Lutto
Case popolari, i redditi non tornano: per più di 800 scatta il ricalcolo
Livorno, è il risultato dei 1700 controlli fatti fare a campione da Casalp sulle dichiarazioni: «Non congruo più del 50%, chiesta agli assegnatari la differenza»
LIVORNO. Sotto i riflettori delle case pubbliche non c’è finito solo il maxi conguaglio del 2012: da una serie di verifiche fatte fare a campione da Casalp su 1.700 inquilini, è saltato fuori che oltre il 50% non è in regola con la dichiarazione del reddito ed è stato quindi necessario un ricalcolo del canone di affitto.
È la stessa presidente del cda di Casalp, Vanessa Soriani, a rivelarlo: «In questo periodo – spiega – sono state inviate anche le richieste, indicate alla voce M in bolletta, corrispondenti al ricalcolo dei canoni effettuato sulla base di verifiche svolte dagli uffici mediante la banca dati dell'Agenzia delle Entrate». «Il canone delle case popolari – spiega – è calcolato come da norma regionale in base al reddito del nucleo familiare, in modo che ognuno paghi per quello che realmente si può permettere di pagare. Durante il 2015 sono stati effettuati controlli a campione sulle dichiarazioni dei redditi effettuate dagli stessi assegnatari e confrontate con i redditi presenti nella banca dati dell’Agenzia delle Entrate. Su un totale di 1700 controlli – fa così sapere – sono risultati non congrui più del 50%». Attenzione: stiamo parlando di assegnatari che hanno comunque diritto alla casa popolare, ma che magari rientrano in una fascia di pagamento diversa da quella dichiarata. Per questi casi, riprende Soriani, «l'azienda ha provveduto quindi a ricalcolare il canone rispetto al reddito reale e a richiedere la differenza agli interessati».
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«Per i prossimi anni – avverte – è previsto un controllo a tappeto delle dichiarazioni degli assegnatari dovuto anche alla possibilità di accesso alle banche dati di riferimento in modo massivo e coordinato: naturalmente, qualora dalle verifiche emergessero situazioni di perdita dei requisiti degli assegnatari, i nominativi saranno comunicati alle autorità competenti».
Così la presidente chiude in polemica: «È veramente difficile – scrive – comprendere come si voglia far passare come ingiuste attività di corretta gestione del bene pubblico». (j.g.)
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