Il Tirreno

Livorno

Acqua dai soffitti e umido ovunque nelle nuove case di Corea

di Giulio Corsi
Alcuni appartamenti all'isolato Giardino di Corea
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Alcuni appartamenti all'isolato Giardino di Corea

Livorno, quaranta giorni fa la consegna degli alloggi in via Gobetti sulle pareti c’è già la muffa e gli ascensori non vanno

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LIVORNO. Elsa Sanguinetti sale le scale con le buste della spesa in mano e scuote la testa: «Non sa come mi manca Shangai».

Lei è Shangai. Un pezzo di storia del quartiere popolare più vecchio della città, al punto da dare il nome a un intero isolato, quello che oggi è il simbolo del dramma e delle contraddizioni dell’edilizia pubblica livornese: la Chiccaia.

«Torno ora da lì, sono andata a comprare il pane e i chicchi», racconta con gli occhi un po’ tristi lei che i chicchi li ha venduti per una vita nel suo chioschetto davanti al blocco di via Nino Bixio.

Ora il quartiere in cui ha vissuto per 86 anni lo ammira tutte le sere al di là dell’Aurelia, affacciandosi alla finestra di cucina della sua nuova casa di Corea, isolato Giardino, in cui abita con la nipote Glenda e i bisnipoti.

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Ma non è solo la nostalgia a farle rimpiangere la sua vecchia casa. No: sono le magagne che giorno dopo giorno lei e gli abitanti delle nuove case popolari di Corea, consegnate appena 40 giorni fa dopo anni di ritardo, annunci, rinvii, lavori bloccati e ripartiti, ditte fallite e appalti riassegnati, stanno scoprendo.

Sono gli ascensori che ancora non funzionano, sono le pareti di cartongesso che costringono i nuovi residenti a bisbigliare per evitare che il mondo sappia i fatti propri, sono le vasche da bagno schizzate di ruggine, le porte che sbattono nei termosifoni, le finestre che lasciano passare secchiate di pioggia. Sono le infiltrazioni, i tubi guasti, l’umido che ricorda più le vecchie case della Chiccaia - anno di costruzione 1933 - che delle palazzine nuove, con tagli interni anche originali, pareti avorio, terrazze e giardinetti, inaugurate a fine gennaio 2016.

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«Prima ci è stato detto che mancava il collaudo degli ascensori - racconta la signora Sanguinetti -, poi hanno cambiato versione e hanno detto che avevano deciso di non metterli in funzione perché volevano evitare che con i traslochi la gente li caricasse troppo e facesse danni. Ora però che i traslochi sono terminati non è cambiato nulla: ci facciamo ancora tutti i giorni i nostri piani a piedi».

Non finisce qui. La storica chiccaia di Shangai mostra una finestra: «Vede quello straccio là per terra? L’altro giorno non abbiamo mai smesso di strizzarlo, l’acqua entrava dalla finestra e arrivava in cucina. E quel termosifone lo vede? Non ha mai funzionato».

La casa profuma ancora di nuovo e la contraddizione diventa un pugno in un occhio quando in camera da letto alziamo gli occhi verso il soffitto: fradicio. Una macchia di umido del diametro di un metro e mezzo sembra stampata e si estende sulla parete sbucando nel bagno attiguo. «E’ bastato che piovesse un giorno e guardi qua: le infiltrazioni si sono mangiate i muri. Ma secondo lei è possibile che una casa con appena 40 giorni di vita sia in queste condizioni?».

E’ la stessa gora che, usciti dal civico 28, ritroviamo al portone davanti, il 31. Luana Marchetti non si è ancora trasferita da via Garibaldi: col marito è qui per prendere le misure per la nuova cucina. «Guardi che bella casa», dice orgogliosa, aprendoci la porta del suo appartamento al pian terreno. «Purtroppo abbiamo tanto umido, teniamo le finestre aperte apposta, speriamo che un po’ d’aria migliori le cose». Indica una parete dell’ampio salone, con vetrata su un giardinetto. «Guardi quante macchie». Il soffitto è pieno di punti di umido, che sono disseminati ovunque, in tutta la casa. «Ci hanno detto che anche gli altri appartamenti sono ridotti così».

In realtà c’è chi sta anche peggio: al civico 39, pian terreno, gli operai di Casalp hanno dovuto abbattere mezzo muro del salotto e parti del bagno e del corridoio. L’assegnatario da tre settimane attende che qualcuno rialzi la parete. «Tutti i giorni mi rimpallano tra Casalp e Comune su chi deve fare i lavori e io non posso trasferirmi», racconta. «Aspettiamo i mobili, viviamo in 5 in 40 metri quadri, ma non c’è verso di trasferirci. Guardi qui: il muro è completamente ricoperto dalla muffa». Tocchiamo una parete: la mano rimane bagnata. «E ci credo: le infiltrazioni hanno invaso i soffitti, le pareti, la casa grondava d’acqua da tutti gli angoli, al punto che se non buttavano giù i muri per trovare il problema qui crollava tutto», racconta. «Stamani (ieri, ndr) sono stato a Casalp, ho dato un ultimatum: se non vengono entro domani (oggi, ndr) ci metto un avvocato. Noi siamo contenti di avere finalmente questa casa nuova, ma com’è possibile che dopo 40 giorni di vita una costruzione abbia questi problemi? Se questo è l’inizio, tra dieci anni altro che Chiccaia».

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