Il Tirreno

Livorno

Idea: bus d’acqua per scoprire la Venezia

di Enrico Paradisi
Idea: bus d’acqua per scoprire la Venezia

I Fossi al centro del convegno del Propeller: cosa prevede un progetto-pilota da 5 milioni di euro

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LIVORNO. Trasformare, recuperare e valorizzare il circuito dei Fossi, sfruttando anche le vie d'acqua come sistema alternativo alla mobilità urbana grazie all'impiego di battelli elettrici. Se n'è discusso in Camera di Commercio al convengo organizzato da Gloria Giani, presidente del Propeller sul quartiere Venezia e lo sviluppo turistico e nautico.

«Per noi le vie d'acqua devono rappresentare un percorso culturale in grado di produrre occupazione e reddito». È Piero Mantellassi, presidente del Consorzio Nautico, accennando alla necessità di riprendere in mano il progetto della Bellana da 1400 posti per togliere dai Fossi le barche più grandi, a introdurre così il lavoro dell’ingegner Andrea Cecconi,che ha presentato un documento per il recupero del cuore antico della città. «La nostra città ha un impianto urbanistico rinascimentale che la rende unica. Siamo noi che non riusciamo a valorizzarla», ha detto Cecconi puntando su tre infiniti categorici: liberare, valorizzare e arricchire».

Liberare la Venezia dalle barche e dalle auto nei punti più caratteristici, liberare gli scalandroni da quella babele di scale, tettoie e canterini improvvisati, ripristinando la dimensione ideale sui tre livelli: acqua, livello cantine e livello strada, che oggi in alcune zone affossate da auto e imbarcazioni, non si percepisce più. Delocalizzare il depuratore dal Rivellino, per aprire l'accesso a nord della città e restituire a Livorno tutte le sue quattro fortezze: oltre alla Vecchia e la Nuova, anche il forte San Pietro e il forte del Rivellino, appunto. Quindi valorizzare le preesistenze con il recupero del patrimonio pubblico, a partire dal restauro delle mura storiche, delle vestigia della Dogana d'acqua e dalla accurata risistemazione di ponti e spallette, agevolando anche gli investimenti dei privati.

Il terzo capitolo è arricchire: creare un tessuto pedonale che colleghi il fronte mare con la Venezia, puntando sul recupero di fortezze e chiese, anche con concorsi idee e progetti forti. «Se riuscissimo a fare tutto questo, potremmo ritrovare le suggestioni che ispirarono i macchiaioli e le poesie di Caproni».

Un anno fa era stato presentato un progetto pilota da 5 milioni di euro per iniziare la valorizzazione di una porzione del quartiere, dal Fosso della Venezia tra il ponte di Marmo e quello dei Domenicani, pedonalizzando gli scali, con il ripristino dei selciati originali in pietra serena sotto l'asfalto e togliendo le barche per collegare le cantine con un pontile galleggiante: 2,5 milioni li avrebbe messi l'Authority, sono stati chiesti alla Regione che ha detto di no, ha concluso l'ingegnere.

Massimo Provinciali, numero due dell’Authority, è favorevole a riproporre il progetto, «facendo capire alla Regione che anche su questo fronte una mano ce la possono dare».

Poi i battelli elettrici degli ingegneri John Scanu e Luca Rivieri, imbarcazioni modulari ad alta tecnologia e manovrabilità (nei Fossi sarebbe una carta vincente) che sul modello dei vaporetti veneziani, potrebbero consentire un utilizzo delle vie d'acqua alternativo al trasporto urbano dei bus, da utilizzare anche a scopo turistico per i croceristi.

A chiudere la serata Pietro Angelini (Navigo) che ha ricordato come a Livorno occorra più integrazione tra i settori nautici per attrezzarsi al più presto e sfruttare al meglio l'economia del mare legata ai grandi yacht: c'è un ritorno interessante alla produzione nel 2016, con prospettive di crescita anche per il re-fit, e Livorno è unico luogo in toscana che consente di progettare barche sopra i 50 metri. Siamo secondi in Italia (davanti a Genova e dietro Trieste) nella classifica delle province in cui la "blue economy" incide maggiormente sulla produzione economica complessiva del territorio: su 2 miliardi di fatturato di mega yacht in Toscana, il 30% è a Livorno.

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