Gioco
«Risanamento Aamps sulla pelle di noi creditori»
Le piccole imprese Cna infuriate: troverete un muro di no «Macché tesoretto, chiamatelo semmai maltolto»
LIVORNO. Macché “tesoretto”, come lo ha definito il presidente di Aamps. Quanto basta per far arrabbiare gli artigiani Cna: «Un tesoretto fatto di soldi di altri? Sarebbe meglio definirlo "maltolto"», parola di Marco Valtriani, direttore di Cna, che se la prende con il fatto che il risanamento di Aamps sia fatto «sulla pelle dei creditori».
«Aamps e Comune troveranno un muro di no da parte dei creditori»: lo ha sottolineato il responsabile sindacale Dario Talini. «Quanto pensano ancora – afferma – che possa esser legittimo esasperare queste persone e la situazione finanziaria delle loro aziende? E' questo fare il bene pubblico? E' così che si trattano dei cittadini? Nessuno ci ha mai risposto a queste domande. Quei soldi non sono di Aamps, sono dei creditori, e di tutta la filiera che ne consegue».
Per Valtriani non è accettabile che «una amministrazione ed una azienda pubblica calpestino così con noncuranza la dignità delle imprese dell'indotto, dei loro lavoratori e delle loro famiglie». Lo ripete schierandosi con le aziende dell’indotto «fino in fondo alloro fianco per supportare le scelte che faranno».
La rabbia dell’organizzazione degli artigiani nasce dagli esiti dell'audizione in commissione bilancio del presidente del Cda dell’ex municipalizzata Castelnuovo e dell’assessore Lemmetti.
«Ho sentito con le mie orecchie in un consiglio comunale Lemmetti – continua Valtriani – urlare che i creditori seguendo la strategia del Comune non avrebbero perso un centesimo: è questa la strategia? Non pagarli e con i loro soldi tappare qualche buco di Aamps? Ci volevano i luminari chiamati al capezzale dell'azienda per studiarla? Non pensare ai danni finanziari che si infliggono in questo modo ad un'impresa che ha lavorato onestamente, puntualmente e responsabilmente per Aamps e per la città, ed ha anche da pagare dipendenti e fornitori, non è per noi accettabile!».
La Cna tiene a ribadire che «il debito va ristrutturato per restituirlo, non speso per tappare i buchi di un'azienda che non ha ancora nemmeno un piano industriale definito». Poi Talini rincara la dose indicando « il vero motivo per tentare la via di un improbabile concordato: essere intanto legittimati a spendere i soldi dei creditori».
La Cna punta il dito: la responsabilità di una eventuale fine di Aamps in caso di mancata accettazione del piano deve riguardare «chi ha scelto di tentare di percorrere questa impervia via di risanamento, anziché mettersi da subito al tavolo con quelle aziende che da anni hanno lavorato in mezzo a mille difficoltà evitando alla città l'emergenza spazzatura: adesso meritano di essere trattate così?».
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