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Livorno

Torna la tensione con Rari sul bando per le ceneri

Torna la tensione con Rari sul bando per le ceneri

L’azienda (tra i grandi creditori di Aamps) da settimane attende risposte dal cda Intanto la Cgil accusa: non è stata inserita la clausola sociale, posti a rischio

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LIVORNO. Il 24 marzo scadrà il termine per presentare le offerte per il servizio di ritiro, trasporto e smaltimento delle ceneri pesanti e delle scorie prodotte dal termovalorizzatore del Picchianti, che da 12 anni viene svolto dalla ditta livornese Rari. Si tratta di un bando del valore di 1.2 milioni di euro l’anno.

Il servizio era già finito al centro dell’attenzione quando a metà gennaio Rari aveva minacciato di sospendere la raccolta e il trasporto delle ceneri come risposta alla sospensione dei pagamenti arretrati dovuti da parte di Aamps (circa un milione di euro di crediti), il che avrebbe causato lo spengimento dell’inceneritore e una vera e propria emergenza rifiuti in città.

La minaccia rientrò dopo due giorni tesisissimi, grazie ad un’opera di mediazione fatta dal sindaco Nogarin. L’appalto a Rari - che era in scadenza a fine gennaio - fu prorogato di tre mesi in attesa che fosse pubblicato il bando per riassegnarlo.

I rapporti tra l’azienda (che fa parte del gruppo Lonzi) ed Aamps però non sono migliorati. Anzi. A quanto risulta una ventina di giorni fa Rari ha mandato una lettera al nuovo presidente Castelnuovo in cui chiedeva spiegazioni sui tempi della proroga limitati a tre mesi e su altre questioni, ma non ha mai ricevuto risposta. Una situazione che avrebbe alzato il malumore da parte di un’impresa che (insieme alla sorella Lonzi) vanta in totale circa 2 milioni di crediti nei confronti di Aamps e che da anni riscuote in ritardo, con tempi che si sono sempre più dilatati. Basterà per rompere quell’instabile tregua che sta permettendo il funzionamento dell’inceneritore e la raccolta differenziata (attraverso Lonzi)? Non è detto, ma è chiaro che il cattivo rapporto tra la partecipata e le due aziende potrebbe mutare il loro atteggiamento nell’approccio al concordato.

Se questo è il clima che si respira nell’ultimo mese tra Aamps e due dei suoi principali fornitori, nelle ultime ore un altro problema è esploso: quello occupazionale. A lanciare l’allarme è la Cgil: «Nel bando pubblicato da Aamps non è stata inserita la clausola sociale», racconta Giovanni Golino, segretario della funzione pubblica della camera del lavoro.

In sostanza si ripresenta, in piccola scala, ciò che un anno e mezzo fa era accaduto con gli spazzini di Cooplat. In questo caso non si parla di 78 lavoratori ma di 3-5 unità (sui 24 dipendenti di Rari) che oggi vengono impiegate nel servizio di raccolta ceneri al termovalorizzatore e poi nel loro trasporto allo smaltimento presso una ditta specializzata di Brescia.

Chi vincerà l’appalto non sarà obbligato dal bando ad assumerli, e questa scelta viene duramente contestata dal sindacato.

«Da mesi chiediamo che intorno a Aamps, dove si muovono almeno 500 lavoratori, compresi quelli di Rari, nessuno sia lasciato a casa - sottolinea Golino -. Abbiamo ascoltato il consiglio comunale che all'unanimità ha garantito di difendere ogni singolo posto di lavoro. Ebbene, oltre ai sei precari che non hanno trovato stabilizzazione, ora ci dobbiamo confrontare con un'altra crisi occupazionale».

«E’ gravissimo che nel bando non sia stata inserita la clausola sociale - continua il segretario della Cgil -. Per fortuna non tutto il personale di Rari è dedicato al servizio e Aamps rappresenta comunque una percentuale non maggioritaria del fatturato di Rari. A noi preoccupa tuttavia che nessun operaio o autista sia lasciato a casa per un contratto che non prevede la clausola sociale, anche se l’articolo 6 del Fise - che è il contratto applicato da Rari - prevede il passaggio automatico di tutto il personale impegnato nell'espletamento del servizio».

Giulio Corsi

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