Il Tirreno

Livorno

Il barista rapinato a Torretta «Per potermi liberare ho mangiato lo scotch»

di Alfredo Faetti
Il barista rapinato a Torretta «Per potermi liberare ho mangiato lo scotch»

Il racconto di Angelo Pocai, aggredito e legato da banditi armati nel suo locale a Torretta

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LIVORNO. La macchina prepara un caffè dietro l’altro e nel locale è un via vai di gente. «Come stai?» chiede uno. «Allora, avuto paura, eh?» sdrammatizza un altro. «Carogne» tira corto una signora, incoraggiando poi l'uomo dietro al bancone. «Grande Andrea». Andrea è Angelo Pocai, 38 anni, la vittima della rapina consumata nel suo locale mercoledì sera, 24 febbraio, quando i banditi lo hanno legato e chiuso dentro il cucinotto mentre svuotavano le casse delle slot machine. «Hai avuto paura?» insiste un signore. Andrea (così come lo chiamano tutti) alza le spalle. «Ho cercato di tenere sotto controllo la situazione» spiega, facendo intendere che se hai una pistola puntata contro la faccia, il primo pensiero che ti attraversa la testa è quello di mantenere il sangue freddo. «Gli eroi fanno una brutta fine» continua, spiegando che per riuscire a liberarsi ha ricorso a tutta la sua forza interiore. «Per liberarmi dallo scotch sulle labbra l’ho strappato via a suon di morsi, poi sono andato in cerca di aiuto».

Il bar La Torretta sembra il solito di sempre. Le slot sono state chiuse nuovamente e la sala è in ordine. Soltanto la porta del cucinotto, dove il titolare è stato rinchiuso dai rapinatori, mostra anche i segni dell'accaduto. È stato proprio lui, Andrea, a sfondarla non appena i criminali se ne erano andati. «Quando è calato il silenzio e non volava più una mosca l’ho sfondata dando un calcio all’altezza della maniglia e mi sono liberato». E se questa è stata la fine, l'incubo si è materializzato poco prima, intorno alle 21. «In tutto la rapina sarà durata circa mezz’ora - racconta il titolare - anche se in quei momento era difficile avere la sensazione del tempo».

I banditi, nascosti da un passamontagna e occhiali da sole sportivi, entrano nel locale all’ora di chiusura, quando ormai non c’è più nessuno. «L’avevano studiata bene», dice Andrea sicuro: «Erano fuori e quando hanno visto che ormai il bar era vuoto sono entrati. L’ultimo cliente era andato via da appena cinque minuti». Il titolare in quel momento sta mettendo in ordine le ultime cose quando ha sentito dei passi. «Quando mi sono voltato mi sono visto la pistola puntata all’altezza del viso. Tutti mi chiedono se le armi erano vere o dei giocattoli, ma quando hai una pistola puntata contro, l’unica cosa che vedi è il buco della canna».

I rapinatori ormai sono dentro e con un accento dell’est minacciano il 38enne. «Io gli ho consegnato subito l’incasso, ma loro mi hanno chiesto le chiavi - continua - e mentre uno mi teneva sotto tiro, l’altro ha chiuso le saracinesche: le ha chiuse a colpo sicuro, trovando subito la serratura. Anche questo è un segno che conoscevano il locale».

Il passo successivo è lo scotch, che i banditi avevano portati con sé: lo useranno per legare le mani a mo’ di preghiera ad Andrea, dal polso fino alla punta delle dita come fosse una fasciatura, ma anche per tappargli la bocca. A quel punto lo spingono fin sulla soglia del cucinotto e per farlo entrare gli danno una botta con il calcio della pistola all’altezza del collo. Lui però mantiene il sangue freddo. Se ne sta zitto dentro lo stanzino, ascoltando i criminali che stanno scassinando le slot, per un bottino di mille o duemila euro. Probabilmente nel cambiamonete, vicino alle slot, c’erano ancora più soldi, ma non sono riusciti a scassinarlo.

«Quando è calato il silenzio ho capito che era il momento di uscire, ma non potevo liberare le mani. Il nastro sulla bocca, invece, sono riuscito a strapparlo via mangiandolo». Nel senso che lo ha strappato a morsi e poi lo ha sputato. «A quel punto sono uscito in strada, ma nessuna auto di è fermata - continua il barista - Poi è passato un ragazzo in scooter e per riuscire a fermarlo mi sono messo in mezzo alla strada». Poi l’allarme e il trasporto in ospedale.

Due giorni dopo Andrea è di nuovo dietro al bancone, salutato da tutti i fedeli clienti di Torretta. «Non è semplice però» sospira. In neanche due anni infatti ha già subito due furti con scasso: la prima dopo un mese dall’apertura e la seconda circa un mese fa. E adesso la rapina. «Non è facile andare avanti così: io lavoro in questo bar tutti i giorni tutto il giorno e riesco anche a dare un posto a due ragazzi. Ma se questa è la situazione posso prendere anche in considerazione l’idea di chiudere».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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