Il Tirreno

Livorno

Concordato, ok dei giudici

di Juna Goti e Federico Lazzotti

La procedura è «ammissibile», 60 giorni per il piano, Serini commissario

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LIVORNO. Il tribunale di Livorno ha accolto l'istanza di concordato preventivo "in bianco" che era stata presentata da Aamps il 25 febbraio. La notizia è arrivata ieri mattina, dopo che il dispositivo è stato depositato alla cancelleria del tribunale. Non è l’ultima parola su Aamps, ma di fatto è un primo importante passo dopo mesi di discussioni fuori e dentro le stanze della politica: dopo una prima valutazione i giudici della sezione fallimentare hanno infatti dato l'ok alla richiesta fatta dai vertici aziendali seguendo la strada voluta dall'amministrazione a 5 Stelle, e hanno indicato il termine di 60 giorni per la presentazione della proposta di piano e della documentazione prevista. A quel punto si deciderà il futuro dell’azienda.

Commissario giudiziale è stato nominato il commercialista Fabio Serini che «vigilerà sul corretto adempimento degli obblighi informativi». Con cadenza mensile – è l'indicazione dei giudici – Aamps dovrà depositare al commissario e al tribunale la fotografia della situazione finanziaria dell'impresa, nonché una relazione sulla gestione finanziaria e sull'attività compiuta «ai fini della predisposizione della proposta e del piano» .

Le quattro pagine con cui si dà avvio alla procedura concorsuale – o meglio si dichiara «ammissibile» il concordato per l'azienda dei rifiuti, partecipata al cento per cento dal Comune e in crisi nera di liquidità – portano la firma dei giudici Luigi Nannipieri, Gianmarco Marinai e Franco Pastorelli. Rilevato, scrivono i giudici, che «l'istante (dunque Aamps) ha provveduto a presentare, secondo quanto richiesto dall'articolo 161 sesto comma, la domanda di concordato e i bilanci degli ultimi tre anni», è stato ritenuto che «almeno allo stato, sulla base delle considerazioni svolte e della documentazione prodotta», il concordato preventivo è «ammissibile».

Nel documento viene sottolineato che «l'articolo 1 della legge fallimentare dispone che sono soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo gli imprenditori che esercitano attività commerciali, esclusi gli enti pubblici», che «la debitrice è una società per azioni che esercita senz’altro un’impresa commerciale» e che «non sussistono ad oggi sufficienti elementi per poter qualificare l'Aamps come ente pubblico». Neppure il concetto di società inhouse pare utilizzabile «al fine di escludere l'assoggettibilità di Aamps a procedure concorsuali». Quindi Aamps può essere soggetta alle disposizioni sul fallimento e la richiesta di concordato può essere presa in considerazione.

«Nel caso in cui si escludesse l'applicabilità della legge fallimentare – aggiungono tra l'altro i giudici – sarebbe totalmente frustrato il sistema di pubblicità legale del registro delle imprese, che suscita nei terzi un legittimo affidamento all'assoggettabilità delle società al regime dell'imprenditore commerciale». Inoltre, scrivono, «si violerebbero clamorosamente i principi di concorrenza e di parità di trattamento tra imprese, e soprattutto si lascerebbe ai creditori la possibilità di azioni esecutive individuali che potrebbero impedire di fatto la prosecuzione dell'attività economica e la conservazione dei valori aziendali».

Ma il passaggio forse più delicato dal punto di vista sia politico che amministrativo è quello che viene subito dopo, con la bocciatura di una eventuale ricapitalizzazione dell'azienda da parte del Comune. «Non solo – scrivono in modo netto giudici – non sussiste alcun obbligo da parte dell'ente pubblico di finanziare la partecipata in perdita, ma anzi l'intervento pubblico teso a ricapitalizzare la società in caso di perdite non è ammesso se non in casi eccezionali, dovendo le società pubbliche essere gestite sulla base di principi di economicità, efficienza e legalità finanziaria». Frasi che soddisfano l’amministrazione comunale, in particolare il sindaco e l’assessore al bilancio, da sempre contrario a una ricapitalizzazione.

Ora Aamps avrà 60 giorni per presentare la proposta, il piano e la documentazione, con il primo via libera del tribunale ma anche con gli occhi puntati addosso dei fornitori.

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