Il Tirreno

Livorno

Malati di videopoker: 71 in cura Il Comune punta a nuove regole

di Alessandro Farulli

Norme municipali più stringenti: almeno 500 metri fra le sale-gioco e le scuole (per nuove licenze) Raiano e il campionissimo della dama Borghetti: utilizzare altri giochi per scacciare la dipendenza

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LIVORNO. Una volta per rovinarsi c'erano i cavalli o le carte. Da qualche anno per rovinarsi bastano il videopoker, le slot, i gratta e vinci, o i giochi on-line comprese le scommesse sulle partite di calcio, spesso tutto perfettamente legale, magari con l'idea di fare il colpo che ti risolve la vita e ti toglie dai guai, mentre invece accade il contrario. E quello che era un vizio è stato riconosciuto nel 2013 come una malattia: gioco d'azzardo patologico, detto anche ludopatia. Secondo alcuni analisti il giro d'affari tra legale e illegale arriva ai 100 miliardi annui. In Italia sono 15 milioni, a Livorno il numero dei giocatori patologici è imprecisato, ma sono 71 quelli in cura al Sert.

La nostra città questo fenomeno lo ha capito molto prima di altre, anche quando lo status di “giocatore d'azzardo patologico” non esisteva. Che fare per ridurlo? È questa la vera domanda. I percorsi per la riabilitazione – difficile e raramente definitiva – però esistono. Base e rete, all'ombra dei Quattro Mori, sono ottime, come ieri in commissione congiunta (la terza e la quarta) hanno spiegato le associazioni e il direttore del Sert chiamati a raccontare questa che è stata definita «una piaga sociale».

Proprio con il loro contributo il Comune di Livorno ha deciso di realizzare il "Regolamento per l'apertura e l'esercizio delle sale giochi e degli spazi per il gioco con vincita d denaro". Tra i cardini del regolamento: fissare la distanza minima di 500 metri tra strutture dove si gioca in denaro e strutture ricreative, sportive, scolastiche (per le nuove licenze); regolamentare l'orario di apertura delle sale e di accensione delle macchinette per salvaguardare i giovani (anche per le vecchie).

La giunta, che ieri ha consegnato la bozza del regolamento ai consiglieri e alle associazioni e che aspetta un feedback entro 10 giorni per poi redigerlo in modo definitivo, crede molto in questo progetto, tant'è che alla presentazione in commissione sono intervenuti due assessori, Paola Baldari e Ina Dhimgjini, e la vicesindaco Stella Sorgente.

Come esempio di quello che l'amministrazione sta già facendo è stato raccontato il progetto "Gioco scaccia gioco", che ha messo in rete una serie di realtà che si occupano di Gap (giocatori d'azzardo patologici) e le scuole cittadine.

Dama e scacchi contro gioco d'azzardo. Lo ha raccontato il maestro Andrea Raiano: «So che investire energia sulla prevenzione non paga a livello politico, ma la ludopatia se non si previene con le nuove generazioni non si va da nessuna parte». Poi è entrato nel merito: «Il progetto gioco scaccia gioco è ora a metà della sua attuazione. Il successo è stato straordinario sia per i ragazzi, sia per gli insegnanti che ci hanno chiesto di poter proseguire».

Al progetto partecipa il campione del mondo di dama Michele Borghetti, che vorrebbe coinvolgere anche Andrea Bocelli. Fiorella Cateni (Auser) ha segnalato che le persone colpite da questa patologia sono spesso anziani. Il direttore del sert, Henri Margaron e Mauro Pini, psicologo Sert, hanno confermato che l'età media dei giocatori "malati" è 40-60 anni, e che sarebbe molto importante creare situazioni aggreganti per affrontare il problema.

«La ludopatia, come tutte le dipendenze – ha detto Margaron – è legata a un disagio. Quello dobbiamo cercare di ridurre, lì dobbiamo lavorare. Livorno è come altre città, né meglio, né peggio, la vera differenza che ho riscontrato è la disgregazione delle famiglie che qui è più che altrove».

Giovanna Cepparello (Buongiorno Livorno) ha proposto l'apertura di uno sportello di ascolto. Emiliano Contini (associazione San Benedetto), che ha un centro diurno per aiutare i giocatori d'azzardo patologici, ha detto molto realisticamente che «non si può pensare di contrastare in modo definitivo una cosa che è la terza industria del Paese e che fa guadagnare tanto anche lo Stato e che è pubblicizzata continuamente, ma si può ridurre il suo impatto». Per Marco Martelli (Pd), come tutti per gli altri che sono intervenuti, è molto importante l'iniziativa ma – ha detto – i divieti servono a poco, anzi spesso generano l'illegalità. Alle preoccupazioni sui tagli della regione alla sanità, dal Sert sono arrivati messaggi incoraggianti: lo Stato quest'anno ha dato 5 milioni di euro per le strutture toscane che non è poco e l'attenzione sul tema è alta. Il resto devono farle le famiglie.

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