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Cancelliera del Tribunale indagata: «Spariti 90 fascicoli e 100mila euro»
L’ex responsabile delle vendite mobiliari al tribunale civile accusata di peculato aveva la delega a incassare gli assegni
LIVORNO. Norma Margheri, 59 anni da compiere, ex responsabile dell’ufficio delle esecuzioni mobiliari del tribunale di Livorno, in una decina d’anni avrebbe fatto sparire circa 90 fascicoli e quasi 100mila euro dalle casse del Ministero, danneggiando in questo modo altrettanti cittadini, molti dei quali potrebbero ancora oggi essere ignari della beffa subita: hanno versato il denaro necessario per dissequestrare, ad esempio, l’auto o la barca, ma il mezzo è ancora bloccato dallo Stato.
Sono questi i numeri e i possibili effetti che hanno portato il pubblico ministero Massimo Mannucci a contestare alla cancelliera del Ministero il reato di peculato. Ora, a distanza di alcuni mesi dall’apertura dell’inchiesta penale e dopo le perquisizioni, emergono nuovi particolari sull’indagine e sul meccanismo attraverso il quale è stato possibile che la donna – secondo gli investigatori – abbia potuto appropriarsi di documenti e denaro senza che nessuno, a cominciare dai suoi superiori, si accorgesse di nulla.
È da un controllo interno che la cancelliera, residente a San Lorenzo a Vaccoli, in provincia di Lucca, alla fine dello scorso anno è stata trasferita dalla sua storica sede, all’ufficio della volontaria giurisdizione dove vengono trattati atti notori, rinunce all’eredità e asseverazione perizie. «Su di lei c’erano dei sospetti», spiegano fonti investigative. È qui che gli uomini del nucleo di polizia giudiziaria della finanza a fine febbraio, hanno effettuato alcune delle perquisizioni disposte dal pm.
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Sì, perché i militari, oltre alle stanze del palazzo di via de Larderel, hanno anche visitato la casa della cancelliera, in Lucchesia, e l’auto a bordo della quale ogni giorno, da anni, si recava al lavoro a Livorno.
Se nell’appartamento della donna i finanzieri hanno trovato decine di fascicoli, abbandonati in bustoni di plastica, che avrebbero dovuto essere conservati in Tribunale, le sorprese sono arrivate anche quando i militari hanno aperto l’auto della dipendente pubblica. Qui, invece, erano custoditi – ma il termine appare improprio – diversi assegni intestati al Ministero. Tutto il materiale è stato dunque sequestrato per accertare la provenienza sia degli assegni che dei fascicoli. Gli accertamenti degli inquirenti si sono concentrati anche su come la donna abbia potuto incassare i soldi degli assegni che le venivano consegnati “dimenticandosi” poi di versarli sul conto corrente del Ministero annotando nella causale la procedura alla quale il pagamento era collegato.
Dall’indagine è emerso che per anni la cancelliera ha avuto la delega per la riscossione degli assegni da parte del Tribunale quale responsabile dell’ufficio. Per fare un esempio concreto del meccanismo, la funzionaria – secondo chi indaga – riceveva l’assegno, a volte anche contanti e qui ricostruire il percorso dei soldi diventa un’impresa, dall’avvocato per dissequestrare uno scooter o una macchina.
A questo punto la donna avrebbe sì ritirato i soldi ma senza poi versarli. Oppure – sempre secondo gli investigatori – avrebbe usato l’assegno della pratica “x” per coprire la pratica “y”, in un meccanismo perverso nel quale per tappare un buco se ne aprivano altri fino a formare la voragine che è stata scoperta dagli investigatori e di cui, ad oggi, è difficile vedere il fondo.
Ma è possibile – viene da chiedersi – che nessuno si sia mai accorto (superiori, colleghi e gli stessi avvocati) che c’era qualcosa che non andava? Nessuno ha mai chiesto uno dei fascicoli spariti? Nessuno si è mai accorto che i soldi consegnati non venivano versati?
È per rispondere a queste domande che come ripete l’avvocato della donna, Stefano Del Corso «l’auspicio è quello che si possano chiarire con precisione i reali contorni di una vicenda delicata come questa, che vede coinvolta un persona stimata ed apprezzata nel suo ambiente di lavoro».
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