Il Tirreno

Livorno

Il piano industriale coi soldi dei creditori

di Giulio Corsi

Lemmetti annuncia che il Comune non metterà un euro. Castelnuovo: «Un tesoretto dal blocco dei pagamenti, lo investiremo»

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LIVORNO. «Devo fare un piano che oltre a piacere a noi, all'advisor, al commissario e al tribunale, sia accettato dai creditori. Voi lo sapete, vero, che cosa succede se i creditori votano contro? Aamps fallisce». Dopo essere stato ascoltato in una commissione-bilancio ancora una volta molto animata, il presidente Federico Castelnuovo si intrattiene con i lavoratori e mette sul tavolo uno spettro che finora non aveva mai pronunciato: il crac. Lo ripete due volte: «Non so se è chiaro cosa succede se il piano salta. Falliamo». Poi aggiunge: «Nella mia carriera non ho mai scritto un piano che non sia stato accettato dai creditori, ho l’abitudine a presentare piani che siano accettabili». Dunque, gli chiedono i lavoratori? «Come estrema ratio c'è la riduzione del peso dell’organico, che non si può escludere a priori, anche se io ritengo che non sarà necessaria».

L’aveva già detto durante l’audizione rispondendo alle domande dei vari consiglieri (Caruso, Amato, Valiani): può garantire che non saranno toccati i posti di lavoro? «Non posso garantire nulla, garantisco il miglior piano possibile che abbia al suo top il minor sacrificio per i lavoratori».

Ma dalla commissione di ieri è uscita anche un’altra notizia importante: il finanziamento dell’azienda e del nuovo piano industriale, che nelle strategie del Comune e del nuovo cda si intreccia strettamente con i debiti di Aamps e «che - ha detto Castelnuovo - in 6-7 anni permetterà all’azienda di mantenersi in house».

Come sarà pagato quel piano industriale? Non con i soldi del socio, cioè del Comune. «Nelle bozze del bilancio di previsione 2016-18 non sono previste somme aggiuntive sul capitolo legato ad Aamps», ha detto chiaramente l’assessore Lemmetti rispondendo a Raspanti.

E allora da dove arriveranno i soldi necessari, hanno insistito Raspanti e Cannito? Semplice: dai risparmi ottenuti bloccando la moratoria.

Castelnuovo ha parlato di un tesoretto, che da dicembre sta crescendo grazie alla decisione di non pagare i fornitori. Con quei soldi risparmiati l’azienda proverà a finanziare gli investimenti per il suo piano industriale.

«La tariffa 2016 a disposizione dell’azienda - ha spiegato meglio Castelnuovo - è superiore ai costi di funzionamento previsti nel 2016 e rappresenta insieme ad importanti voci di copertura degli investimenti fatti in passato un tesoretto. Un ammontare di denaro non trascurabile, che è insufficiente al pagamento dello stato passivo a oggi, tanto che nei mesi scorsi era emerso un fabbisogno finanziario addizionale per pagare entro due anni la totalità del debito. La procedura concorsuale che congela per un periodo tempo significativo i pagamenti e permette di modulare un piano che deve essere accettato dai creditori, può generare potenziali disponibilità di cassa che se ben investite possono migliorare il piano dal terzo anno in avanti».

Ecco dunque la strategia di Aamps: usare i soldi promessi e non versati ai fornitori con la moratoria, per il piano industriale.

Ma lo snodo sta in questa domanda: i creditori accetteranno di essere i finanziatori del rilancio di Aamps o diranno no?

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