«Acido su auto e scooter e minacce col coltello», così la stalker seriale terrorizzava i suoi ex
Livorno, Yuslayne Guerra Montalvo, 36 anni, ha causato danni a cinque professionisti livornesi: chiesto il rito abbreviato
LIVORNO. A uno dei suoi ex, un professionista livornese di 54 anni, ha danneggiato l’auto e lo scooter versando dell’acido sulla carrozzeria di entrambi i mezzi. Non contenta ha sparso anche uova marce ed escrementi sulla targa all’ingresso dell’ufficio. E per finire, una volta che i due si sono trovati faccia a faccia, gli ha sputato minacciandolo e insultandolo.
Peggio, se possibile, è andata a un bancario di 64 anni, pure lui livornese, che tempo addietro aveva avuto una relazione con la donna. L’uomo quando una mattina si è presentato nella filiale di banca nella quale lavorava, nel pieno centro di Livorno, ha trovato appiccicati alle vetrate della sede alcuni cartelli con su scritto il proprio nome e cognome corredati da offese di questo tenore: «Finocchio di m..., maledetto te e tutta la tua famiglia». E ancora: «Sei un bastardo, io galera per te non ci vado, ammazzo te e quella p...... della tua amica».
È un universo fatto di amori malati e vendette incrociate quello che si apre leggendo gli atti dell’inchiesta dei carabinieri che nel settembre dello scorso anno ha portato all’arresto, in quel caso finì ai domiciliari, di Yuslayne Guerra Montalvo, 36 anni e origini cubane. Una sorta di incubo - almeno stando alle risultanze investigative - per gli uomini con i quali negli anni ha avuto delle relazioni sentimentali. Sì perché quando la storia finiva - secondo gli investigatori coordinati dal pubblico ministero Gianfranco Petralia - la donna iniziava a perseguitarli trasformandosi in una stalker seriale.
Cinque gli uomini che la Procura ha riconosciuto come parti offese nel processo che si discuterà la settimana prossima con rito abbreviato. Si tratta di livornesi che hanno un’età compresa tra i 64 e i 52 anni e dei quali non facciamo i nomi per tutelarne la privacy, anche perché sono le vittime in questo procedimento .In ogni caso hanno caratteristiche simili: un buon lavoro e dunque una certa disponibilità economica, una macchina costosa, spunta anche una Porsche negli atti dell’indagine. E tutti, soprattutto, a distanza di tempo, avrebbero molto probabilmente evitato quella relazione, viste le conseguenze che ora sono finite in procedimento giudiziario.
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Le minacce con l’arma. Leggendo le storie di ognuna delle vittime, infatti, ci sono tratti ricorrenti, un comune denominatore della vendetta, un atteggiamento che la donna avrebbe riproposto tra il 2014 e il 2015, come se fosse una sorta di firma quando il rapporto si concludeva.
Una delle sue cattive passioni, era quella di minacciare i propri ex con un coltello. Un esempio? A una delle vittime avrebbe danneggiato la macchina attraverso rigature e tagli eseguiti i con un grosso coltello sia sulla carrozzeria che sulla cappotta. In un’altra occasione avrebbe addirittura lasciato un grosso coltello sullo zerbino davanti all’abitazione dell’uomo. Stessa sorte è toccata a un altro ex amante. Quest’ultimo, un impiegato livornese di 52 anni, ha trovato la sua Mercedes, lasciata parcheggiata la sera prima vicino a casa, rigata su entrambe le fiancate.
Voglia di vendetta. Tra gli episodi che vengono citati nel capo d’imputazione, le accuse vanno dalle minacce, allo stalking fino ai danneggiamenti e alla violenza privata, ce n’è uno nel quale si intravede la volontà della trentaseienne di trascinare anche l’allora convivente nel suo piano “punitivo” nei confronti di uno degli ex. È la notte del 9 novembre 2011 quando la donna, in preda alla rabbia, obbliga brandendo un coltello l’allora compagno, un livornese che oggi ha 60 anni, ad uscire di casa per andare a picchiare l’ex fidanzato.
«Invece di andare a fare quello che mi era stato chiesto - ha poi raccontato l’uomo agli investigatori - ho trascorso la notte in ufficio pur di sottrarmi a nuove violenze». Peccato però che al ritorno a casa, il sessantenne abbia trovato la serratura della porta cambiata, così da non poter più riuscire ad entrare.
Le fughe. La prima ordinanza di custodia cautelare nei confronti della donna risale al 21 settembre del 2015. In quella occasione la donna venne trasferita ai domiciliari. Ma il rispetto della misura è durata appena due giorni. Il 23 settembre infatti a un controllo dei carabinieri la donna non è risultata a casa e il giorno successivo è stata invece trovata a spasso per le vie del centro pizzicata fuori da un carabinieri che ironia della sorte aveva indagato su di lei. «Sono andata a un corso», avrebbe risposto la donna.
Da allora la trentaseienne è stata trasferita in carcere dal quale ieri mattina è uscita per presentarsi all’udienza davanti al giudice Beatrice Dani.
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