Gioco
Mister PalaModì «Sì al progetto basket salvando le identità»
Riccardo Rossato gestisce l’impianto di Porta a Terra «Tre povertà messe insieme non fanno una ricchezza»
LIVORNO. «Se il sindaco chiama io dò volentieri la disponibilità a dare una mano ed entrare nel consorzio: non vedo l’ora di aprire le porte del Modigliani Forum al grande basket. L’esempio del mio impegno per la pallacanestro è la volontà di organizzare, tra mille impegni, i due derby di serie C tra Pielle e Libertas, il primo in programma il 18 marzo. Tra l’altro in questi anni ci abbiamo provato in tutti i modi a far tornare la palla a spicchi di alto livello in quello che è uno dei palasport più belli d’Italia. Ma è capitato spesso che dopo la nostra candidatura, ad esempio per le Final Eight di Coppa Italia oppure per l’All Star Game, Lega e Federazione abbiano poi scelto sedi diverse perché altrove ci sono squadre di serie A e qui no».
Riccardo Rossato è mister PalaModì, ma non solo: è proprietario dell’impianto di via Cecconi, nuova casa della Libertas ed ex sede storica della Pielle. E soprattutto è un appassionato di basket, in più ha idee e buoni agganci anche fuori da Livorno.
Ecco perché il sindaco Filippo Nogarin lo ha nominato come uno degli interlocutori necessari affinché l’idea di un consorzio tra Don Bosco, Pielle e Libertas per rilanciare il basket che conta in città abbia una speranza di vedere la luce.
Rossato, cosa ne pensa del progetto del sindaco?
«Per il momento con Nogarin non ho ancora parlato direttamente. Dell’idea e degli incontri ho saputo, ma credo che si tratti ancora di un progetto embrionale. Quello che mi preoccupa è come la prenderanno i tifosi delle singole squadre, ma - ripeto - se il sindaco è in grado di dare garanzie ben venga».
Una sola prima squadra che punti alla serie A e settori giovanili divisi in ogni società. Secondo lei è la strada giusta?
«Devo dire la verità: non credo nella fusione delle tre società, le singole identità vanno tutelate, è dalla rivalità che tra gli anni Settanta e Ottanta è nata la favola di Livorno basket city. E poi servono soldi e sponsor: tre povertà messe insieme, intendo a livello economico, nessuno si offenda, non fanno una ricchezza. Con la passione che hanno i dirigenti di Don Bosco, Pielle e libertas, avessero avuto i mezzi, la serie A l’avrebbero fatta per conto proprio. Invece risentono tutti dell’assenza di sponsor nonostante i costi di gestione di una squadra di serie A siano in assoluto diminuiti rispetto ad alcuni anni fa».
Quindi lei ha un progetto alternativo?
«Un progetto c’è, ma lo presenteremo a tempo debito, ed è molto più modesto rispetto a quello presentato dal sindaco».
Può anticiparci qualcosa?
«Si tratta di un’idea a lungo termine che coinvolga sia Pielle che Libertas che ad oggi sono le uniche realtà che portano gente al palazzetto. L’obiettivo è quello di creare le condizioni, tra qualche anno, affinché gli imprenditori vedano in Livorno un terreno fertile nel quale venire ad investire e lasciare un seme. Oggi questo appeal la città lo ha perso per colpa di 25 anni in cui qualcosa non ha funzionato...».
C’è un modello da seguire?
«Quello che ha fatto il presidente Sardara a Sassari è l’esempio al quale ambire. Ha fatto sì che una squadra che navigava in cattive acque, diventasse il simbolo di un’intera regione e arrivasse a conquistare addirittura il triplete lo scorso anno. Livorno ha la passione e un grande palasport, non è possibile che in Toscana realtà come Pistoia ci siano davanti. Oppure che Piombino o Cecina, con tutto il rispetto, siano realtà più attrattive della nostra. Ma per raggiungere certi risultati serve pazienza e per farlo bisogna partire da solide basi e non dalle sabbie mobile».
Quali?
«Le risorse umane. Ci sono giocatori e allenatori livornesi che hanno raggiunto grandi risultati fuori dalla città. La loro passione e competenza deve essere una risorsa. La più importante se vogliamo davvero essere competitivi».
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