Gioco
«Esultano? Ma non c’è futuro fuori dalla maxi-azienda»
Subito dopo il doppio pronunciamento in sede giudiziaria (Tar e fallimentare) i “dem” in conclave per contestare scelte che «portano in un vicolo cieco»
LIVORNO. L’idea di fondo del talk show organizzato lunedì sera dal Pd su Aamps alle Corallaie, era quella di parlare del futuro di Aamps e di ciò che sarebbe potuto essere se l'azienda fosse stata conferita senza intoppi in RetiAmbiente. Davanti a molti lavoratori e cittadini preoccupati, gli ospiti c'erano tutti, dall'assessore regionale all'Ambiente Federica Fratoni al presidente di Cispel Toscana De Girolamo e al sindaco di Pisa Filippeschi (intervenuto nelle vesti di presidente del consiglio direttivo Ato), passando per quello di Capannori Menesini, campione di rifiuti zero.
Caso ha voluto che proprio in giornata il tribunale di Livorno avesse ammesso il concordato in bianco per Aamps, e il Tar respinto il ricorso di Nogarin contro Ato Costa, così il dibattito, moderato da Federico Bellandi, inevitabilmente è finito per scivolare su presente e passato, riservando al futuro di azienda e indotto le tinte fosche dell'incertezza. «L'irrazionalità sta guidando le scelte dell'amministrazione livornese, e oggi di fronte all' accoglimento del concordato abbiamo assistito a scene di gioia quando il bello o il brutto deve ancora venire, mentre il ricorso che doveva fare la storia è stato respinto dal Tar», ha attaccato subito Lorenzo Bacci, ripreso dal capogruppo in consiglio, Caruso, che ha parlato di un attacco alla città da parte dell'amministrazione Nogarin per aver esposto Aamps al rischio concreto di fallimento.
Poi, dopo Menesini, dimostrazione vivente della compatibilità tra stare in RetiAmbiente ed essere un comune a rifiuti zero («noi siamo entrati con le nostre posizioni in RetiAmbiente perché le battaglie si fanno dentro», ha detto in riferimento al piano straordinario modificato in cui si prevede che si arrivi al 70% del porta a porta e la raccolta differenziata nell'80% dei comuni), la parola è passata a De Girolamo che ha spiegato come da una fase di dialogo costruttivo con l’amministrazione livornese, a seguito della rimozione di Iacomelli e Gordiani si sia alzato un muro. «Il concordato in continuità immette la società in un vicolo cieco», ha detto.
Filippeschi ha tratteggiato i rapporti altalenanti con Nogarin fino «all'allontanamento di chi non accetta confronto, ma si arrocca spargendo qualunquismo», e ha rimarcato come la gestione d'ambito sia l'unica strada, auspicando una sana pressione dal basso che porti a riprendere una strada fruttuosa. Del resto RetiAmbiente, una volta fatta l'operazione, sarebbe la quinta o la sesta azienda per dimensioni nel Paese, capace dunque di fare economie di scala, consentire risparmi ai cittadini mantenendo i livelli occupazionali.
In conclusione Fratoni è tornata sulla «fondamentale» sentenza del Tar definendola una pronuncia netta sulla legge regionale 69/2011 e sulla validità del piano straordinario, cioè sulle basi di RetiAmbiente e Ato, in attesa dell’esito dell’altro contenzioso contro due delibere del Comune di Livorno del 2014 per il mantenimento in house dei servizi, che Ato ha impugnato. L'avvocatura della Regione studierà la sentenza anche rispetto al concordato, che se validato congelerà la situazione, perché poi c'è da capire cosa fare dopo: «Noi non facciamo strumentalizzazioni come l'M5S – ha chiuso l’assessora citando Parrini – vogliamo salvaguardare occupazione e efficienza. Noi ci siamo per sedersi a un tavolo su un ripensamento: così non si amministra, prevalga responsabilità».
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