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Chiccaia, i proprietari vanno in Comune: blocco fuori controllo

Chiccaia, i proprietari vanno in Comune: blocco fuori controllo

LIVORNO. Il foglio che è stato scritto a mano e affisso a una delle porte della Chiccaia racconta le difficoltà che stanno vivendo molte delle famiglie che ancora risiedono nel blocco popolare di...

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LIVORNO. Il foglio che è stato scritto a mano e affisso a una delle porte della Chiccaia racconta le difficoltà che stanno vivendo molte delle famiglie che ancora risiedono nel blocco popolare di Shangai. C’è scritto: “casa abitata”. Come a dire: non sfondate la porta, questa casa non è da occupare.

Ieri un gruppo di inquilini regolari del blocco, molti dei quali diventati proprietari dell’alloggio popolare comprato negli anni passati da Casalp, hanno raggiunto i corridoi del municipio. Hanno salito la scalinata centrale e chiesto di parlare con l’assessora al sociale, Ina Dhimgjini.

Il motivo? «Abbiamo paura, la situazione si è fatta insostenibile, ci sono state altre occupazioni, sfondamenti selvaggi, vivere alla Chiccaia è diventato impossibile».

I residenti lo chiariscono subito: «Non siamo contro chi ha bisogno di una casa, chi si è ritrovato in mezzo a una strada. Ma chiediamo che la situazione sia regolamentata. Anche nel rispetto di chi dovrebbe essere scelto dal Comune per riassegnare gli alloggi che si sono via via liberati. La situazione negli ultimi giorni è precipitata, ormai è senza controllo...».

I residenti hanno paura: dopo il trasloco delle trenta famiglie in Corea, alla Chiccaia ci sono stati altri cinque sfondamenti, in un caso qualcuno è entrato in uno degli alloggi in fase di sgombero e ha portato via lavatrice e stufa. Mentre nel cortile continuano ad accumularsi mobili e rifiuti, si vedono i ratti.

I sette proprietari sono così tornati a chiedere lume all’assessora sul loro futuro, «perché siamo ancora nel limbo: i precedenti amministratori avevano parlato di indennizzo di esproprio e trasferimento in altri alloggi popolari pagando il canone. Ora non sappiamo più niente, chiediamo il rispetto del piano di recupero».

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