Gioco
Gallanti querela 3 lavoratori per gli striscioni ingiuriosi
Il titolare Cristiano Lucarelli: poteva capire la tensione, uno di loro ha pure perso il posto La Filt Cgil: non è stato il nostro sindacato a organizzare quell’iniziativa di protesta
LIVORNO. È il 13 gennaio 2016 e la guerra dei ro-ro - i traghetti merci che imbarcano e sbarcano camion e rimorchi - è nel suo pieno. Le aziende si contendono le banchine del porto: una in più o in meno fa la differenza tra le assunzioni e i licenziamenti. Ci sono in ballo, insomma, di versi posti di lavoro. I vertici della Lucarelli terminal Livorno (Ltl) incontrano l'Autorità portuale. Fuori c’è il presidio dei lavoratori dell'azienda, storicamente vicini alla proprietà. Senza fumogeni, senza cori, senza violenza fisica, solo con due striscioni con parole pesanti come macigni: compare anche la parola «mafioso» riferita al commissario dell’Authority Giuliano Gallanti, lo accusano di fare favoritismi e di avere «40 posti di lavoro sulla coscienza».
Sono accuse che farebbero infuriare chiunque e Gallanti non fa eccezione. Succede, però, qualcosa di nuovo: Gallanti chiama la polizia, fa prendere le generalità dei lavoratori presenti, nonostante la manifestazione, parole a parte, si sia svolta in modo assolutamente pacifico. Alcuni di loro si scusano, provano a mediare: si rendono contro di aver esagerato. L'allarme sembra rientrato. D'altronde con il posto di lavoro in gioco è facile alzare i toni. E il rischio di passare il segno è sempre lì, concreto.
Passano due mesi e tre lavoratori vengono accusati di oltraggio a pubblico ufficiale. Uno di loro, nel frattempo, il posto l’ha perso per davvero: la Ltl non gli ha rinnovato il contratto per il calo di produzione. Dall’interno della società emerge un pensiero: una sola banchina, con la limitazione delle navi a 150 metri, non può bastare per continuare gli affari. Il rischio chiusura, ancora oggi, è alto.
Dall'Autorità portuale fanno sapere che la querela è stata sporta contro ignoti e che poi sarebbe stata la procura a individuare gli autori materiali degli striscioni. Che, tra l'altro, non sarebbero tra i "mediatori" della manifestazione. Il provvedimento, dicono dall’istituzione portuale resta sempre ritirabile. E basterebbero le scuse dei lavoratori a cui è stato contestato il reato per concludere la vicenda con un nulla di fatto.
«Non credo che nella storia dell'Autorità portuale di Livorno un presidente sia mai arrivato a denunciare lavoratori che manifestavano in maniera pacifica per il loro posto. In un momento in cui alcuni contratti non sono stati rinnovati si poteva anche capire lo stato di tensione e preoccupazione dei nostri dipendenti», commenta al telefono il titolare della Ltl Cristiano Lucarelli. «Comunque – annuncia – pagheremo noi l'avvocato dei lavoratori e li tuteleremo nelle sedi opportune»
Simone Angella, dirigente del sindacato Filt Cgil, sostiene di non essere al corrente dei fatti. «Li approfondiremo nei prossimi giorni – spiega – Comunque devo dire che non è stata un'iniziativa di protesta organizzata dal nostro sindacato».
Il fatto, in realtà, sembra tutto interno al processo di assegnazione delle banchine del porto, alla guerra dei ro-ro. Dall’Autorità portuale non commentano. Lucarelli, invece, tiene a precisare: «Mi sembra un atto gravissimo – conclude – che conferma i nostri timori sul processo di zonizzazione del porto che per essere attuato sembra che abbia bisogno di noi come agnello sacrificale».
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