dell’interlocutore. Secondo le indagini, eseguite dal nucleo di polizia tributaria della finanza, l'uomo avrebbe prospettato al dirigente la possibilità di inserire, in occasione del nuovo bando di gara per l’appalto, clausole più vantaggiose a fronte dell'elargizione di 20mila euro.

La richiesta di rinvio a giudizio è stata avanzata al giudice il 25 febbraio scorso. L'indagine della finanza - è uno dei retroscena - era finalizzata a riscontrare possibili irregolarità connesse ad alcuni bandi di gara promossi dalla società partecipata per lo spazzamento dei rifiuti.

Secondo gli accertamenti investigativi, eseguiti a partire dai primi mesi del 2015, attraverso l'esame documentale degli atti e dei tabulati telefonici e con l'incrocio di una serie di informazioni acquisite, sarebbero emerse così le condotte irregolari. Replica l’avvocato dell’indagato, Gabriele Rondanina: «Dimostreremo l’estraneità del mio cliente alle contestazioni che ha già negato davanti al pubblico ministero quando è stato sentito».

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