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Inchiesta Aamps: omissioni d’atti d’ufficio, peculato e bancarotta. Ecco le accuse agli otto indagati
Livorno, si allarga l’indagine della Procura sulle presunte irregolarità nella gestione aziendale tra il 2012 e il 2014. Contestati anche false comunicazioni e abuso d’ufficio
LIVORNO. False comunicazioni sociali, impedito controllo e abuso d’ufficio. E ancora: induzione indebita a dare o promettere utilità, rifiuto o omissioni di atti d’ufficio, malversazione ai danni dello Stato. E per finire le accuse più gravi: la bancarotta fraudolenta e soprattutto il peculato. Una contestazione, quest’ultima, che apre uno scenario ancora più inquietante sul passato di Aamps: all’interno della società - secondo gli inquirenti - oltre alla sistematica alterazione dei conti, un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio si è appropriato di denaro o di beni della stessa spa.
Sono queste tutte le ipotesi di reato che la Procura contesta a vario titolo agli otto indagati nell’ambito della maxi inchiesta, ancora top secret per buona parte dei nomi, che riguarda la vecchia gestione di Aamps, l’azienda dei rifiuti di proprietà al 100% del Comune di Livorno, tra il 2012 e il 2014. E che oggi accusa una emorragia in bilancio di milioni di euro.
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Dunque, un pezzo per volta, si chiariscono i contorni di un’indagine che ad oggi fa tremare soprattutto la vecchia gestione dell’azienda, targata Pd, ma rischia in futuro - a seconda delle recenti e future scelte - di scalfire anche quella pentastellata. Soprattutto dopo che nei giorni scorsi, la nuova dirigenza dell’azienda ha dato concretezza all’indirizzo politico della giunta, presentando in Tribunale la richiesta di concordato preventivo per Aamps. I nuovi particolari che riguardano l’indagine penale aperta lo scorso anno e condotta dal nucleo di polizia tributaria della Finanza e coordinata dai pubblici ministeri Massimo Mannucci e Arianna Ciavattini, emergono dall’ultimo consiglio di amministrazione dell’azienda che ha sede in via dell’Artigianato.
Nell’ultimo Cda, che si è tenuto il 23 febbraio scorso, al terzo punto dell’ordine del giorno, era infatti previsto il “Conferimento di incarico legale per assistere la società - è la dicitura - nel procedimento n° 4623/2015”. Proprio l’inchiesta della procura che fa riferimento ai presunti illeciti nella gestione di Aamps e che ora - come poi deliberato dal cda - sarà seguita dall’avvocato Luca Di Stefano, del foro di Milano e associato allo studio del collega Luca Lanzalone (scelto come consulente per il concordato).
Il presidente Federico Castelnuovo - a quanto risulta dagli atti - informa il consiglio - che la società risulta parte offesa nel procedimento - e si ripete il numero dell’indagine - iscritto a modello 21. Una semplificazione giuridica, insomma un gergo tecnico, per dire che le persone iscritte sono note e nei confronti di ognuna sono contestate delle ipotesi di reato. Ad oggi, però, sono soltanto due i nomi emersi: quello dell’ex assessore al Bilancio e del direttore generale di Aamps fino al gennaio 2015.
Entrambi, già interrogati dal pm, sono accusati di indebita induzione a dare o promettere utilità. Nello specifico si tratta dello sconto sulla Tia, circa 250mila euro, che in concorso avrebbero accordato alla ditta di trasporti Fratelli Elia. «Si tratta comunque di un unico filone investigativo», spiegarono gli inquirenti all’inizio di febbraio quando l’indagine venne a galla. Ecco dunque che oggi, con le nuove informazioni, questa indiscrezione viene confermata, mentre restano ancora nell’ombra gli altri sei nomi coinvolti nell’indagine.
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