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Tesoro liberty del Corallo, i volontari riaprono il cancello - video
Mobilitazione dal basso per riaprire il cancello principale delle terme liberty: sopralluogo dei volontari di Reset con Silvia Menicagli, paladina delle battaglie pro-Corallo, insieme ai tecnici del Comune. In ballo pulizia del verde e visite guidate
LIVORNO. Quando finalmente ho visto quel cancello aprirsi, mi è spuntata una lacrima». Se lo dice Silvia Menicagli c’è da crederle: è da anni che ha fatto del recupero delle terme liberty del Corallo una battaglia senza requie. Spesso in solitudine, ma ora non più: e non solo perché è arrivato a quota 7.496 il gruppo Facebook pro-terme e perché nella classifica nazionale dei “luoghi del cuore” targata Fai è finito al settimo posto con oltre 30mila preferenze.
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Il cancello aperto è quello dell’ex stabilimento delle “Acque della Salute”: proprio sotto il cavalcaferrovia la cui presenza suona come la definitiva condanna a morte di questo gioiello d’inizio Novecento. Ma del quale ora si sogna una riapertura, anche se per adesso solo simbolica e limitata alla zona giardino.
Ci penseranno i volontari, in raccordo con gli uffici comunali, a ripulire l’area verde: a un metro o poco più di distanza dai fabbricati verrà predisposta la recinzione. Con qualche extra: probabile che si riesca a rimettere in funzione la scenografica fontana davanti all’ingresso del fabbricato principale e forse non mancherà qualche faretto per riportare sotto i riflettori questo patrimonio della città troppo a lungo finito nel dimenticatoio.
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Quel cancello però vogliono tenerlo bello aperto, giusto per evitare che un tesoro così torni a esser ricoperto di polvere e ragnatele: e allora ecco che la prospettiva della ripulitura del giardino, forse con fontana e luci, è perché si punta a un cartellone di visite guidate (ovviamente, spingendosi fin là dove per ora è possibile). Ma con un sogno: nel 2014, con un appalto da 168mila euro affidato alla ditta Macchia di Collesalvetti, è stato rifatto il tetto del padiglione mescita, che dunque ha problemi meno drammatici di altri fabbricati delle terme...
Non dimentichiamoci che un parco delle terme c’è: aperto nell’estate 2013 dalla giunta precedente. Quattordicimila metri quadri che però avevano un differente impatto simbolico: sono dietro il complesso delle “Acque della Salute”.
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Ora invece si ribalta la prospettiva: l’area è più piccola ma l’accesso è da dov’era un tempo. Ieri c’è stato un sopralluogo compiuto da dirigenti e funzionari del Comune (settori manutenzioni, progettazione e giardini): Palazzo Civico, sulla base dei loro report, appronterà gli atti per dare concretezza a questo caleidoscopio di idee e vedere se, come e cosa è possibile fare.
Ad accompagnare il team di funzionari municipali ecco Silvia Menicagli insieme a Pino Pera, Emilio Rossini e Nicola Stefanini: impegnati l’una nell’associazione Salviamo le Terme del Corallo onlus e gli altri nell’associazione Reset. E già questo è un piccolo miracolo: Pera con Rossini e Stefanini appartengono alla galassia pentastellata; Menicagli invece figurava nelle liste Pd alle ultime elezioni comunali. Ma gli uni e l’altra con un modo di agire: l’essere cittadini si esercita in forma attiva rimboccandosi le maniche e incalzando le istituzioni non con le proteste bensì con gli interventi concreti, non guardando agli schieramenti ma semmai a chi ci sta.
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Non è stata forse questa la forza che ha portato alla straordinaria mobilitazione con cui Reset ha contagiato mezza città per arrivare a sistemare il tetto del Prato di viale Carducci? In quel caso, quasi neanche il teatro Goldoni ce la faceva a contenere la verve di un esercito di persone sul palco e ancor più in platea, ma questo stile di mobilitazione civica vale anche sul fronte di interventi più piccoli come la sistemazione del circolo anziani di Forte San Pietro, di una delle ludoteche o del parco di villa Letizia (che rischiava di finire nel ping pong di competenze fra Comune e università). Meglio ancora se si riesce a costruire alleanze con altre realtà com’è avvenuto per la pulizia delle scogliere (con Wwf, Legambiente e tante altre sigle) oppure per la sistemazione dell’area all’esterno della Fortezza Nuova (con gli Ormeggiatori). La chiave per far partire il motorino d’avviamento sta, da un lato, nell’impegno dei volontari e, dall’altro, nella polizza asssicurativa che copre rischi, danni e guai.
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Già, potrebbe esser proprio qui la morale della storia: è la mobilitazione dal basso a (cercare di) salvare un monumento che spicca come elemento identitario. Paradossalmente, forse, proprio per via di quel cavalcaferrovia che l’ha “ammazzato”: tutti i santi giorni chi usa quel ponte sopraelevato per entrare o uscire da Livorno non può che arrabbiarsi vedendo in che stato sono le terme liberty.
È accaduto anche a Pino Pera: dal palco del Goldoni chiudendo la serata-show in favore del tetto del Prato, ha raccontato di aver visto dal cavalcaferrovia che c’era un altro “tetto” da sistemare...
Tutto poi si è messo in moto nella serata in cui al teatro delle Commedie è stato presentato il videodocumentario di Luciano De Nigris (disponibile su www.iltirreno.it): l’assessore Alessandro Aurigi, del consigliere Corrado La Fauci e Pino Pera erano in platea ad ascoltare l’appassionata requisitoria di Silvia Menicagli. Su quel palcoscenico è nato un sogno, anzi un “sognissimo”: quello dei musicisti dell’Ensemble diretto da Rita Bacchelli di riprendere l’ultimo concerto interrotto tanti, tanti, tanti anni fa per far tornare la musica nelle terme liberty. Ancora da resuscitare ormai a quasi 50 anni da quel 22 settembre 1968, quando il rogo le devastò.
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