Il Tirreno

Livorno

Processo Ghiaccione: «Non sapevamo di firmare la fideiussione per le case»

di Federico Lazzotti
Processo Ghiaccione: «Non sapevamo di firmare la fideiussione per le case»

Nel controesame di uno dei testimoni le due visite in banca finite a processo: «Ci toglievano subito i fogli». Ma spunta un appunto a mano nel documento

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LIVORNO. «Quando abbiamo firmato la prima fideiussione da 100mila euro nella sede della Cassa di Risparmio di San Miniato pensavamo di aprire due conti correnti, uno intestato a me e uno a mio figlio Federico. Perché? In previsione di sottoscrivere, un domani, un mutuo per coprire le spese mancanti che ci permettessero di finire di pagare le due case nel complesso di Ghiaccione. La seconda fideiussione, invece, da 65mila euro, l’ho firmata per disperazione, sperando che i lavori agli immobili ripartissero per poi essere finalmente conclusi».

Marco Nocchi, 61 anni, è un uomo che si definisce «distrutto» dopo «dieci anni vissuti dentro un inferno»: ha versato assieme al figlio 351mila euro alla società Carolina immobiliare, tra risparmi e il ricavato della vendita del suo appartamento alla Scopaia, ma ad oggi non è mai entrato nella casa dei suoi sogni, alle porte di Collesalvetti.

È da una certezza, il danno economico patito da lui e da un’altra decina di acquirenti, che ieri nell’aula A del Tribunale di via Falcone e Borsellino, è andato in scena il controesame di alcune delle vittime dell’operazione immobiliare poi finita al centro di un maxi processo per truffa aggravata con otto imputati. Un dibattimento al termine del quale il collegio dovrà dire se gli acquirenti si sono comportati da sprovveduti, oppure se siano rimasti incastrati in un meccanismo criminale.

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È credibile - come si legge nel capo d’imputazione - che Gabriele Bracci, direttore della filiale di Livorno della Cassa di Risparmi di Livorno, in concorso con Attilio Petrillo, agente immobiliare della Edil Centro con mandato a vendere in esclusiva le case di Ghiaccione abbiano truffato nell’aprile del 2009 la famiglia Nocchi?

«Quel giorno - racconta il sessantunenne - ci convocarono e ci misero davanti dei fogli, ce li facevano firmare e poi ce li toglievano da sotto il naso. Non li abbiamo letti». Gli avvocati hanno fatto notare che su uno di questi documenti c’era anche la cifra della fideiussione scritta a mano: 100 mila euro. «Solo quando la banca ci ha inviato a casa i documenti, qualche settimana più tardi - ribatte Nocchi - ci siamo accorti di quello strano documento». Ma nonostante questa stranezza - conferma la vittima del raggiro - «abbiamo continuato a versare soldi allo stesso Petrillo e a Nicola Pagliuca (procuratore speciale della Carolina) e compagno di Letizia Luci, amministratrice della Carolina Immobiliare». Quanto? «Sessanta mila euro pochi giorni dopo la comunicazione della banca».

Per la seconda fideiussione firmata nel febbraio del 2011 sono invece imputati lo stesso Petrillo e Susanna Audiberti, allora vice direttora della stessa banca Carismi. In questo caso l’ipotesi d’accusa è ancora più grave, poiché il capo d’imputazione parla di estorsione in concorso. «Ci dissero che se non avessimo firmato - ricorda Nocchi - non avremmo mai visto gli immobili finiti. Ecco perché firmammo per la seconda volta». Oltre ai reati di truffa ed estorsione, parte degli indagati devono rispondere anche di altre contestazioni. Ad esempio Letizia Luci, Petrillo e Pagliuca sono imputati anche per la bancarotta fraudolenta della Carolina. Simona Cerrai, compagna di Petrillo, di ricettazione e di abusivo esercizio della professione. Mentre nella truffa sono imputati anche Daniele Lotti, direttore tecnico del cantiere e Giuliano Biancalani titolare della Orlando Costruzioni.

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