Gioco
I ricordi del Classico in una lettera al prof Spinelli
La lettera dell'ex studente a uno dei docenti storici del licelo classico dove ha insegnato fino alle fine degli anni Sessanta
È scomparso all’età di 94 anni il professor Luciano Spinelli, un’istituzione del vecchio liceo classico Niccolini Guerrazzi, insegnante stimato da generazioni di alunni e colleghi.
Pubblichiamo il ricordo di Marco Rossi:
Inizio la mattina come sempre, scorrendo il Tirreno, e scopro che sei morto, caro professor Spinelli.
Per un po' resto basito perché anche l'ultima volta che ti avevo parlato, qualche mese fa', m'eri sembrato la stessa roccia di sempre: alto ad asciutto, signorile e sicuro di te, nonostante la sordità galoppante che però nessuno poteva sospettare nei tuoi modi garbati e sicuri. Poi vedo che in realtà avevi 94 anni ed allora, beh, mi scappa un sorriso ed un sospiro…
La cosa avrebbe potuto anche finire lì, con alcune telefonate ad amici ed al presidente dell'Associazione Ex Studenti del Liceo Classico…
Il pomeriggio, però, sono in Via Grande ed una ragazzina che avrà avuto si e no 16 anni urta mia moglie al mio braccio ed invece di scusarsi le dice Vaffanculo! perché non s'è spostata allo scopo di farla passare. Alla mia protesta la scapestrata mi urla di star calmo e mi mostra il medio della destra come a confermare pure a me l'insulto. Io mi guardo attorno confuso, ma nessuno sembra essersene accorto e temendo d'apparir fascista e rincoglionito seguo gli strappi della mia dolce metà che mi porta via…
In Via Cairoli, infine, incontro mio nipote ventenne colla sua ragazza, due belle facce pulite e sorridenti che si fermano a parlar con me quasi interessati alla mia figura d'altri tempi. Nel salutarli bacio la mano alla gentile giovinetta e mia moglie mi sussurra che con una giovane non si fa…
Ed allora, tornando alla macchina, mi scopro a ricordar episodi ormai sepolti nella memoria, come il professor Torrigiani, esimio docente universitario di Analisi e presidente della Provincia, che se ne andava in bici colla farfalla al collo della camicia sotto il suo bel pizzetto tanto retrò quanto risorgimentale, e la moglie, professoressa di Storia dell'Arte allo Scientifico, che spiegava agli studenti come il consorte a volte, durante una sua conferenza, si adirasse di fronte a certe domande perché credeva ancora in ideali superati come il rispetto e l'impegno. Rammento il professor De Luca finire le interrogazioni anche nel corridoio del Liceo Classico perché la sua lezione era finita ed una studentessa aveva creduto di sfangarla fingendo un malore della durata necessaria a terminar l'ora di Matematica. Risento la professoressa Giordanengo rimproverarmi sullo scalone del Classico perché colla presidenza del Circolo Studentesco Niccolini rischiavo di non studiare più.
Riascolto i bidelli Mataresi, Barsotti e Faenzi spiegarmi che i professori non erano str… come pensavo ma intendevano aiutarmi a crescere nel modo migliore. Mi domando come mai allora, nonostante docenti rigorosi e impegnativi, nonostante programmi pesantissimi (quali traduzioni dall'italiano in greco nemmeno in programma o compiti di fisica, pur'essi non a programma), nonostante voti sempre tiratissimi (chi se lo sognava un 9?), nessuno, dico nessuno (ne' studente ne' genitore), si sognasse nemmeno, non dico di protestar modestamente, figuriamoci di far ricorso alle autorità chiedendo ispezioni come ormai, invece, di prassi.
Ricordo anche te darmi un bel 4 quel giorno che, folle esibizionista, mi offrii volontario a Storia e scoprii come la memoria prodigiosa che mi aveva sino ad allora permesso successo alle Medie, lì, al Classico, non bastasse più e dovessi, ahimè, sporcarmi le mani e mettermi a studiar sodo.
Nello scoprirmi dinosauro estinto, o mammuth (lontano parente, questo, di animali tuttora viventi), decido di scriver di te e di quel passato proustianamente irrecuperabile al quotidiano che mi ha fatto saper del tuo decesso, se non altro per salutarti a voce alta e con più spazio di un semplice necrologio, come meriterebbero tutti i livornesi di spessore e non solo quelli di cui si ricordano i cronisti.
Perché tu, professor Luciano Spinelli, nel corso di una lunga carriera iniziata nel 1945 a Gioia del Colle (Bari), dopo studi col presidente Ciampi per compagno, non eri stato docente di Lettere solo al Liceo ed al Ginnasio di Via Ernesto Rossi (dal 1950 al 1961 e poi dal 1963 al 1968) ma anche a Colonia, Istanbul ed infine Lussemburgo (dal 1969 al 1986 prima della pensione).
Però non ti voglio ricordare per i tuoi successi professionali, no, ti voglio dir ciao per l'autorevolezza con cui accompagnavi tutti i tuoi allievi verso una vita che sapevi sarebbe stata impegnativa ma anche possibile di soddisfazioni se solo essi avessero acquisito ciò che il passato poteva insegnar loro e, su tale base, avessero lavorato sodo rispettando gli altri e chi li aveva preceduti.
Con in mente quel grande passato dell'umanità che tu e tutti i professori della tua generazione (ormai interamente con te conclusa) mi (ci) avete trasmesso, e con un sapore d'amaro in bocca nel dirti nuovamente grazie, pertanto, ti saluto lanciando un ultimo barrito disperato: et iam sùmma procùl/villàrum cùlmina fùmant/màioresque cadùnt/altìs de mòntibus ùmbrae…
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