Sicurezza
Esposto di Bellabarba contro il Comune sulla discarica
Nell’atto alla Procura il timore che l’amministrazione voglia cambiare la natura della strada per monte La Poggia
LIVORNO. Tre pagine di esposto e una quarantina di documenti amministrativi allegati per dare riferimenti più concreti alla denuncia. A cominciare dalla delibera di giunta del 29 dicembre scorso che riguarda «il piano di riqualificazione orti e nuovi orti e la contestuale variante normativa al regolamento urbanistico», a cui vanno aggiunti alcuni atti dirigenziali interni. Infine, in calce al documento, la richiesta alla Procura della Repubblica di «vigilare». Su che cosa? Sul comportamento dell’amministrazione comunale pentastallata «in merito ad atti politici» che potrebbero cambiare, in modo indiretto, le carte sul futuro della discarica, e in particolare su via del Limoncino, la strada - l’unica - che porta dritta alla discarica di monte La Poggia e dunque essenziale per un eventuale funzionamento della cava. Questo è il cuore dell’esposto - la notizia del deposito era stata anticipata da “La Nazione” - che riaccende i riflettori, da un lato, sulla guerra infinita che riguarda la discarica di proprietà dei cugini Bellabarba (la società ha ottenuto il concordato preventivo), e dall’altro fa sì che un’altra volta sia la giustizia a dover tenere d’occhio, in itinere, le scelte politiche dell’amministrazione.
Per capire i timori - se sono fondati o meno lo diranno le indagini - che hanno spinto i Bellabarba a rivolgersi a uno degli avvocati più noti in città, è necessario, da un lato, percorrere a ritroso la storia della discarica e parallelamente raccontare la decisione della giunta di voler regolamentare i vecchi orti urbani e definirne di altri nella zona collinare di Livorno. Dei primi, fa parte anche la zona del Limoncino, e dunque i proprietari della discarica quando hanno letto l’ultima delibera di giunta dello scorso anno, devono aver pensato al peggio. Soprattutto quando, nel documento, hanno appreso del mandato con il quale si chiede agli uffici comunali di prevedere una variante al regolamento urbanistico per attuare questo progetto di ampliamento e tutela delle aree verdi. Come? Anche «attraverso la rete infrastrutturale viaria». Il pensiero deve essere andato via del Limoncino e una possibile riqualificazione che però - ad oggi - non risulta essere nei progetti dell’amministrazione per gli atti che sono in nostro possesso. La cosa certa è che, conclusa la battaglia penale con l’assoluzione degli imputati e il dissequestro della cava resta da sciogliere - prima dell’eventuale apertura - un nodo amministrativo, proprio la natura della via. Strada comunale vicinale, come sostengono i Bellabarba; oppure privata come invece affermato frontisti e ambientalisti?
Il quesito, ad oggi, è fermo in Corte d’appello dove il 13 gennaio scorso è andata in scena l’ultima udienza. «Impossibile sapere - spiega l’avvocato che segue la causa civile - quanto tempo servirà per avere la sentenza». Altro passo indietro che ha però contorni complottistici: in primo grado il Tribunale di Livorno aveva dato ragione ai frontisti vietando il passaggio dei camion; successivamente la decisione era stata parzialmente cambiata dando la possibilità del transito a mezzi che trasportano fino a 35 tonnellate. Troppo pochi però, per il lavoro della discarica. Così a fare appello, allora, furono sia i Bellabarba che il Comune, al tempo amministrato dal Pd. Ed ecco il timore degli imprenditori: la giunta M5S potrebbe sfilarsi dal procedimento e cercare una via alternativa per mettere i bastoni tra le ruote all’apertura della discarica. «Quella alla Procura - spiega l’avvocato che ha presentato l’esposto e ha chiesto di non essere citato - è una segnalazione preventiva affinché non si cerchino via alternativa per impedire l’apertura della cava». L’esposto, arrivato in procura una decina di giorni fa, è stato assegnato al pubblico ministero Antonio Di Bugno, ma da fonti investigative pare che l’inchiesta sia stata iscritta sotto forma di atti relativi, dunque al momento non ci sono indagati.
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