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Caruso (Pd): macché successo, è una soluzione ad alto rischio
LIVORNO. «E' un disastro, non è un successo. E' tutto il contrario di quello che dicono loro». Pietro Caruso, capogruppo Pd a Palazzo Civico, è un fiume in piena e risponde così alle dichiarazioni...
LIVORNO. «E' un disastro, non è un successo. E' tutto il contrario di quello che dicono loro». Pietro Caruso, capogruppo Pd a Palazzo Civico, è un fiume in piena e risponde così alle dichiarazioni via Facebook del sindaco Nogarin sulla accettazione del concordato in bianco da parte del tribunale fallimentare di Livorno. Lo dice poco prima che alle Corallaie parta il dibattito organizzato dal Pd proprio sull’Aamps: al tavolo dei relatori il segretario territoriale Lorenzo Bacci e quello comunale Federico Bellandi, l’assessore regionale Federica Fratoni, Marco Filippeschi (sindaco di Pisa e presidente della Provincia di Pisa), Luca Menesini (sindaco di Capannori e presidente della Provincia di Lucca) e Alfredo De Girolamo (presidente Cispel Toscana).
«E' gravissimo – prosegue Caruso – che per portare avanti una scelta per partito preso contro il passato, si accetti anche l'idea che 500 persone possano andare a casa. Perché se viene accettato il concordato, vuol significare che il giudice intende dire che c'è anche la possibilità del fallimento».
Secondo Caruso se non ci fossero stati i requisiti per fallire, non sarebbe mai stato accettato un concordato. Quindi questa accettazione della richiesta è un elemento di gravissima preoccupazione. Ora va preparato il piano del concordato che può andare in due sensi – spiega ancora Caruso – un concordato in continuità o in una ristrutturazione del debito. Secondo il capogruppo Pd, se si andasse avanti sulla prima ipotesi si dovrà presentare un piano industriale concordatario che può prevedere di tutto e che dovrà essere elaborato dai vari advisor, poi sottoposto a Vitale, per essere presentato al commissario giudiziale, il quale va all'assemblea dei fornitori e chiede ai fornitori di accettare il concordato. Ma col concordato si potrebbe anche arrivare a prevedere un pagamento del 5-10% delle spettanze dei fornitori.
«A questo punto se il 50 più uno dei fornitori non accetta il piano di concordato – conclude – si va alla messa in liquidazione e al fallimento che porterebbe al disastro dell'azienda e della città. Se venisse invece presentato il piano di ristrutturazione del debito come primo effetto almeno non distruggi l'indotto e salvi posti di lavoro».
Enrico Paradisi
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