Il Tirreno

Livorno

Omicidio in via Roma, c’è un indagato: disposto il test del dna

di Federico Lazzotti
La vittima Zviadi Khurtsidzeil
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La vittima Zviadi Khurtsidzeil

Livorno, a distanza di un mese dal delitto svolta nell’inchiesta della polizia: ancora top secret il movente che lo ha spinto ad uccidere il quarantenne

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LIVORNO. Svolta decisiva nelle indagini sull’omicidio di via Roma. Il delitto che sembrava un rompicapo senza via d’uscita per gli investigatori della squadra mobile: nessun testimone e nessun movente apparente, oggi sembra destinato ad essere risolto. O almeno i segnali sono questi. A distanza di un mese esatto dal ritrovamento del cadavere di Vitali Kimpis, 40 anni, e un passaporto lituano falso che nascondeva una doppia identità, il vero nome era Zviadi Khurtsidzeil, pubblico ministero Gianfranco Petralia ha iscritto un nome nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio volontario.

Attorno all’identità del sospettato c’è però il massimo riserbo. Come anche per il movente che avrebbe spinto l’assassino a colpire il quarantenne con due fendenti mentre rientrava a casa, intorno alle 21,45 dello scorso 6 febbraio davanti allo stabile al numero 326.

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In queste settimane gli inquirenti hanno scavato in profondità nella vita della vittima: le ultime ore trascorse a casa di alcuni amici in via Ascoli, sempre nella zona di Fabbricotti, per poi tornare nella sua abitazione, una lite al lavoro (da calzolaio si era reinventato camionista) a causa di un cambio bruciato e infine i rapporti familiari. È dentro a una vita senza ombre che gli agenti hanno trovato elementi che gli hanno spinti fino a individuare il presunto responsabile. Due le indiscrezioni che filtrano dagli investigatori. La prima riguarda alcune perquisizioni effettuate dagli agenti nei giorni scorsi a casa dell’indagato.

La seconda invece è molto più tecnica. Il pm, infatti, ha affidato l’incarico alla dottoressa Isabella Spinetti, biologa del laboratorio di genetica forense dell’istituto di medicina legale dell’Università di Pisa che ha lavorato anche sul delitto di Francesco Della Volpe. La genetista dovrà infatti andare a caccia, all’interno delle prove periziate dalla polizia scientifica la notte del delitto, di un dna diverso da quello della vittima. A quel punto, serve anche un po’ di fortuna, il codice genetico dell’ignoto sarà confrontato molto probabilmente con quello dell’indagato. Una corrispondenza tra i due dna sarebbe per gli investigatori una prova in più della responsabilità diretta del sospettato nel delitto.

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