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Si è spento il pittore Nedo Luschi, fu fra i "padri" del Rotonda
Alle soglie dei cent'anni si è spento Nedo Luschi, decano dei pittori livornesi, per otto anni presidente del Gruppo Labronico
LIVORNO. Si è spento alle soglie dei cento anni il pittore Nedo Luschi, il decano dei pittori livornesi: li avrebbe compiuti il 6 giugno del prossimo anno. A dare la notizia della scomparsa, che ha suscitato vasto cordoglio nel mondo livornese degli appassionati d’arte, è il Gruppo Labronico, il cenacolo di artisti labronici con quasi un secolo di storia alle spalle (ora guidato da Gianfranco Magonzi), del quale Luschi era stato presidente dal ’93 per otto anni.
Proprio il Gruppo Labronico ricorda che Luschi, “noto anche per la sua attività di floricultore”, ha vissuto “un’intensa vita d’arte iniziata alla scuola di Beppe Guzzi e all’ Accademia di Brera” e ha preso parte “con premi e riconoscimenti, a collettive nazionali e internazionali” (tra le quali la Quadriennale Romana e Artegiro, insieme a diverse mostre personali.
Il suo nome resta legato al premio Rotonda, che aveva fondato “insieme a Mario Borgiotti e Renzo Casali nel 1953” a Livorno e “poi ha sempre seguito”. Del resto, - come ricorda Magonzi – “per tutta la seconda metà del secolo scorso, Luschi è stato a Livorno un infaticabile organizzatore d’arte a cui si deve molto”: non solo aveva guidato il Gruppo Labronico come si è detto ma era stato anche presente in molte giurie e nell’allestimento di varie iniziative.
Alle mostre del Gruppo Labronico Nedo Luschi ha partecipato “fin dalla XXI mostra nel 1947 e anche all’ultima, ordinata da dicembre a gennaio scorsi al Museo Piaggio a Pontedera, erano esposte due sue opere di solido impianto”, sottolinea il presidente del Gruppo.
La sua parabola artistica copre l’arco di larga parte del Novecento: come spiegava Luciano Bonetti presentandone la figura, Luschi aveva iniziato “a dipingere giovanissimo subito attirando l'attenzione dei colleghi più anziani (Nomellini, Romiti, March, Natali, Guzzi, Borgiotti ecc.), del pubblico e della critica”. Aggiungendo poi una sottolineatura dedicata alla sua tecnica "materica": “Abbondanti i colori sulle sue tele e pennellate irruente, decise, spontanee; pittore innamorato del vero, un vero interpretato con un linguaggio personalissimo, riconoscibile a prima vista. Nessuna incertezza nelle sue interpretazioni eseguite sempre col proposito di afferrare l'essenziale del tema affrontato, sempre eliminando i particolari inutili. Un moderno, dunque, scaturito però dalla gloriosa tradizione post-macchiaiola, tradizione che Luschi ha sempre rispettato ed amato”.
Parenti e amici daranno a Luschi l'ultimo abbraccio sabato 27 mattina: il funerale è previsto alle 9,30 alla camera mortuaria.
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