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Calcioscommesse, mister Tosi prosciolto «Ora tutti sanno che sono incorruttibile»
L’allenatore livornese era finito nell’inchiesta Dirty Soccer per le partite truccate ed è stato l’unico giudicato innocente
LIVORNO. Prosciolto. Marco Tosi è un uomo libero. Innocente e libero. E può gridare al mondo tutta la sua felicità. L'incubo dell'allenatore livornese si è dissolto quando nei giorni scorsi il Tribunale federale nazionale della Figc ne ha accertato la piena e incontrovertibile estraneità rispetto alle accuse di presunti illeciti sportivi relativi al periodo in cui è stato alla guida della Pro Patria da metà dicembre 2014 al 30 gennaio 2015.
Il suo nome era finito nell'inchiesta Dirty Soccer sulle partite truccate avviata dal Tribunale di Catanzaro e da cui era scaturita l'indagine della giustizia sportiva.
Tosi, si è tolto un peso. Come si sente?
«Mi sto riprendendo. Ho vissuto il disagio di un uomo perbene finito nel tritacarne. Ho passato mesi durissimi e ora sto cercando di mettermi tutto alle spalle. C'è stato un momento in cui ho pensato di mettermi a fare altro nella vita, ma la consapevolezza della mia innocenza mi ha fatto tener duro. Di certo la vicenda umana e processuale è stata dolorosa e logorante. D'ora in poi mi batterò affinché la mia immagine che è stata lesa in questi mesi, sia riabilitata nelle sedi opportune e anche a livello mediatico».
Dica la verità: ha temuto il peggio, specie dopo la richiesta della Procura Federale di condannarla a quattro anni di squalifica...
«Sì. Dalla richiesta alla sentenza sono passati quindici giorni: un lasso di tempo lunghissimo rispetto alla prassi della giustizia sportiva. La mia innocenza la si poteva evincere dalla semplice lettura degli atti dell'istruttoria, ma dopo tutto quello che mi era successo il timore di rimanere senza colpa nella rete era elevato. Certo, ora che sono stato prosciolto con formula piena e ho dimostrato a tutti la mia correttezza morale e professionale, mi sento un uomo nuovo perché l'aspetto umano di questa vicenda per me viene ancor prima di quello professionale».
Lei non era l'unico tesserato della Pro Patria sotto inchiesta. Agli altri com'è andata?
«Sono stati tutti condannati. Alcuni sono stati addirittura radiati. Anche questa è una ulteriore prova della mia innocenza, se non bastasse il fatto che sono stato l'unico prosciolto in tutto il filone d'indagine. La Procura Federale, tra l'altro non ha impugnato la sentenza che è quindi passata in giudicato, per cui la mia innocenza è stata sancita in via definitiva».
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Tra l'altro la giustizia sportiva è molto più stringente di quella ordinaria, vero?
«Esatto. Per i tribunali si è innocenti fino a prova contraria. Per la Federazione si è colpevoli e si deve dimostrare la propria estraneità ai fatti. Contrariamente al codice penale, il codice di giustizia sportiva segue il principio della "soddisfacente probabilità" e per questo l'atteggiamento nei confronti dell'indagato presuppone molto spesso che egli non possa non aver saputo o non essersi accorto di eventuali illeciti. Sono stato prosciolto: significa che sono 'particolarmente innocente'».
Chi si sente di ringraziare?
«Sicuramente i miei avvocati Ugo Boirivant e Paco D'Onofrio, indispensabili per il conseguimento di questo risultato, che mi hanno aiutato e sostenuto. E poi gli amici veri, quelli di sempre. In questo segmento doloroso della mia vita ho capito chi sono quelli su cui posso contare e le persone che mi si avvicinavano per interesse, magari per chiedermi un favore o per avere una consulenza tecnica. Infine - ma primariamente per importanza - la mia famiglia; in particolare mia moglie Monica, che mi è stata vicina durante questo brutto periodo, e mio figlio Tommaso, che mi ha dato un enorme aiuto a gestire l'inusuale vicenda, tra avvocati, interrogatori e sentenze».
Resta aperta l'inchiesta della Procura di Catanzaro: la giustizia ordinaria sta ancora lavorando...
«Sì, ma sono sereno. Entro l'estate è prevista l'udienza preliminare di quel processo, ma in virtù degli atti del Tribunale Federale l’avvocato Boirivant – che mi tutela nell'inchiesta di Catanzaro - chiederà l'archiviazione della mia posizione e il non luogo a procedere, che porta all'assoluzione diretta. Non appena la giustizia sportiva trasmette gli atti che accertano la mia innocenza a quella ordinaria, la mia posizione sarà chiarita anche in quella sede. Non possono esserci dubbi».
Adesso si sente pronto per tornare ad allenare?
«Sì. Tecnicamente avrei potuto farlo anche quando ero sotto inchiesta, ma non avevo la serenità necessaria per guidare un gruppo di uomini. Adesso però ho una voglia matta di tornare. Sono pulito, innocente e nessuno può parlarmi alle spalle. Se mi chiamano, sanno che sono incorruttibile. Non potrei essere che così visto che lealtà sportiva e correttezza hanno sempre caratterizzato il mio impegno professionale».
Il suo sogno nel cassetto?
«Come livornese, in futuro sarebbe bellissimo poter allenare il Livorno. Avere una possibilità nella società in cui ho dato tanto come calciatore e allenatore, e ricevuto tanto anche in termini di solidarietà nel periodo più cupo di questa vicenda».
Il rapporto con il calcio è cambiato?
«Rispondo con una frase del mio amico Antonio Filippini, ex amaranto e ora tecnico del Lumezzane: “Il calcio è una brutta bestia, ma certe persone che sono al suo interno sono anche peggio”. La passione resta, ma avendo acquisito una più profonda consapevolezza di quelli che possono essere i rischi di questa professione, cercherò di svolgerla con ancora maggior attenzione».
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