Il Tirreno

Livorno

Concordato in tribunale, l’azienda è al riparo

di Giulio Corsi
Concordato in tribunale, l’azienda è al riparo

Nogarin annuncia il deposito dell’atto, ma in consiglio esplode la protesta dell’indotto: «Così ci state rovinando»

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LIVORNO. Ieri mattina il presidente di Aamps Federico Castelnuovo ha depositato la prenotazione di concordato preventivo in bianco alla cancelleria del tribunale di via De Larderel. L’ha comunicato il sindaco Nogarin aprendo un consiglio comunale fiume, iniziato alle 18 con un’ora netta di ritardo, terminato a tarda notte e sospeso attorno alle 20 - per una mezzora - dal presidente Esposito a causa dell’intervento della Digos per interrompere la contestazione di un cittadino nei confronti del sindaco.

Ora dunque Aamps si trova dentro una bolla protettiva, che la riparerà da ingiunzioni, pignoramenti e istanze di fallimento. Nel frattempo dovrà essere presentato il piano di concordato. A quel punto tutto tornerà in discussione: il giudice dovrà decidere se accettare o meno la richiesta dell’azienda e poi saranno i creditori ad avere l’ultima parola.

«Pur non essendo previsto un termine per comunicare e motivare l'accoglimento o il respingimento dell'istanza - ha commentato Nogarin in una nota - auspichiamo che i giudici possano esprimersi serenamente nel merito, valutando le tempistiche che ritengono più opportune. Nel frattempo l'azienda viene messa al riparo da eventuali procedure che, potenzialmente, avrebbero potuto bloccare le attività ordinarie e i servizi erogati a favore della cittadinanza».

In aula poi il sindaco ha voluto sottolineare anche come il presidente Castelnuovo «mi abbia detto che con particolare sofferenza è stato compiuto il tutto in 30 giorni, quando normalmente queste pratiche vengono fatte in due, tre mesi. L'iter è iniziato, tutto ciò che era piovuto su Aamps ora viene bloccato in attesa che si inizi una strada di dialogo più intensa che finora».

Da lì è iniziato un dibattito infuocato, che ha visto le opposizioni incalzare a lungo il sindaco e l’assessore Lemmetti, che hanno però deciso di evadere molte domande.

«E’ interessante scoprire che dal 26 novembre, giorno in cui avete deliberato il concordato, fino ad oggi siano passati solo 30 giorni - ha aperto il dibattito il capogruppo del Pd Pietro Caruso -. Sindaco, ha detto che si può avere un dialogo più approfondito: con chi?».

«Con me - ha urlato un creditore, presente tra il numeroso pubblico -, che devo avere 170mila euro da Aamps».

Nogarin ha ripreso la parola, rispondendo a Caruso: «L'ha detto Castelnuovo, non io. Io ho riportato ciò che mi ha detto al telefono il presidente di Aamps. Si può iniziare un dialogo con i creditori che non esclude un accordo giudiziale e dunque una ristrutturazione del debito che è parte integrante della questione. Il vantaggio è che ora ci si può concentrare con creditori e fornitori».

Proprio i creditori sono diventati protagonisti del consiglio. E non solo per l’interpellanza presentata da tutti i capigruppo dell’opposizione (Amato, Pecoretti, Caruso, Cannito, Valiani, Raspanti) che chiedevano al sindaco se sono stati fatti incontri con l’indotto o con le associazioni di categoria, cosa è stato dibattuto, quali sono stati gli esiti, se ci sono stati accordi con le imprese.

«Non abbiamo incontrato nessuno, lo fa il cda, non l'amministrazione», ha risposto telegraficamente Nogarin.

«Il sindaco risponda alle nostre domande - ha replicato Elisa Amato -. L'interpellanza è rivolta a lei e non al cda. Il 30 novembre è stato chiesto con un emendamento del consigliere Esposito all'atto di indirizzo della giunta, di poter spostare i termini dell’assemblea dei soci per il concordato, in modo da effettuare incontri con i creditori. Avete fatto incontri, avete risposto alla nota della Cna? Continuiamo a non sapere niente. Cosa avete fatto verso l'indotto?».

E Cannito ha ribadito: «Lei ha un obbligo amministrativo, politico e morale di rispondere. Risponda alla città a queste sei domande. Sono state fatte a lei, non a Castelnuovo. Dovete rispondere a consiglieri che rappresentano l’80 per cento dei cittadini che hanno votato l’8 giugno». Mentre Raspanti ha aggiunto: «Non è moralmente ammissibile che gli errori commessi da amministratori pubblici vengano scaricati sulla collettività, in questo caso sull'indotto».

Nogarin ha replicato, attaccando: «Questa confusione è creata ad arte da alcuni consiglieri. Avete problemi di memoria, vi ricordo che a seguito di un intervento fatto dal presidente del collegio sindacale l'azienda si sarebbe trovata davanti all’istanza di fallimento, avrebbero portato i libri in tribunale. C'è stata anche telefonata a Carpano per avere una settimana in più e interpellare l'indotto come viene chiesto qui. Lo abbiamo fatto come ci eravamo presi l'impegno. Una settimana dopo abbiamo relazionato. Ve lo siete dimenticati ad arte. Ora ponete quesiti che possono essere posti solo al cda in commissione. E’ stato il cda che ha fatto questi incontri».

E’ a questo punto che la tensione ha toccato il suo punto più critico. Perché Claudio Porri, presidente della cooperativa Pegaso, fornitore di Aamps in credito di oltre 150mila euro, ha preso la parola dalla platea e ha raccontato il suo dramma: «Con quale indotto avete parlato? - ha chiesto, quasi piangendo - Io sono un presidente disperato, mi avete accantonato i pagamenti di luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre e dicembre 2015, non avete pagato la moratoria Rosi, io non pago i miei dipendenti da mesi, ma per responsabilità andiamo tutti i giorni a lavorare per Aamps. Sono disperato, sono impegnato con le banche fino a maggio 2016. Come devo fare? Come pago questi 17 che lavorano all'interno di Aamps? Datemi una risposta».

«Senza il nostro intervento l'azienda sarebbe andata verso il fallimento - ha replicato il sindaco -. Capisco la sua situazione, ma sarebbe stata più disastrosa senza il concordato. Auspico che l’azienda le dia una risposta nel più breve tempo possibile».

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