Gioco
«Ricapitalizzare era sbagliato ora lo dice anche il tribunale»
L’assessore Lemmetti: «Fuori da RetiAmbiente, porterò gli atti in consiglio»
LIVORNO. «Il Comune non darà un euro in più ad Aamps fino a quando l'azienda non dimostrerà di poter tornare sana». Era l’autunno dello scorso anno quando l’assessore al bilancio e alle partecipate, Gianni Lemmetti, ripeteva al Tirreno il suo no alla ricapitalizzazione dell’azienda dei rifiuti. Forse è stato uno dei primi, se non il primo, a spingere nella direzione del concordato preventivo. E oggi rivendica la scelta fatta, non le manda a dire al collegio dei revisori («Carpano faccia un passo indietro», dice) e mentre lancia messaggi a tutti, compresi lavoratori e fornitori, annuncia che porterà in consiglio comunale gli atti contro il conferimento di Aamps in RetiAmbiente.
Assessore il tribunale ha dato l'ok al concordato: ha detto che è ammissibile, ma ora l’azienda dovrà proporre un piano. Su Fb ha scritto che «l’onestà paga sempre, quella intellettuale ancora di più». Cosa voleva dire?
«Il dispositivo del tribunale non dice solo che il concordato è ammissibile. C’è un passaggio fondamentale, che farà scuola, in cui i giudici certificano un principio che sto difendendo dal primo giorno che ho messo piede in Comune: il no alla ricapitalizzazione dell’azienda».
Si riferisce al passaggio in cui i giudici sottolineano che «non solo non sussiste alcun obbligo da parte dell’ente pubblico di finanziare la società partecipata in perdita» ma «anzi l’intervento pubblico non è ammesso se non in casi eccezionali».
«Sì. Abbiamo fatto una battaglia su questo punto, le opposizioni si sono schierate contro, è venuto anche il Pd nazionale a ricordarci che l’unica strada era quella della ricapitalizzazione, seguita dal conferimento in RetiAmbiente. Ma la sentenza ha tolto ogni dubbio sull’interpretazione del Comune di Livorno e ha fissato un principio che difendo da mesi: ho sempre detto che non avrei mai ricapitalizzato le aziende in perdita e sono andato avanti. Mi hanno bistrattato, urlato contro, minacciato, finché il tribunale ha letto gli atti, ha visto qual era la situazione e ha stabilito un principio chiaro su come devono essere utilizzati i soldi dei cittadini: questo vuol dire onestà intellettuale, sono stato ripagato».
Lei cita le opposizioni, ma anche al vostro interno ci sono state vedute diverse.
«Alcuni membri dell’amministrazione avevano dei dubbi sulla procedura di concordato, forse avrebbero preferito la ricapitalizzazione, che avrebbe steso l’ennesimo tappeto su Aamps, allontanandola dai riflettori. Altavilla, Carpano, Pasquinucci, Iacomelli, Di Gennaro, Fommei... sono intervenuti tutti, c’hanno provato in tutti i modi: qualsiasi richiesta venuta dell’azienda su qualsiasi argomento verteva sempre sulla ricapitalizzazione. Non bastava che fosse l’assessore a dire che era sbagliato, lo ha dovuto decretare il giudice. I “casi eccezionali” di cui parla il tribunale per ricapitalizzare non sono certo i debiti maturati in Aamps per una gestione politica folle, sbagliata dell’azienda. A questo punto mi aspetto anche una presa di posizione da parte del presidente del collegio sindacale».
Si aspetta che Carpano se ne vada?
«Sì, mi aspetto che faccia un passo indietro. È da settembre del 2014 che chiede la ricapitalizzazione, è arrivato anche a paventare di mettere in liquidazione l’azienda».
Però ora tutto rischia di reggersi sulle spalle dei creditori, le ditte dell'indotto hanno paura. Che piano sta preparando Aamps? Quali saranno i prossimi passi?
«Verrà fatto un piano di concordato a tutela prima di tutto dei cittadini che pagano l'imposta. Non sarà un piano lacrime e sangue: non c'è volontà da parte dell'amministrazione comunale di prendersela con le ditte dell’indotto. Poi è chiaro che il sacrificio dovranno farlo un po’ tutti. Ma prevediamo delle percentuali di soddisfazione molto alte».
Cosa vuol dire per lei “percentuali molto alte”?
«Sicuramente superiori al 40%, oltre a tutti i creditori privilegiati pagati al 100%».
Ha parlato di “sacrifici”: vuol dire anche perdita di posti di lavoro o licenziamenti?
«Guardi, il punto è che noi non gestiamo più le aziende pubbliche con le logiche di Pd e Cgil. Noi dobbiamo fornire un servizio ai cittadini».
Ci sono posti di lavoro a rischio o no?
«Non è il mio primo problema. Il mio primo problema è creare un’azienda efficiente che abbia la capacità di tenere pulita la città e fare la politica ambientale che i cittadini si meritano. Sicuramente lo faremo attraverso una riorganizzazione del lavoro, ma lo ripeto: la logica è che l’azienda deve fornire un servizio di raccolta e smaltimento rifiuti che sia rispettoso dell’ambiente e che abbia i giusti costi per la cittadinanza. Per fare questo abbiamo bisogno dei lavoratori e stiamo aspettando che venga fatto il piano di risanamento. Avremo un piano industriale che prevede una serie di servizi nei confronti della cittadinanza, servizi che avranno bisogno di persone che lavorano in modo efficace ed efficiente. Non abbiamo l’idea di licenziare qualcuno, non è questa l’intenzione, non siamo dei tagliatori di teste: noi vogliamo un’azienda efficiente, punto».
Un attimo di pausa, poi: «Se è vero che l’azienda è stata usata come un ufficio di collocamento, è finita. Chi è stato posizionato lì dalla politica potrebbe eventualmente avere delle difficoltà se non svolge bene il proprio lavoro».
A chi si riferisce?
«Non ho da fare nomi. Dico solo che analizzeremo chi fa cosa all’interno dell’azienda al fine del servizio che i cittadini si meritano. Deve essere chiaro chi fa lo spazzamento, chi si occupa dell’inceneritore, chi della raccolta porta a porta... non voglio sapere altro».
Ieri insieme a una prima vittoria sul fronte giudiziario, l'ammissione al concordato, per voi è arrivata una batosta: il Tar ha bocciato la linea di Livorno sull’Ato Costa. Ha detto che è il legittimo gestore del ciclo dell’immondizia e che il piano dei rifiuti è attuabile. Con questo ricorso sull’Ato avevate cercato di arrivare a scardinare anche gli ingranaggi di RetiAmbiente. Come vi muoverete ora?
«Per quanto riguarda la sentenza , ricorreremo al Consiglio di Stato. Per il resto, l’amministrazione non conferirà Aamps in Reti Ambiente».
E come farà?
«La sentenza non c’entra, il Comune può decidere di non conferirla e così farà, coerentemente con le linee di mandato. Porterò in consiglio tutti gli atti di programmazione che non prevedono il conferimento in RetiAmbiente. E in ogni caso, finché non sarà chiuso il concordato, Aamps non si muoverà da dov’è, è tutto congelato, se ne riparlerà come minimo fra cinque anni».
Questa però potrebbe essere vista come una via d’uscita politica, perché fra cinque anni chissà cosa accadrà...
Sorride: «No no, fra cinque spero di essere ancora qui».
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