Il Tirreno

Livorno

17 operai senza stipendio perché Aamps non paga

di Giulio Corsi
17 operai senza stipendio perché Aamps non paga

Il presidente della cooperativa Pegaso: «Abbiamo un credito di 150mila euro per saldare i lavoratori chiedevamo fidi alle banche, ma ora non ce li danno più»

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LIVORNO. L’ultimo spicchio dello stipendio di dicembre è stato pagato proprio in questi giorni. Spezzettato in quattro tranche da 250 euro ciascuna per i dipendenti maschi e da 125 euro per le donne (che hanno orari e salari ridotti) è arrivato sul conto corrente dei lavoratori a gocce e con due mesi di ritardo.

Lo stipendio di gennaio e febbraio invece non è arrivato e non arriverà. Se lo sono preso le banche. E lo stesso accadrà con la paga di marzo.

«Capite perché sono disperato? Ho 17 lavoratori sulla coscienza, padri e madri di famiglia a cui non so dare una risposta, non so dire con quali soldi devono campare sebbene tutti i giorni vadano regolarmente a lavorare», racconta con la voce tremante e le lacrime agli occhi Claudio Porri, presidente della cooperativa Pegaso, che per Aamps da sei anni effettua le pulizie civili (uffici e bagni della sede di via dell’Argianato) e industriali (nastri trasportatori, tramogge, preselezionatore e termovalorizzatore).

La storia dei lavoratori di Pegaso è l’altra faccia del caos-Aamps, emblema di un indotto formato da decine di piccole ditte e centinaia di dipendenti, che da anni è tenuto sulla corda dai ritardi nei pagamenti dell’azienda comunale e che col concordato ha preso il colpo del ko.

LA MORATORIA ROSI. «Quando a inizio 2012 Angelo Rosi ci chiamò e ci propose la famosa moratoria, dovevamo avere 293mila euro - ricorda Porri -. Accettammo di dilazionare il nostro credito e di rinunciare agli interessi, come fecero gli altri. Era l’unica strada, ma da allora Aamps rispettò l’impegno: ogni tre mesi ha sempre pagato la rata pattuita di 14mila euro. Non c’è mai stato un ritardo, mai. Per noi la moratoria sarebbe scaduta a settembre di quest’anno».

IL BLOCCO DEI PAGAMENTI. «Sarebbe», dice Porri, e il condizionale è d’obbligo, perché la recente scelta dell’azienda di andare al concordato ha bloccato i pagamenti arretrati a tutti i fornitori. «La tranche che era prevista a dicembre non ci è stata pagata, per questo una ventina di giorni fa abbiamo presentato un decreto ingiuntivo (adesso sospeso proprio per la prenotazione del concordato in tribunale, ndr). Ci restavano da avere 56mila euro, quattro quadrimestri di moratoria - continua il presidente di Pegaso -. Purtroppo però il nostro credito è assai più alto».

IL CORRENTE PAGATO CON SEI MESI DI RITARDO. In totale Pegaso deve avere circa 150mila euro: perché se Aamps, fino a dicembre scorso, è stata puntuale nel rimborso della moratoria Rosi, non altrettanto ha fatto col pagamento del corrente: «Dobbiamo riscuotere sei mesi del 2015, da luglio a dicembre - racconta Porri -. Fino a due anni fa venivamo pagati a 60 giorni, poi i tempi si sono molto allungati. All’inizio dell’anno scorso si è balzati a 120 e in pochissimo tempo si è arrivati a 180 giorni: significa che riscuotevamo sei mesi esatti dopo aver effettuato il servizio previsto nel contratto. E così lo scorso novembre siamo stati pagati per il lavoro di maggio e a dicembre per quello di giugno. Poi i rubinetti si sono fermati. L’azienda ha deciso di andare al concordato e di non pagare più, non soltanto la moratoria Rosi, ma neanche gli altri debiti che nel frattempo aveva maturato».

IL RICORSO ALLE BANCHE. L’unica soluzione davanti al ritardo nei pagamenti per l’indotto è stato il ricorso alle banche: perché se Aamps non pagava i fornitori, questi hanno continuato a pagare i propri lavoratori. Come? Indebitandosi. «Per pagare gli stipendi abbiamo chiesto fidi e anticipazioni e portato a garanzia le fatture di Aamps. Le banche erano sicure che quei soldi sarebbero comunque arrivati, seppur sei mesi dopo», racconta Porri. «Ora però gli istituti di credito vogliono rientrare, sanno che la scelta del concordato potrebbe finire per ridurre i nostri crediti dell’80, del 90 per cento, praticamente cancellarli. E così hanno bloccato i fidi e non accettano più le fatture di Aamps a garanzia».

STIPENDI BLOCCATI. Congelata la moratoria Rosi e i pagamenti arretrati del 2015, da inizio 2016 Aamps ha ripreso a pagare il corrente: «Purtroppo però quei soldi non ci arrivano - racconta il presidente di Pegaso -. Non appena toccano il conto, la banca se li prende. E’ per questo che da due mesi non paghiamo gli stipendi».

17 FAMIGLIE DISPERATE. «La nostra è una cooperativa piccola, formata da 22 soci lavoratori - spiega Porri -. L’Aamps è il pilastro della nostra attività. Abbiamo piccoli appalti con l’acquario, la Cna, una ventina di condomini, ma si tratta di cifre piccole, ininfluenti davanti a quel maxi-credito».

Su 22 lavoratori di Pegaso, 17 sono impiegati solo per Aamps: 6 uomini e 11 donne. «Gli uomini lavorano otto ore al giorno, tutti i giorni, nelle pulizie industriali per un guadagno che non supera i mille euro al mese, le donne invece hanno dei part time due volte a settimana per 400-450 euro al mese. Sono soldi decisivi per la vita delle loro famiglie. Ecco perché oggi siamo alla disperazione oltreché infuriati. Gli stipendi di dicembre li abbiamo pagati a tranche, gli ultimi due quarti grazie ad un bonifico di Costa per l’acquario e a 4000 euro della Cna arrivati proprio l’altro giorno».

«RISCHIAMO DI CHIUDERE». Non finisce qui: perché per fare le pulizie servono i materiali. E anche Pegaso ha i suoi fornitori, incastrati a loro volta nella catena. «Mi stanno massacrando, vogliono giustamente ciò che gli spetta - racconta Porri -. Non siamo più in grado di dare neanche le scarpe antiinfortunistiche ai lavoratori, le tute. Rischiamo di chiudere per sempre, in due anni ci siamo mangiati la riserva straordinaria e le quote sociali, il 2015 registra 42mila euro di perdita. Siamo sul baratro, ma io non mollo. Non posso accettare che una società pubblica pensi di rimettere a posto i conti semplicemente non pagando aziende che le hanno prestato un servizio».

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