Il Tirreno

Livorno

«Basta Wolf of Wall street investiamo nella crescita»

«Basta Wolf of Wall street investiamo nella crescita»

A Livorno arriva Gianroberto Costa, candidato alla presidenza di Enasarco: «Abbiamo 7 miliardi di patrimonio, ma lo Stato italiano deve darci garanzie»

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LIVORNO. «Ho sminato le bombe a Sarajevo». Così Gianroberto Costa descrive il suo periodo di vicepresidenza all’Enasarco. E in tutta probabilità non esagera. L’ente di previdenza degli agenti di commercio, che gestisce 7 miliardi di euro di patrimonio - «pari allo 0,5% del Pil -dice Costa - e pensare che Padoan ha stappato le bottiglie di spumante per lo 0,6%» - provenienti dalle pensioni di circa 270mila professionisti del settore, ha passato un periodo più che travagliato. Gli investimenti finanziari in derivati e fondi collegati con il crack della Lehman Brothers - la bomba che fa esplodere la grande crisi del 2008 - hanno minato seriamente il patrimonio dell’ente. Che per riparare ha dovuto mettere in vendita i propri immobili (17mila appartamenti, 13mila a canone concordato, 1.380 per le fasce protette).

Nei primi 15 giorni di aprile gli agenti di commercio andranno al voto per la prima volta nella storia quasi ottuagenaria dell’Enasarco, nato nel 1938 da un’idea che Costa definisce «visionaria». E “Insieme per l’Enasarco”, la sua coalizione, concorre contro altre 3 liste alla presidenza del secondo ente previdenziale italiano per patrimonio.

Nella sua campagna elettorale il candidato fa tappa a Livorno. Un incontro che doveva tenersi alla sede di Confcommercio - una delle associazioni “coalizzate” - di via Serristori 15, ma che si sposta nelle sale più capienti della dirimpettaia Banca Etruria. La gita labronica di Costa è comprensibile: in città ci sono 1.292 agenti di commercio, 175 imprese del settore. In Toscana gli agenti sono oltre 16mila e le imprese più di 4.500. Noi lo incontriamo nella sede di Confcommercio, un’ora prima dell’assemblea.

In che contesto si inserisce il voto di aprile?

«C’è un umore, una sensazione cominciata con gli editorialisti, i professori universitari che hanno declinato uno stato senza corpi intermedi. È una teoria già in voga con Berlusconi, perfezionata da Monti e applicata da Renzi, che ora ha mostrato qualche dubbio. Comporta il rapporto non mediato tra potere e cittadini. Quelli che hanno fatto così son finiti tutti male, da Robespierre a Savonarola. Il primo attacco è stato ai patronati, poi alle Camere di commercio, poi ai fondi interprofessionali. Lo Stato è fortemente interessato alle risorse accantonate. Enasarco ha un patrimonio di 7 miliardi, pari allo 0,5% del Pil. C’è stato sempre un desiderio non dichiarato di incorporare Enasarco in Inps. Ma Inps avrà 11 miliardi di debiti all’anno per i prossimi 3 anni, noi chiuderemo quest’anno 100 milioni di utili dopo aver sistemato i problemi del passato».

Il «Progetto Mercurio», che mette in vendita i 17mila immobili dell’ente, è servito a riparare a quei guai?

«Sì, in parte: è stata soprattutto la trasformazione degli investimenti da immobili in altre cose che siano più facilmente negoziabili. Il patrimonio sarà venduto entro fine 2017. L'ente ha un problema, perché deve garantire a un giovane che entra adesso nell'attività professionale la pensione quando finisce, non deve fare come fa l'Inps che ogni volta grida “Aiuto, aiuto”. C’è la necessità di ragionare a 50 anni. E l’ente fino ad ora può garantirla fino 30, dopo c’è una lieve flessione, che la coalizione che mi sostiene, formata da un’alleanza di imprese e agenti di commercio, vuole portare 50, appunto».

Come si fa, allora, a garantire le pensioni agli agenti di commercio?

«I sistemi per mettere in sesto gli enti pensionistici di solito sono banali. O decido di aumentare l'età pensionabile fino all’infito - metodo Fornero - oppure aumento i contributi. In alternativa noi proponiamo un ragionamento: nelle casse c’è uno squilibrio determinano dal fatto che meno giovani che lavorano che è un problema dell'economia reale. Meno consuma il paese, meno produce il paese, meno domanda c'è, più cala l'occupazione e meno c'è possibilità di osmosi tra vecchie e nuove generazioni. Se è vero che abbiamo 7 miliardi di patrimonio e che 7 miliardi equivalgono allo 0,5% del Pil - e Padoan stappa lo spumante per una crescita dello 0,6% - se è vero che questo patrimonio ben investito può muovere nel paese una massa di denaro rilevante, se è vero che 7 miliardi sono una goccia in tutto il sistema pensionistico (la massa degli enti fa 140 miliardi), bisogna investire sull’economia reale. Non ci faremo più irretire da robe di pura finanza, basta con the “Wolf of wall street”, non andiamo a investire né alle Cayman né a Mauritius. Ci serve un patto forte con lo stato: possiamo investire in infrastrutture, nella rete commerciale, ma lo Stato deve essere garante. Se sul Ponte di Messina, ad esempio, cambia idea ogni due minuti, io non andrò a investire lì perché ho bisogno di stabilità».

Le altre liste hanno programmi diversi dai vostri, c’è anche chi, come “Adesso Basta”, chiede la portabilità dei contributi per chi esce dall’ente.

«Ecco questo significherebbe trasformare l’Enasarco in un conto corrente, dove si entra e si esce quando vogliamo. E sarebbe il primo passo verso l’incorporazione nell’Inps. Noi vogliamo fare un progetto cinquantennale, con la portabilità riusciremo a farlo forse quinquennale. Siamo d’accordo, invece, a garantire il welfare durante il percorso. Penso a un fondo sanitario di tipo partecipativo in stile Casagit, a una diaria per la malattia. Pensate che l’Inps ha ricevuto 6 miliardi dagli immigrati. Cosa dovrebbe fare, mandare gli assegni in Marocco?».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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